Caso Guidi: solo l'ultimo esempio di una politica malata. Perché il conflitto di interessi danneggia l'economia del Paese

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Nell’era berlusconiana il conflitto d’interessi era il principale motivo di accuse da parte di partiti di opposizione e movimenti antiberlusconiani. Imprenditore con un passato a volte fosco, Berlusconi decide di scendere in campo con l’asso nella manica di un giornale e qualche canale tv e trascorre i quasi 20 anni successivi a farsi votare leggi ad personam per evitare di finire in galera. A prima vista l’era Renzi, invece, aveva fatto calare il sipario sul tema del conflitto di interessi così tanto invocato negli anni precedenti.

Ma a ben guardare il governo di Matteo Renzi da questo punto di vista può definirsi tutt’altro che vergine.Il primo eclatante caso riguarda il Ministro Maria Elena Boschi e il salvataggio di Banca Etruria, la banca nella quale lavorava (e ora è sotto indagine) il babbo Pierluigi Boschi. Ma la notizia del giorno sono le dimissioni del Ministro per lo Sviluppo economico Guidi beccata al telefono con il compagno, alla guida di due società petrolifere, mentre lo rassicurava sull’inserimento nella legge di stabilità (quella del 2014) di un emendamento sui lavori per il centro oli degli “amici” della Total con cui l’imprenditore è in affari. L’emendamento incriminato uscito dalla porta del decreto sblocca Italia è così rientrato dalla finestra finendo dritto dritto nella legge di stabilità.

Il Ministro non risulta indagato dalla procura di Potenza ma è colpevole, politicamente parlando, di aver informato il compagno sull’approvazione dell’emendamento che favorirà lui e i suoi amici. Insomma si tratta di un esempio palese di conflitto di interessi una malattia che danneggia il Paese e la sua economica.

Ma cos’è il conflitto di interessi?

Siamo in presenza di conflitto di interessi quando una persona che ricopre un ruolo di responsabilità (in questo caso politico, ma non solo) mette al primo posto interessi professionali o personali facendo venir meno l’imparzialità richiesta per svolgere quel ruolo e senza, quindi, perseguire l’interesse pubblico. In realtà il conflitto di interessi non è un singolo comportamento, ma una condizione che si presenta quando esiste una relazione personale, familiare o professionale che comprometta l’indipendenza necessaria per svolgere quel determinato ruolo. C’è conflitto di interessi quando gli interessi secondari prevalgono su quelli primari che per un politico dovrebbero essere: svolgere il proprio compito con integrità ed etica, fare il bene della collettività.

Il conflitto di interessi, insieme all’evasione e alla corruzione, rappresenta il tallone d’Achille dell’economia italiana. Il freno che incide negativamente sulla crescita economica, sulla libera concorrenza, sugli investimenti italiani e internazionali. È il cancro di un Paese che potrebbe essere il fiore all’occhiello dell’Europa. Ovunque in Italia soffriamo la mancanza di legalità e trasparenza: a partire dalle Autority fino ai finanziamenti alle imprese, passando per le banche, gli operatori finanziari, le lobby le municipalizzate, i bandi, i concorsi e gli appalti. Per non parlare della sanità italiana, la cui spesa secondo le stime più caute è erosa per 5-6 miliardi dai conflitti di interessi interni tra dirigenti e medici, tra cliniche private e strutture pubbliche, tra ricerca scientifica e prestazioni sanitarie.

Il conflitto di interessi altera la competizione tra aziende facendo venir meno il principio della meritocrazia, spreca risorse pubbliche preziose per la collettività e blocca gli investimenti strangolando di fatto il bilancio dello Stato e riducendo al minimo la spinta alla crescita.

L’Italia, con la sua classe politica, però, non è mai riuscita in conflitto di interessi con se stessa, non ha mai voluto approvare una riforma in grado di curare la malattia del Paese. In Europa gli esempi positivi in questo senso non mancano. In Francia per esempio si fa grande attenzione alle dichiarazioni patrimoniali dei politici controllate non solo mentre svolgono la funzione pubblica (durante la quale non possono avere altri incarichi professionali), ma anche nei mesi successivi alla fine del mandato. E alla prima variazione sospetta interviene una commissione ed eventualmente la procura.

In Spagna, il governo Zapatero ha introdotto il “codice del buon governo” che tra le altre cose prevede il controllo dei movimenti patrimoniali dei politici prima, durante e poco l’incarico di governo. Stessa cosa anche in Germania dove tutti i documenti patrimoniali e societari relativi ai politici sono pubblicati sul sito del parlamento. Inoltre per i membri del Bundestag è vietato svolgere altre professioni o appartenere al consiglio di amministrazione di società. Infine, gli Stati Uniti propongono un esempio ancora più drastico che prevede l’alienazione dei beni fino al blind trust, una sorta di affidamento fiduciario con il quale il politico viene completamente separato dal proprio patrimonio che viene amministrato da un consiglio direttivo.

E in Italia? L’attuale legge sul conflitto di interessi fa ridere e la legge attualmente in discussione in parlamento (già approvata alla Camera) fa acqua da tutte le parti e rischia di essere ulteriormente alleggerita. Ad oggi il conflitto d’interessi in Italia è regolato dalla legge n.2015 del 2004, la legge Frattini approvata dal governo Berlusconi che ovviamente ha fatto di tutto per avere la mani il più possibile libere di agire a piacimento. Il governo Renzi ha messo su un nuova riforma del conflitto di interessi che contiene anche una forma di blind trust all’italiana, pene economiche più severe, controllo dello stato patrimoniale, verifiche su parenti e conviventi, ma ha il grosso neo di prevedere che le norme previste dalla legge siano attuate dall’Autorità garante della concorrenza composta da 5 membri, 3 dei quali, qui sta il colpo di genio, nominati dalla stessa maggioranza. Inoltre la legge già modificata, rischia di essere ulteriormente annacquata nei prossimi passaggi.

Il timore è che la legge contro il conflitto di interessi si riveli essere un flop, totalmente inutile di fronte ad una malattia italiana che si insinua ovunque, fatta non solo di casi eclatanti come quelli dei Ministri Boschi e Guidi, ma anche di piccoli favori, spintarelle, favoritismi, occhi chiusi che si possono combattere soltanto con l’etica e l’integrità dei pochi che ancora in Italia se la tengono stretta.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/caso-guidi-solo-lultimo-esempio-di-una-politica-malata-perche-il-conflitto-di-interessi-danneggia

 

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