Atlante, arriva il fondo salva-banche: limiti, problemi e polemiche

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In queste ore sta vedendo la luce il fondo Atlante, un fondo privato che avrà il compito di sostenere il sistema bancario italiano vessato da un fardello di 200 miliardi di sofferenze. L’operazione, fortemente voluta e promossa dal governo, coinvolge la parte più stabile del settore bancario italiano, le fondazioni, le assicurazioni, e Cassa Depositi e Prestiti. Ma se da una parte il governo e gli operatori del settore sostengono che il Fondo Atlante vada nella direzione giusta, dall’altra, però, restano molti interrogativi sulla sua efficacia.

La prima a dimostrare poco entusiasmo per la nascita del Fondo Atlante è stata la Borsa che martedì ha fatto passare una giornata sull’ottovolante al comparto bancario: in forte crescita subito dopo l’annuncio e poi crollato appena sono iniziati a trapelare i primi dettagli e, quindi, i primi interrogativi sulla tenuta dell’operazione. In effetti, Atlante non sarà immune dalle critiche e dalle criticità derivate da un sistema zavorrato dalle sofferenze bancarie, che gode di pessima fiducia internazionale e che fatica a trovare la via di uscita dalla crisi.

Fondo Atlante in breve

Come abbiamo spiegato il fondo Atlante sarà gestito Quaestio SGR, Società di Gestione del Risparmio, presieduta da Alessandro Penati e partecipata da: Fondazione Cariplo, Locke srl, la Cassa di previdenza dei Geometri, l’Opera Don Bosco e Fondazione Cassa di risparmio di Forlì. La dotazione del fondo sarà nell’ordine dei 5-6 miliardi di euro versati dalle Fondazioni (500 milioni euro) e dalle principali banche che dovrebbero portare almeno 3 miliardi (in testa Unicredit, Intesa Sanpaolo e UBI); Cassa Depositi e Prestiti (circa 500 milioni).

I compiti di Atlante saranno due: comprare l’inoptato, ovvero le quote non comprate, degli aumenti di capitale chiesti dalla BCE per le banche in difficoltà, per prime le venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca; investire nelle tranche junior dei veicoli di cartolarizzazione con cui le banche si libereranno delle sofferenze bancarie.

I limiti di Atlante: il plafond

Il primo limite di Atlante è la dotazione economica che dovrebbe (il condizione è ancora d’obbligo perché qualcuno potrebbe ancora tirarsi indietro) arrivare a 6 miliardi di euro. Secondo i primi dettagli queste risorse andrebbero per il 70% a coprire l’inoptato degli aumenti di capitale, ciò significa che per l’acquisto delle sofferenze, il vero problema del sistema, resterebbero solo briciole. Ovviamente il fondo opererà con una sorta di effetto leva, acquistando le tranche junior delle cartolarizzazioni e favorendo le cessione di un pacchetto più consistente di crediti deteriorati. Ma se le risorse a disposizione fossero limitate, come pare che sia, Atlante sarebbe in grado di smobilizzare solo una minima parte di quei 200 miliardi di sofferenze. Anche riuscire a liberarsi di 10-20 miliardi di sofferenze per le banche italiane sarebbe già un risultato, ma è chiaro che di fronte alla montagna complessiva, l’impatto dell’operazione sarebbe davvero misero.

I limiti di Atlante: giustizia e GACS

L’operazione Atlante poggia su tre pilastri: il fondo privato che interviene su aumenti di capitale e sofferenze; la riforma della legge fallimentare per tagliare i tempi della giustizia nel recupero dei crediti in sofferenza e la GACS le garanzie statali sulla tranche senior della cartolarizzazioni. Questo puzzle secondo il governo dovrebbe risolvere i problemi del sistema bancario italiano.

L’impressione, però, è che quelle in mano all’esecutivo siano armi spuntate. Il problema della giustizia italiana non sono le leggi, ma le scarse risorse in termini di personale e le montagne di pratiche arretrate nei tribunali. Non c’è un nesso automatico tra la riforma per la riduzione dei tempi e l’effettiva riduzione dei tempi della giustizia. Questo è chiaro guardando la situazione delle regioni: in alcune i tempi per il recupero dei crediti sono di circa 9 anni, in altre di 2. Quindi il problema non sono le leggi, ma il sistema che non riesce a smaltire le pratiche. Inoltre agire in maniera decisa sul recupero crediti, soprattutto quelli legati agli immobili ha anche delle ripercussioni sociali.

Dietro al credito in sofferenza che appesantisce la banca, c’è un debitore che può essere un imprenditore o una famiglia in crisi a cui la banca dovrebbero vendere la casa o l'azienda all’asta. Il dramma sociale finora è stato diluito grazie ai tempi lunghissimi dalla giustizia italiana, ma un’operazione drastica di recupero delle garanzie avrebbe forti ripercussioni dal punto di vista sociale.

Infine, le GACS. Come abbiamo già detto, il negoziato europeo sulla bad bank all’italiana alla fine ha partorito un topolino. Per non inciampare nella regole europee il ministro Padoan ha architettato le GACS delle garanzie pubbliche che, però, valgono solo per le tranche privilegiate, ovvero quello che avrebbero meno bisogno di essere garantite. L’impatto delle GACS sulla vendita delle sofferenze è sembrato fin da subito molto limitato.

I problemi di Atlante: portare a fondo tutto il sistema

L’agenzia internazionale di rating Fitch sembra essere la meno convinta della creazione del fondo Atlante. Secondo Fitch, infatti, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubibanca le tre protagoniste dell’operazione sono esposte a considerevoli rischi “in quanto vengono continuamente chiamate a dare sostegno agli sforzi del Governo per supportare gli istituti più deboli e mantenere la stabilità finanziaria”.

A novembre scorso, per il salvataggio delle quattro banche in crisi, il fondo di risoluzione fu alimentato con le risorse provenienti dalla parte sana del sistema. E oggi il governo torna a bussare alla loro porta. Il rischio secondo Fitch è che le poche banche sane dal sistema italiano finiscano con l’essere trascinate a fondo da quelle in crisi.

Dopo i 900 milioni stanziati in occasione del decreto salvabanche, ora Unicrediti e Intesa sono pronte a versare un altro miliardo a testa per sostenere gli aumenti di capitale delle banche in difficoltà entrando quindi nel loro azionariato. Così come le fondazioni alle quali è stato consigliato di diversificare il portafoglio e liberarsi delle partecipazioni bancarie, ma che si ritroveranno ad avere quote nelle banche più a rischio del sistema italiano.

A breve partirà l’aumento di capitale della Popolare di Vicenza da 1,750 miliardi. Secondo le prime indagini tra gli investitori, al momento sarebbe stato prenotato soltanto il 20% del capitale, ciò significa che è molto probabile che il fondo Atlante sia costretto ad intervenire acquistando un quota anche maggioritaria della banca. Più soft, invece, dovrebbe essere l’intervento in Veneto Banca, in attesa di un aumento di capitale da un miliardo fissato per giugno, ma che avrebbe già destato l’attenzione degli investitori interessati al 60% delle quote.

I problemi di Atlante: il ruolo di CDP

Questo è un punto interessante. La Cassa depositi e prestiti, ente pubblico perché in mano al ministero dell’Economia, entra nella partita del fondo Atlante con circa 500 milioni di euro. Nonostante il fondo sia privato, la presenza di CDP, però, ha fatto drizzare le antenne alla commissione europea contraria agli aiuti di Stato alle banche in difficoltà.L’operazione Atlante quindi sarà seguita molto da vicino dall’UE che potrebbe, in extremis, chiedere alla Cassa di uscire dal gruppo di salvatori della patria, per lasciare che Atlante sia un fondo privato puro.

L’ingresso di CDP è stato sponsorizzato dal governo che in più occasioni ha dimostrato di voler utilizzare il risparmio postale degli italiani (252 miliardi) come braccio armato dell’esecutivo per sostenere gli investimenti che più interessano al premier Renzi. Il via libera al versamento della quota di CDP in Atlante è arrivato ieri insiemeall’approvazione dei conti 2015 in rosso per 900 milioni a fronte dei 2,7 miliardi di profitti del 2014. Cala anche il patrimonio netto -4%; l’attivo -1% e la liquidità -6%. In una nota la CDP spiega che “il risultato netto di gruppo è negativo per circa 900 milioni di euro per effetto della perdita di circa 8,8 miliardi di euro conseguita nell’esercizio 2015 da Eni, di cui CDP possiede il 25,76%”. La situazione economica di CDP è molto delicata ed è chiaro come ogni investimenti azzardato finisca col pesare negativamente sui conti di bilancio.

La polemica delle vittime del salvabanche

La nascita di Atlante non solo ha fatto sorgere dubbi sulla sua efficacia, ma ha anche scatenato la polemica dei risparmiatori delle quattro banche salvate a novembre azzerando i loro investimenti. Gli aderenti al gruppo “vittime del salvabanche” lamentano il diverso trattamento tra loro, che hanno perso i risparmi nella risoluzione di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carifferara, e per esempio le due banche venete che saranno salvate grazie al paracadute di Atlante.

In una lettera indirizzata al ministro Padoan, parlano della nascita di Atlante come di “un’ulteriore beffa in quanto appare evidente che, se il governo avesse promosso un’iniziativa del genere solo qualche mese prima, non sarebbe stata necessaria la risoluzione dei 4 istituti e soprattutto non sarebbero stati mandati in fumo i risparmi di migliaia di persone”. “Considerando che non può ritenersi accettabile ed equo una disparità di trattamento tra i risparmiatori azzerati delle banche risolte e quelli delle banche in difficoltà che invece verranno salvati dal fondo Atlante, l’Associazione Vittime del Salva-Banche ribadisce con più forza che non si accontenterà di soluzione di parziale ristoro a beneficio di una piccola parte dei risparmiatori azzerati”.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/atlante-arriva-il-fondo-salva-banche-limiti-problemi-e-polemiche-1447203

 

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