FMI, crescita globale fragile e rischi dagli emergenti: si mette male per l'Italia

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La crescita globale è “troppo lenta, troppo fragile”. A dirlo è il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde durante un discorso all’Università di Francoforte. Il FMI lancia ancora una volta l’allarme sul rallentamento dell’economia mondiale che sembrava aver trovato la giusta spinta per uscire dagli anni neri della crisi e della recessione, ma nel corso del 2015 ha visto una frenata che sembra proseguire.

Tra i principali responsabili di questa crescita debole, secondo il FMI, sono la Cina e gli altri Paesi emergenti che non trainano più la crescita mondiale, anzi. Problemi lontani migliaia di chilometri da noi, penseranno in molti, ma purtroppo non è affatto così. In Italia, infatti, se una timida ripresa ha fatto capolino sull’economia italiana del 2015 è soltanto grazie alle condizioni macroeconomiche favorevoli, alla politica monetaria della BCE  e alla crescita dell’economia mondiale.Togliendo questi fattori positivi, che hanno “dopato” la crescita Italiana, siamo fregati, e infatti la crescita 2015 ha avuto questa progressione trimestrale: +0,4%, +0,3%, +0,2% e +0,1%. Quindi non c’è notizia che ci tocchi più da vicino di quella sul rallentamento dell’economia mondiale.

Lagarde precisa che “non siamo in crisi”, ma che negli ultimi mesi si sono addensate le nubi sulla forza della ripresa economica a causa degli strascichi della crisi economica sui Paesi avanzanti, delle debolezze degli emergenti, del commercio globale che arranca, per i problemi del settore bancario e l’instabilità dei mercati. A cui si aggiungono i rischi politici, geopolitici e legati alla sicurezza.

In particolare il FMI nel rapporto Global Financial stability, punta il dito contro la Cina e gli emergenti e sulle ricadute di eventuali shock che “probabilmente cresceranno in modo rilevante nei prossimi anni” mettendo a rischio la stabilità dei mercati finanziari globali. Inoltre “il ruolo della Cina nel sistema finanziario globale continua a crescere”, quindi “diventano sempre più cruciali una comunicazione chiara e tempestiva delle decisioni politiche, la trasparenza rispetto agli obiettivi politici e strategie in linea con gli obiettivi”.

Insomma già nel 2015 abbiamo visto sulla nostra pelle quanto il rallentamento della Cina possa influenzare il nostro commercio e la nostra economia. Nel 2016 e negli anni successivi il peso del Dragone sull’economia mondiale è destinato soltanto a crescere anche sotto il profilo della finanza. Alla luce di questo quadro è probabile che nel corso delle riunioni del FMI della prossima settimana il board decida di tagliare le stime per la crescita globale nel 2016 e nel 2017.

Una notizia preoccupante per l’Italia che si attacca ad ogni zerovirgola di crescita per cercare una boccata di ossigeno. Il rapporto del FMI non dice niente di nuovo, conferma soltanto che i prossimi mesi non saranno in discesa per l’economia mondiale e quindi per l’Italia. L’abbiamo già detto spesso, ma come dicevano gli antichi repetita iuvant: la coperta fiscale dell’Italia è corta, la crescita è ancora anemica, la ripresa sbandierata dal governo è legata a fattori esterni, tolti questi l’economia italiana non è in grado di crescere da sola. Per questo motivo servono riforme strutturali che diano una seria spinta alla crescita, non mancette elettorali e aiutini una tantum.

Non si stimola la crescita con la bacchetta magica e non si fanno ricette economiche per la ripresa a colpi di slide o hasthag, perché altrimenti, quando i fattori esterni positivi gireranno le spalle al governo (e già lo stanno facendo) sarà costretto ad abbassare il sipario. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/fmi-crescita-globale-fragile-e-rischi-dagli-emergenti-si-mette-male-litalia-1445683

 

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