Outlook commodities secondo trimestre: bene petrolio e oro. Male le materie prime agricole

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Le materie prime sono state nel mirino per tutto il 2015 e molte di queste devono ancora dare segnali di ripresa, nonostante i prezzi abbiamo toccato già livelli importanti dopo anni di continui ribassi.

Tra energetici, prodotti agricoli, metalli preziosi e industriali non si è salvato praticamente niente, e come è stato già indicato a inizio anno nel nostro outlook 2016 sulle commodities è necessario assistere a qualche segnale di inversione per poter scommettere nella risalita dei prezzi in qualche comparto.

Il quadro di fondo rimane pressapoco quello già dipinto a inizio anno: un eccesso di produzione in ogni comparto che non riesce ad essere assorbito dalla domanda. Molte economie voraci di materie prime, Cina in testa, hanno iniziato a mostrare segni di debolezza con conseguente riduzione delle aspettative di domanda. D’altro canto, dal lato della produzione sono tante le compagnie, per ogni rispettivo comparto, che stanno soffrendo il calo dei prezzi e sono arrivate a un punto in cui la produzione è sconveniente.

Abbiamo avuto dall’inizio dell’anno diversi report che descrivevano la situazione in cui si trovano molte compagnie statunitensi che operano nel settore petrolifero e che nel corso del 2016 saranno costrette a dichiarare bancarotta. In Cina il sistema di incentivi alle imprese nel settore del carbone è andato fuori controllo, contribuendo a creare un’armata di aziende inefficienti e in molti casi inattive - le cosiddette aziende zombie - e, cosa piuttosto preoccupante, ostacolando le forze riequilibratrici del mercato.

La situazione è così grave che molte di queste compagnie hanno aperto ristoranti e altri esercizi commerciali per tenere attiva la sua forza lavoro. Il governo cinese, pertanto, dovrà necessariamente attuare, e alla svelta, una serie di riforme finalizzate ad eliminare le norme ‘cattive’ e permettere quindi al mercato di fare il resto: lasciare che le aziende malate muoiano e che i loro asset vengano digeriti dalle aziende più mature, che avranno modo di reinvestire brevetti e macchinari in contesti più virtuosi e remunerativi. Ed è quello che appunto sta già avvenendo in un’economia matura come quella degli Stati Uniti.

Pertanto quello a cui dovremmo assistere nel tempo è un graduale riassorbimento causato dallo shock dei prezzi attraverso meccanismi di compravendita tra le aziende più in salute e quelle che dichiarano in bancarotta o a operazioni di fusione tra le diverse imprese. Nel medio-lungo periodo pertanto questi settori dovrebbero uscirne rafforzati, ma è non facile riuscire a definire con certezza quando e quanto lungo sarà questo processo. Non solo bisognerà tenere conto del tasso di sviluppo tecnologico dei diversi settori, ma anche dei numerosi rischi politici e economici che interessano non solo paesi arretrati o invia di sviluppo come la Cina ma anche aree mature come quella europea.

Ad ogni modo, in questo primo trimestre, anche se in maniera non del tutto uniforme, abbiamo assistito alla formazione di aspettative per un rallentamento della produzione. È una situazione che è ben fotografata anche da segnali osservati sui grafici di alcune materie prime energetiche e metalli preziosi. In particolare da petrolio e oro sono arrivati segnali incoraggianti che possono lasciare ben sperare per il prossimo trimestre. Bene, anche qualche materia prima agricola, mentre il grano continua a rimanere sui minimi degli ultimi tre anni.

Andiamo a vedere nel dettaglio il quadro tecnico del WTI, dell’oro, dell’argento, dello zucchero e del grano.

PETROLIO: RIPARTENZA VERA O ENNESIMO RIMBALZO DEL GATTO MORTO?

Nonostante l’ingresso nel mercato del petrolio di un attore importante come l’Iran il mercato è iniziato timidamente ad apprezzarsi dopo aver toccato minimi vicini a 25 dollari al barile per il WTI. 20 dollari al barile - per alcuni addirittura 15 - veniva data da molti analisti del settore energetico come la soglia sotto cui nessuno sarebbe disposto a scendere e dove pertanto si sarebbero iniziati a moltiplicare gli sforzi comuni per rallentare la produzione.

Al momento, le aspettative di un progressivo calo della produzione negli Stati Uniti oltre al rischio geopolitico che interessa il Medio Oriente e che è in crescita in Nord Africa, dovrebbe consentire ai prezzi di riportarsi verso la fine del trimestre in una forchetta compresa tra i 40 e i 50 dollari al barile.

imageWTI chart on the weekly timeframe updated to the 30th March close IBTimes Italia / XTB

Dal grafico settimanale possiamo vedere la striscia positiva di candele che si sono registrate dopo aver toccato il minimo dell’anno. Da allora infatti il WTI ha rotto prima la resistenza posta sui massimi del mese di gennaio, poi ha proseguito in rialzo completando il pullback sulla rottura dei minimi di agosto 2015, toccando e superando i livelli di 40 dollari al barile.

I prezzi si trovano ancora sotto l’EMA a 50 periodi, ma l’altra cosa che bisogna notare è che rialzi simili si sono già avuti nel corso degli ultimi due anni: la prima che è iniziata alla fine di gennaio 2015 e che si è conclusa alla fine di luglio dello stesso anno; la seconda, decisamente più breve, iniziata a fine agosto e che è terminata a ottobre; la terza partita all’inizio di febbraio 2016 e che è sotto esame in quest’analisi. Le prime due onde sono classici esempi di rimbalzi del gatto morto, mentre quella che stiamo osservando ora o è l’ennesimo rimbalzo del gatto morto o è un segnale di inversione di tendenza. Per interpretare meglio i tre movimenti in esame dobbiamo cercare di contestualizzarli. Pensiamo ad una palla lanciata a terra dal secondo piano di un edificio. Dopo essere precipitata al suolo la palla avrà una serie di rimbalzi via via più piccoli. Immaginiamo più o meno la stessa cosa con i movimenti del WTI.

imageWTI chart on the daily timeframe updated to the 30th March close IBTimes Italia / XTB

In particolare, l’ultimo movimento è stato di intensità maggiore rispetto a quello precedente, come possiamo notare meglio osservando il grafico giornaliero. Oltre a questo, possiamo vedere la formazione di un figura simile ad un broadening bottom con relativo breakout. Siamo quindi tecnicamente in una situazione molto simile a quella osservata a inizio 2015. Questo in teoria ci dice che i prezzi hanno le potenzialità per arrivare nuovamente a toccare i 50 dollari al barile ma non si escludono successivamente nuove fiammate ribassiste. Nel brevissimo periodo invece quello che possiamo attenderci è un pullback sulla rottura della precedente resistenza, quindi intorno a ai 35 dollari al barile. Dopo però i prezzi dovrebbero con buona probabilità tornare a salire.

L’ORO LUCCICA, L’ARGENTO UN PO’ MENO

Nell’analisi condotta a inizio anno avevamo detto che l’oro avrebbe avuto meno possibilità di recupero rispetto all’argento, invece il metallo prezioso per eccellenza ha mostrato segni di maggiore vivacità.

A ridare splendore all’oro ci ha pensato l’incertezza di inizio anno che ha travolto i mercati: i ribassi sono stati violenti e diffusi incentivando la ricerca degli investimenti rifugio. A questo bisogna aggiungere il fatto di aver toccato la soglia psicologica dei 1000 dollari per oncia. Molti quindi considerano un prezzo poco inferiore ai 1000 dollari l’oncia come a buon mercato (probabilmente sbagliando), considerando che appena 5 anni fa il metallo giallo quotava quasi il doppio.

imageGold chart on the weekly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Osservando il grafico settimanale dell’oro possiamo notare che movimento e figura ricordano quella osservata sul grafico giornaliero del WTI. Abbiamo quindi una formazione broadening bottom con rottura di un massimo relativo (quello di agosto 2015). È un segnale che fa ben sperare per il medio periodo, mentre per il brevissimo è lecito attendersi, come per il WTI, un pullback sulla rottura della precedente resistenza.

imageGold chart on the monthly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Allargando lo sguardo al timeframe mensile notiamo comunque che la pressione ribassista di lungo periodo permane, nonostante nel mese di febbraio si sia fatto registrare il rialzo più significativo degli ultimi 4 anni. È probabile quindi che nel breve periodo le spinte al rialzo proseguano, soprattutto se dovesse tornare un po’ di panico sui mercati.

Per il lunghissimo periodo facciamo notare che i movimenti dell’oro hanno cicli molto lunghi che possono durare decenni. I livelli toccati nel 2011, che non si vedevano dalla fine degli anni 70' (se prendiamo i prezzi corretti per l’inflazione), sono i massimi di un’onda partita a inizio 2000. Sarebbe quindi un evento particolarmente straordinario assistere a nuovi massimi anche solo nei prossimi 5 anni e rimaniamo quindi dell’idea che è più probabile rivedere i prezzi del metallo giallo sotto i 1000 dollari l’oncia.

imageSilver chart on the monthly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Per quanto concerne l’argento invece i segnali sono stati molto timidi. Come possiamo vedere sul grafico mensile i prezzi rimangono vicini alla trendline rialzista di lungo periodo. Recentemente si è tentato un test dei massimi di ottobre 2015 ma senza successo. Al momento quindi la spinta al rialzo rimane decisamente più debole rispetto all’oro.

MATERIE PRIME AGRICOLE DEBOLI O DEBOLISSIME

Le materie prime agricole non hanno in generale inviato segnali incoraggianti. Abbiamo un primo gruppo che ha mostrato qualche cenno di ripresa, mentre un secondo gruppo che continua a vacillare su livelli preoccupanti. Rientrano nel primo prodotti come zucchero e caffè, mentre nel secondo il grano, i semi di soia, il cotone. Per la nostra analisi prenderemo in considerazione solo zucchero e grano, essendo le considerazioni fatte su questi prodotti valide anche per gli altri dei rispettivi gruppi.

imageSugar chart on the monthly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Lo zucchero, come possiamo vedere sul grafico mensile, ha mostrato segnali di rialzo interrotti bruscamente nel mese di marzo.

imageSugar chart on the weekly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Se osserviamo il grafico settimanale possiamo notare delle similitudini con l’andamento dell’argento. Anche qui abbiamo un test fallito di una resistenza posta su un massimo precedente. È un segnale molto timido che, considerando il quadro di debolezza generale, ci dice molto poco.

imageWheat chart on the monthly timeframe updated to the 31th March close IBTimes Italia / XTB

Infine, il grano continua a rimanere ancorato su una linea di supporto disegnata a partire da minimi relativi del 2007, 2009, 2014, 2015. Segnali di ripresa sono del tutto assenti. In caso di rottura del supporto è probabile che i prezzi calino ulteriormente verso i minimi del 2005.

In generale consigliamo quindi di evitare di aprire posizioni long nel mercato delle materie prime agricole, anche se si ha un’orizzonte di investimento di lungo periodo, in quanto l’incertezza rimane alta e semplicemente perché il buon senso ci dice di non aprire posizioni fino a quando non ci sono segnali che possono indicare un’inversione di tendenza.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/outlook-commodities-secondo-trimestre-bene-petrolio-e-oro-male-le-materie-prime-agricole-1445029

 

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