Marijuana, negli USA scoppia la febbre dell’erba: meno tasse e più posti di lavoro. In Europa si muove solo il Regno Unito)

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Negli USA sta scoppiando una vera e propria febbre della marijuana paragonabile alla corsa all’oro. Da quando quattro Stati americani hanno legalizzato l’uso della cannabis a scopo ricreativo e si sono iniziati a vedere i primi risultati sull’economia, la marijuana sembra destinata a cambiare il futuro del Paese. Senza entrare nel merito delle questioni etiche e sociali legate all’uso della marijuana, il solo aspetto economico è sorprendente. La cannabis libera sta portando negli USA migliaia di posti di lavoro perché favorisce nuove opportunità di business legate alla coltivazione, produzione, distribuzione e vendita al dettaglio con la creazione di un ampio effetto a catena su molti settori in tutto il Paese.

Nel 2015 la marijuana ricreativa ha generato profitti per tre miliardi di dollari e secondo le ricerche USA nei prossimi 5 anni toccherà quota dieci miliardi di dollari con un tasso di crescita superiore a quello della vendita degli smartphone. Un giro d’affari smisurato paragonabile negli USA a quello della febbre dell’oro che ha cambiato il volto del Paese.

E i benefici economici non li sentono solo coloro che lavorano nell’industria della marijuana, ma anche i cittadini che niente hanno a che fare con questo mondo. In Colorado, nel 2015, dove le vendite di marijuana hanno raggiunto quota 100 milioni di dollari al mese, si sono visti restituire dallo Stato 30 milioni di dollari di minor pressione fiscale. Stessa cosa nello Stato di Washington, dove si stima un giro d’affari legato alla marijuana di circa 1,4 milioni di dollari al giorno: il fisco ha tagliato le tasse ai cittadini per 70 milioni di dollari. Mentre gli USA stanno vivendo una vera e propria corsa all’oro verde, in Europa ancora si sta a guardare alla finestra, anche se c’è chi inizia a farsi due conti in tasca, per esempio il Regno Unito.

Il documentario “Marijuana: l’erba proibita” (in onda su History domenica 27 marzo) fotografa a 360 gradi la storia legislativa statunitense sulla marijuana e la rivoluzione economica e sociale che ha portato negli USA. Attualmente sono 23 gli Stati USA che consentono l’uso terapeutico della cannabis, 4 di questi anche a scopo ricreativo: Colorado, Washington, Oregon e Alaska. Nel 2016 altri sei Stati voteranno per iniziative legate alla legalizzazione della marijuana. La vera incognita è, però, legata alle elezioni presidenziali: il nuovo inquilino della Casa Bianca potrebbe influenzare in un senso o nell’altro la corsa USA alla legalizzazione.

Secondo il documentario, questa industria è destinata ad evolversi da negozietto a conduzione familiare a vera e propria industria in grado di macinare miliardi di dollari. I colossi USA, però, al momento stanno ancora a guardare perché non vogliono investire ingenti risorse in un business ancora pericoloso perché considerato illegale dallo Stato Federale. Ma le industrie farmaceutiche stanno già entrando nel mondo della marijuana testando farmaci a base del suo principio attivo e i prossimi potrebbero essere i colossi dell’alcool e del tabacco.

Al momento, quindi, sono le piccole imprese che tentano le fortuna nel mondo della marijuana. Mindful, società nata del 2010 agli albori della rivoluzione verde, oggi conta più di 100 impiegati, ha uno stabilimento da 4mila metri con 9mila piante. Paga qualcosa come 25mila dollari di bolletta elettrica, ma nel 2016 prevede un guadagno di almeno 18 milioni di dollari.

Ma il business della marijuana a scopo ricreativo è molto più di uno spinello fumato per sballarsi. Negli USA stanno prendendo piede anche i prodotti commestibili a base di marijuana, un prodotto più discreto per il consumatore che così può evitare la stigmatizzione sociale. Solo nel 2015 sono stati venduti 4,8 milioni di prodotti commestibili che secondo le stime potrebbero generare un giro d’affari di almeno 5 miliardi di dollari l’anno se proseguisse la corsa alla legalizzazione.

L’industria che gira intorno alla pianta di marijuana è impressionante. Il business della cannabis ha ricadute economiche ed occupazionali positive su una lunghissima lista di attività ausiliarie: dal negozio di ferramenta, agli elettricisti e idraulici per gli impianti di coltivazione, irrigazione e illuminazione, alle imprese di trasporti, alle società di imballaggio e quelle che producono oggetti per la consumazione o la conservazione della marijuana. Alcune piccole società USA hanno fatto una fortuna vendendo porta marijuana con chiusura a prova di bambino.

E il business della marijuana ha contagiato anche internet: due siti internet che forniscono recensioni sui vari tipi di marijuana hanno guadagnato 25 milioni di dollari solo l’anno scorso. Ma i guadagni solo legati anche al turismo e a tutte le attività collaterali pensate per i consumatori di marijuana, ma anche per semplici turisti curiosi. Un’imprenditrice USA ha creato una società che organizza eventi privati legati alla marijuana: feste con musica scelta ad hoc, stanze relax per i fumatori e spuntini a tutte le ore per accontentare la fame chimica.

Secondo uno studio dell’ufficio turismo del Colorado il 49% di coloro che hanno scelto questo Stato per le vacanze l’ha fatto perché qui è legale la vendita di marijuana. A sfruttare questo nuovo turismo ci hanno pensato i giovani di Kush Tourism che organizzano tour all’interno dell’industria della marijuana, così come in Italia abbiamo le gite enogastronomiche nelle cantine.

E la marijuana è una manna dal cielo anche per l’occupazione. Lo dimostra la storia di Raymond una piccola cittadina dello Stato di Washington dedita alla produzione di legname e messa in ginocchio dalla concorrenza del Canada. L’arrivo di un’industria di marijuana in paese, dove abbondavano capannoni abbandonati e forza lavoro disponibile, nel solo 2015 ha portato la disoccupazione dall’11 al 7% invertendo il trend di emigrazione innescato dalla crisi economica.   

Agricoltura, lavorazione, distribuzione, indotto, attività collaterali online e offline, turismo e occupazione: l’oro verde ha innescando una nuova rivoluzione negli USA, una vera e propria febbre della cannabis. E a goderne sono anche le casse pubbliche e le tasche dei cittadini che negli Stati con la marijuana libera hanno visto diminuire le tasse per milioni di dollari. Nel giugno del 2015 alla fine dell’anno fiscale il Colorado ha raccolto proventi dalla tassazione pari a 70 milioni di dollari, una cifra enorme se paragonata ai proventi da alcolici fermi a 42 milioni. L’occupazione generata dalla legalizzazione dell’erba ha già creato 10mila nuovi posti di lavoro e 40 milioni di dollari provenienti dalle tasse sulla cannabis andranno a finanziare la costruzione di nuovi istituti scolastici.

E se il prossimo presidente degli Stati Uniti non decidesse di mettere un freno, la corsa alla legalizzazione è destinata a proseguire con ricadute ancora più ingenti sull’economia. Secondo i dati del Marijuana Business Factbook 2016 pubblicati dal Marijuana Business Dailyl'industria della cannabis negli Stati Uniti pomperà fino a 44 miliardi di dollari all'anno nell’economia del Paese entro il 2020.

L’impatto economico annuale del settore della marijuana dovrebbe salire dai 14 miliardi di dollari a 17 miliardi nel 2017 per arrivare a circa 44 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni. "Stiamo assistendo alla nascita di un business che sta per diventare una massiccia forza economica", ha detto Chris Walsh, caporedattore di marijuana Business Daily. "Queste cifre, che riteniamo prudenti, mostrano non solo quanto sia già importante l'industria della marijuana per l'economia degli USA, ma anche quanto ancora più importante sta per diventare”. In pratica alla marijuana viene assegnato un moltiplicare economico pari a quattro: ogni dollaro speso ne genera altri tre per l'economia.

Mentre gli USA vivono una nuova corso all’oro, in Europa cosa succede? Gli unici intenzionati a chiedersi se non sia il caso di legalizzare la marijuana per rimpinguare le casse statali sembrano essere gli inglesi che si stanno avvicinando al referendum per l’uscita dalla Comunità europea. Uno studio commissionato direttamente dal Tesoro britannico per quantificare le conseguenze della liberalizzazione dell’erba sostiene che le casse di sua Maestà potrebbero risparmiare subito 200 milioni di sterline in spese di giustizia e di polizia e incassare dal gettito fiscale 1,25 miliardi di sterline all’anno.

Insomma il gettito fiscale e l’aumento dell’occupazione generati dall’industria della marijuana dopo la legalizzazione in alcuni Stati USA sono andati ben oltre le migliori aspettative e hanno scatenato una vera e propria febbre dell’oro verde destinata soltanto a diffondersi, a meno che il nuovo presidente USA non voglia porre un freno. Al netto delle riflessioni etiche e sociali, è innegabile che dal punto di vista economico la liberalizzazione dell’erba sia una vera e propria boccata d’ossigeno per l’economia messa in ginocchio negli anni della crisi economica. E in Italia quando riusciremo ad aprire gli occhi?

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/marijuana-negli-usa-scoppia-la-febbre-dellerba-meno-tasse-e-piu-posti-di-lavoro-europa-si-muove-solo

 

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