Cina: PIL primo trimestre a +6,7%. Crescita mai così lenta dal 2009, ma si intravedono segnali positivi

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L’ufficio nazionale di statistica cinese ha diffuso i dati sulla crescita del primo trimestre del 2016: PIL in crescita del 6,7%, il balzo più contenuto dal 2009, quando sulla crescita di tutto il mondo pesò il default di Lehman Brothers. Il dato del primo trimestre 2016 indica una crescita più lenta di quella dell’ultimo trimestre del 2015, ottobre-dicembre con PIL a +6,8%, ma cade comunque all’interno della previsione degli analisti. Nel quarto e nel terzo trimestre del 2015 l’economia cinese ha segnato una crescita rispettivamente del 6,8% e del 6,9%.Nei primi mesi del 2016 la Cina è cresciuta su base sequenziale dell'1,5%, dal +1,6% del trimestre precedente. Insomma i dati sulla crescita della Cina indicano ancora un quadro economico in rallentamento, anche se si intravedono segnali di stabilizzazione che possono far pensare ad un miglioramento della situazione: il dato sull’esportazioni positivo e il Fondo monetario internazionale che rivede al rialzo l’outlook della Cina.

Nel corso del 2015 il rallentamento inaspettato dell’economia cinese ha avuto un forte impatto negativo sull’economia mondiale. Il crollo del prezzo della materie prime, la frenata dei Paesi emergenti e i rischi geopolitici hanno comportato per il 2015 una crescita inferiore alle attese. E il 2016, in questo senso, non si prospetta risolutivo. Sia il FMI che la BCE hanno di recente ribadito la persistenza di rischi al ribasso per l’economia mondiale su cui continuano a pesare questi fattori, Cina in primis.

La Cina sta attraversando un momento di dolorosa mutazione: l’economia, da sempre trainata dalle esportazioni, si sta concentrando sul mercato interno; dall’industria pesante si muove verso l'industria leggera e soprattutto verso i servizi. Questo cambiamento di rotta per la Cina rappresenta un fattore di instabilità e ne rallenta la crescita che va a pesare sull’intera economia mondiale.

Il PIL del primo trimestre conferma l’andamento con il freno tirato del Dragone, abituato ad una crescita ben oltre il 7%. Ma guardando gli ultimi segnali provenienti dall’Oriente non si escludono elementi di stabilizzazione e persino di possibile ripresa per Pechino.Giovedì, per esempio, i listini hanno beneficiato del dato sulle esportazioni cinesi tornate a crescere dopo nove mesi: a marzo le esportazioni sono cresciute più delle stime, mettendo a segno un incremento annuo dell'11,5%, mentre le previsioni degli analisti erano per un aumento del 10%. L’export torna a correre, mentre continua il crollo delle importazioni, brutta notizia per tutti i Paesi, come l’Italia, che hanno in Pechino un partner commerciale importante: i dati dell'Amministrazione Generale delle Dogane mostrano un crollo del 13,8% delle importazioni, con un surplus pari a 29,86 miliardi di dollari.

L’andamento della Cina rappresenta una delle principali incognite del 2016. Sulle previsioni del FMI per i prossimi anni, pesa ancora una crescita mondiale "troppo bassa troppo a lungo" che procede a un ritmo "deludente". Ma in queste ore, Christine Lagarde durante le riunioni di primavera del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale a Washington ha voluto lanciare un segnale di timido ottimismo sul futuro della Cina. “E’ normale che il tasso di crescita (della Cina) sia un po' più basso di quanto non fosse qualche anno fa, perfettamente legittimo, difficile, ma gestibile” dice. Il World Economic Outlook, pubblicato martedì scorso, infatti, ha rivisto al rialzo il tasso di crescita della Cina per il 2016, dal 6,3% della versione gennaio al 6,5%. “Abbiamo la variazione del tasso di crescita economica della Cina al 6,5 per cento, tenendo conto delle misure che sono state annunciate dalle autorità cinesi nel suo ultimo piano quinquennale” spiega Lagarde.

La stima del fondo monetario internazionale si allinea con quella del piano quinquennale approvato dal parlamento cinese lo scorso 16 marzo. Il piano che porterà la Cina fino al 2020 ha come obiettivo il raddoppio del prodotto interno lordo e del reddito medio pro-capite rispetto ai volumi del 2010. Pechino vuole spostare l’economia verso modelli più sostenbili, dando spazio all’innovazione industriale e mantenendo una crescita del 6,5% di media all'anno che porterebbe ad una media del 7% nel decennio.

Tra i principali obiettivi di Pechino c’è anche il taglio del debito cinese e la riforma del mercati finanziari che prevede entro la fine dell'anno la creazione di uno “stock connect” tra la Borsa di Shenzhen e quella di Hong Kong. Il tema del debito cinese preme anche al FMI che nel Global Financia Stability Report sostiene che le aziende cinesi siano troppo indebitate: "I prestiti bancari potenzialmente a rischio in Cina ammontano a quasi 1.300 miliardi di dollari". Un rischio che potrebbe tradursi "in potenziali perdite per le banche pari al 7% del Pil", secondo Jose' Vinals, consigliere finanziario del Fondo Monetario Internazionale. Un numero elevato, ma comunque gestibile grazie alle riserve finanziarie delle banche e del governo cinese. Tagliare il debito pubblico e ridurre il debito delle aziende è quindi un partita centrale per le autorità di Pechino.

Insomma il riposizionamento dell’economia cinese ha fortemente pesato sull’andamento globale del 2015 ed è destinato a farlo anche nel 2016 dove, però, si intravedono spiragli di stabilizzazione: una buona notizia anche per il Belpaese.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/cina-pil-primo-trimestre-67-crescita-mai-cosi-lenta-dal-2009-ma-si-intravedono-segnali-positivi

 

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