Sgravi fiscali: nel 2016 sono 799 e pesano oltre 300 miliardi. E il governo continua a regalare mancette inutili

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Attualmente la normativa italiana prevede 799 sgravi fiscali,ovvero esenzioni o sconti parziali di cui gode una categoria più o meno ampia di cittadini per motivi specifici. Questi sgravi fiscali, che coprono una territorio sterminato di settori e categorie, pesano per oltre 300 miliardi di euro, 313 per l’esattezza.

Trecentotredici miliardi di euro, forse scritto per esteso rende meglio l’idea. E’ una montagna di soldi. Basti pensare che la legge di stabilità per il 2016, per la quale il governo ha dovuto raschiare ogni centesimo sul fondo del barile, valeva meno di 30 miliardi.

Ovviamente non sono 313 miliardi di euro “sprecati”, si tratta di soldi risparmiati dagli italiani, in certi casi per motivi più che legittimi, ma in altri si tratta solo di mancette regalate da tutti i governi degli ultimi 20 a quella o l’altra categoria di amici-elettori. Sgravi fiscali di cui l’Italia potrebbe e dovrebbe fare a meno, intascandosi una bella fetta di quei 313 miliardi di euro e usandoli per risolvere i numerosi problemi della nostra economia.

Come racconta il sito Truenumbers, sappiamo quanti e quali sgravi fiscali sono in vigore in Italia grazie al premier tecnico Mario Monti che, sul finire del 2011, chiese al sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, di fare un resoconto su questo universo di sconti, detrazioni, deduzioni, esenzioni e agevolazioni fiscali.

L’obiettivo di questa ricognizione, che aveva il sapore dell’impresa epica per la sua complessità, era di conoscere per poi agire: sapere quanti e quali sono gli sconti fiscali in vigore e cancellare quelli inutili, costosi e frutto di regali elettorali. Nel 2011, secondo l’analisi di Ceriani, gli sgravi fiscali erano 720 per un valore, in termini di minori entrate tributarie per lo Stato, di 253,7 miliardi.

Questo doveva essere il punto di partenza per una riorganizzazione che andasse nella direzione di un calo degli sgravi fiscali. Ma il governo Renzi ha preso la direzione opposta, facendo degli sconti fiscali il filo rosso della legislatura. Dopo una parentesi breve ma intesa di Enrico Letta premier, in cui gli sconti rivisti sono stati 21 con benefici per le casse dello Stato per 3 miliardi, è stata la volta di Renzi. Nel 2014, gli sconti fiscali sono diminuiti, due in meno, a fronte, però, dell’aumento del mancato incasso per lo Stato, salito a 275 miliardi. Ma il vero sprint è arrivato lo scorso anno: nel 2015 il governo ha introdotto 14 nuovi sconti fiscali per un mancato gettito salito a 289,5 miliardi. Per non parlare del 2016: sono in arrivo altri 43 sgravi fiscali per un totale di 313 miliardi. In questa cifra, però, c’è da precisarlo, sono conteggiati anche i 23 miliardi di aumenti di IVA previsti dalle clausole di salvaguardia disinnescate (o meglio rinviate al 2017) dal governo.

Il problema non è tanto il numero degli sgravi fiscali (che comunque è inutilmente spropositato), ma piuttosto la loro natura. Della montagna di sgravi fiscali, ben 117 sono legate al pagamento dell’IVA:qualcuno prevede l’esenzione totale, mentre altre, come il costo della benzina per i mezzi agricoli, sono sconti che in totale valgono 40 miliardi. Un centinaio di miliardi di sconti fiscali, poi, va a beneficio delle famiglie numerose: agevolazioni per le spese universitarie, le rette scolastiche, le spese per l’assistenza.

A queste, però si aggiunge una lunga lista di sconti fiscali ben più inusuali, tra questi: le agevolazioni per l’acquisto delle zanzariere, dei materassi, per le cure veterinarie, per i funerali, per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza o di antifurto. A tutti fanno piacere gli sconti fiscali, per carità, ma è necessario ammettere che, in molti casi, si tratta di soldi buttati. A maggior ragione alla luce della situazione economica dell’Italia.

I bonus IRPEF e IRES per le ristrutturazioni edilizie, i lavori di efficientamento energetico e l’acquisto dei mobili hanno un doppio vantaggio: aiutano le famiglie che vogliono ristrutturare casa, metterla al riparo da rischi sismici o renderle più efficienti e dall’altra (dati alla mano che lo dimostrano) sta aiutando l’edilizia, uno dei settori maggiormente colpito dalla crisi con ricadute positive anche sul fronte dell'occupazione nel settore. Questi sono bonus utili. Si può dire la stessa cosa di uno sconto per l’acquisto di una zanzariera? 

Premesso che i bonus fiscali che aiutano le famiglie in difficoltà, le persone con disabilità, le categorie di cittadini più disagiati sono sacrosanti, tanti altri capitoli di risparmio andrebbero rivisti. Perchè il rischio è quello di rinunciare a miliardi e miliardi di entrate fiscali per dare mancette una tantum inutili che non sostengono l’economia, che non spingono una ripresa che non sono utili al Paese.

Facciamo un altro esempio: gli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato. Nel 2015 qualche effetto l’abbiamo registrato, anche se in realtà si è trattato spesso di stabilizzazione di contratti già esistenti, però, prendiamoli per buoni. Ma quei contratti, scaduti i tre anni di bonus fiscali possono essere stracciati grazie al Jobs act quindi non si è creata occupazione stabile, ma dipendente dal bonus fiscale, finito quello, finito amore. Secondo grosso handicap: a gennaio quando gli sgravi si sono dimezzati i contratti di lavoro sono crollati e la disoccupazione è tornata a crescere. Significa che i miliardi spesi dal governo per gli sgravi fiscali non hanno aiutato il mercato del lavoro italiano, non hanno creato occupazione stabile, sana, hanno soltanto dopato per un anno i contratti.

Tutti questi miliardi dovrebbero essere utilizzati per abbassare strutturalmente il cuneo fiscale, il costo del lavoro, ciò che spesso frena i datori di lavoro nelle assunzioni. Pagare un dipendente in Italia costa troppo, molto più che negli altri Paesi europei. E dare uno sconto fiscale di 2-3 anni su un contratto di lavoro per un giovane che il datore dovrà pagare per i prossimo 30-40 anni non serve a niente, è una goccia nell’Oceano. La sfida deve essere quella di rivedere gli sgravi fiscali, eliminare quelli inutili, e concentrare l’attenzione sulla sola cosa che può davvero aiutare l’occupazione in maniera stabile: un taglio del costo del lavoro che sia percepito come stabile, strutturale e soprattutto permanente.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/sgravi-fiscali-nel-2016-sono-799-e-pesano-oltre-300-miliardi-e-il-governo-continua-regalare-mancette

 

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