Popolare di Vicenza: parte l’aumento di capitale che suona come una svendita. Primo banco di prova per Atlante

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Inizia oggi, martedì 19 aprile, l’operazione sulla banca Popolare di Vicenza, una delle due banche venete chiamate all’aumento di capitale dalla BCE per riportare il Common Equity Tier1 sopra la soglia minima richiesta dalla Banca Centrale. La forchetta di prezzo è stata fissata tra 0,10 centesimi e 3 euro ad azione, un deprezzamento, rispetto ai 62 euro a cui sono state vendute le azioni della banca, che fa gridare alla svendita.

All’ultimo secondo, poco prima che i giochi fossero chiusi, è entrato nell’operazione il Fondo Atlante, nato lunedì scorso in seguito alle pressioni di Palazzo Chigi e del MEF. Atlante, pensato per acquistare l’inoptato degli aumenti di capitale delle banche in difficoltà e per favorire le vendita dei crediti in sofferenza, entra a gamba tesa nella svendita della Popolare di Vicenza con molte probabilità di diventare il principale azionista della banca veneta.

Facciamo un brevissimo passo indietro. Il 5 marzo scorso l’assemblea degli azionisti della Popolare di Vicenza ha dovuto votare e scegliere se procedere con l’aumento di capitale da 1,75 miliardi, la trasformazione in SpA e la quotazione in Borsa oppure attivare il piano di risoluzione europeo per le banche in crisi. Gli azionisti, non senza rabbia e polemiche, hanno deciso di bere l’amaro calice dell’aumento di capitale nella speranza di recuperare, un giorno, i soldi buttati nella “solida” banca veneta. Sono circa 140mila i soci della Popolare di Vicenza che hanno visto il valore delle azioni precipitare dai 62 euro del 2014 a 6,3 euro del diritto di recesso (oltretutto sospeso dall’istituto).

Popolare di Vicenza: si parte con l’aumento di capitale

Lunedì il consiglio di amministrazione iniziato tardi, alle 19, sembrava non voler finire, come se i i vertici della banca non volessero approvare una forchetta di prezzo talmente bassa da suonare tanto come una svendita della banca e una presa in giro per i soci. Le azioni che meno di due anni fa sono state vendute come “sicure” a 62 euro, oggi, giorno dell’inizio dell’aumento di capitale, valgono tra 0,10 centesimi e 3 euro ad azione.

Una nota diffusa dopo il CDA informa che nel corso delle attività di “pre-marketing” e di “investor education” “sono emerse indicazioni di interesse non sufficienti a consentire la determinazione di uno specifico intervallo di valorizzazione indicativa secondo la normale prassi di mercato”. Tradotto: l’aumento di capitale di una banca bollita non è molto allettante per gli investitori che rischiano di fare andare deserta l’operazione. Il valore della Popolare di Vicenza è stato eroso da una gestione malsana e oggi della banca del territorio “sicura” non restano che le macerie. Difficile sperare nella benevolenza del mercato; l’unico modo per attirare papabili investitori è tagliare il prezzo delle azioni fino a prezzi da saldi. Ma secondo le indagini di mercato del Sole 24 Ore circa il 70% dell’aumento di capitale offerto resterà inveduto, ed è qui che entra in gioco il fondo Atlante.

Il ruolo del Fondo Atlante

Nato lunedì scorso dal pressing del governo, il Fondo Atlante ha già raccolto circa 5 miliardi da banche, fondazioni e Cassa Depositi e Prestiti.La sua funzione sarà duplice: comprare le azioni che restano invendute dagli aumenti di capitali delle banche in difficoltà e facilitare la vendita delle sofferenze bancarie.

Ieri il fondo è entrato in azione firmando un accordo con Unicredit, garante dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza. Senza l’intervento di Atlante che di fatto subentra a Unicredit, la banca si sarebbe dovuta far carico della sottoscrizione dell’inoptato con il rischio di mettere in pericolo una delle più grandi e solide banche del comparto bancario italiano. Con l’intesa di ieri, invece, Unicredit si è liberata delle sue responsabilità e in caso di necessità sarà il fondo Atlante ad intervenire acquistando le azioni rimaste invendute. Se le previsioni del Sole 24 Ore venissero confermate dai fatti, Atlante dovrebbe sottoscrivere il 70% dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza diventando il suo azionista di riferimento. 

La valorizzazione complessiva della banca si aggira tra 1,5-1,6 miliardi. Considerando che l’aumento di capitale ne vale 1,75, in pratica l’operazione avrà l’effetto di azzerare il peso degli azionisti precedenti. E se il fondo Atlante ne avrà sottoscritto il 70% o giù di lì avrà in mano le chiavi della Popolare di Vicenza. E poi?

Con l’aumento di capitale la Popolare di Vicenza vedrà il Common Equity Tier1 salire da circa il 6% al di sopra del tetto minimo chiesto dalla BCE, il 10,25%. Il prossimo passo sarà la vendita dei crediti deteriorati: a fine 2015 su 29,2 miliardi di impieghi lordi, il 31,6% risultava deteriorato e il 15,9% vere e proprie sofferenze. Se Atlante riuscirà ad alleggerire il bilancio della Popolare di Vicenza dai crediti deteriorati, la banca potrebbe anche diventare un buon affare per un possibile compratore. Il percorso, però, è ancora lungo: a maggio è attesa la quotazione in Borsa e a giugno il rinnovo dei vertici già scaduti ad aprile, ma rimasti in carica per accompagnare la banca verso l’operazione di aumento di capitale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/popolare-di-vicenza-parte-laumento-di-capitale-che-suona-come-una-svendita-primo-banco-di-prova

 

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