Irlanda: PIL a +7,8% nel 2015, ma elezioni disastrose. Ecco perché Dublino odia la classe politica

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Per riassumere la situazione irlandese in questi primi mesi del 2016 bastano poche parole: PIL alle stelle, ma politica alle stalle. I dati ufficiali sul PIL irlandese nel 2015 indicano una crescita del 7,8%, una percentuale da fare invidia ai Paesi emergenti. Ma a fronte di questo ottimo risultato in termini di crescita, cosa che per esempio noi in Italia ci possiamo solo sognare, in Irlanda le ultime elezioni sono state un disastro. A prima vista questo quadro potrebbe sembrare frutto di una contraddizione, ma basta guardare più a fondo la situazione dell’economia irlandese e il modo con cui è uscita dalla crisi per capire i motivi della rabbia e della sfiducia nei confronti della politica.

Irlanda: PIL alle stelle

L’Irlanda chiude un 2015 da prima della classe in Europa. Nel quarto trimestre del 2015 ha registrato un’accelerazione del 9% portando il dato finale del 2015, a +7,8%. Il Paese per il secondo anno consecutivo chiude l’anno con una crescita che non ha uguali in Europa, ma nemmeno in Cina e in India, i Paesi emergenti che dovrebbero trainare il PIL mondiale. L’Irlanda, dopo aver sofferto la crisi economica del 2007-2008 più di altri Paesi europei si trova adesso ad essere la locomotiva dell’Unione. Il PIL irlandese non cresceva a un ritmo simile dagli anni '90, quando grazie al boom economico e dei consumi raggiunse il 10%.

Irlanda: politica nelle stalle

Nonostante una crescita economica straordinaria, i cittadini irlandesi sembrano tutt’altro che entusiasti della propria classe politica. Recentemente, infatti, gli irlandesi sono stati chiamati alle urne; il risultato del voto è stato in sostanza una sconfitta generalizzata. Il primo Ministro Edna Kenny sperava che il suo partito, Fine Gael di centro destra, ottenesse una netta riconferma, invece ha perso un terzo dei seggi rispetto all’ultima tornata elettorale. Completa disfatta anche per il partito laburista di centro sinistra, il suo alleato nella coalizione di governo: è passato da 33 a 7 seggi. Ma nelle elezioni irlandesi non ha vinto nemmeno l’opposizione. Così il nuovo parlamento, da poco riunito, è paralizzato.Kenny rimane premier a interim, ma è probabile che l’unica strada percorribile sia il ritorno alle urne.

Come si è creata questa situazione?

Per capire il sentiment degli elettori irlandesi è necessario ripercorrere a ritroso le tappe che hanno portato il Paese fuori dalla crisi. Messa in ginocchio dalla crisi economica e dallo scoppio della bolla immobiliare che hanno eroso l’11% del PIL, l’Irlanda è stata costretta ad accettare il salvataggio europeo. Nel 2010 la Troika mise in azione un piano di salvataggio da 85 miliardi di euro da finanziare in tre anni a patto, però che l’Irlanda approvasse riforma di austerity utili a riportare in pari i parametri di bilancio.

Il piano di riforme approvato dal governo è stato, come si suol dire, “lacrime e sangue”: tagli alla spesa pubblica per circa 30 miliardi (il 20% del PIL), calo degli stipendi e crollo dei sostegni assistenziali alle fasce più povere della popolazione. Nel 2013, dopo aver incassato 67 miliardi di prestiti, l’Irlanda è uscita dal piano di salvataggio della Troika, tornando a finanziarsi da sola sui mercati grazie ad una rinnovata credibilità internazionale.

Ma il punto è che la ripresa irlandese è dovuta principalmente alle multinazionali, i giganti del web che hanno la sede fiscale in Irlanda e Big Pharma, l'industria farmaceutica, che ha fatto di Dublino il proprio quartier generale grazie alle politica fiscale accomodante. In pratica, quindi, la ripresa del PIL del Paese non deriva dalla ripresa dei consumi interni, da una rinnovata prosperità dell’economia, ma piuttosto dalle esportazioni e dalla presenza di colossi internazionali.

Al contrario del 2015, la crescita degli anni ’90 era spinta da un boom economico di consumi, investimenti e da una forte crescita dell’edilizia. In questi anni, invece, i cittadini irlandesi hanno sofferto prima la crisi economica e dopo la sua cura che è stata altrettando faticosa. Per questo motivo ad un balzo della crescita economica non corrisponde una gratitudine dei cittadini verso la classe politica che per portare il Paese fuori dal pantano ha messo, però, in ginocchio buona parte della popolazione irlandese.

Recentemente, però, il governo irlandese, visti gli ottimi risultati di crescita, aveva annunciato un piano di politica espansiva per il Paese: nuovi investimenti, riforme e soprattutto aumento del sostegno statale ai cittadini. Questa, probabilmente, è l'unica strada che la politica irlandese può tentare per rinconquistare la fiducia della popolazione. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/irlanda-pil-78-nel-2015-ma-elezioni-disastrose-ecco-perche-dublino-odia-la-classe-politica-1444724

 

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