Popolare di Vicenza e aumento di capitale: Atlante partecipa alla svendita comprando al minimo

E-mail Stampa PDF

Si preannuncia un’operazione più complessa del previsto l’aumento di capitale da 1,75 miliardi della banca Popolare di Vicenza. Il problema di fondo è che gli investitori non sembrano interessati a sottoscrivere l’aumento di capitale di una banca sull’orlo del fallimento, tanto che il CDA della Popolare di Vicenza ha avuto difficoltà ad indicare la forchetta di prezzo per l’operazione. Alla fine il prezzo è stato fissato e suona tanto come una svendita: tra 0,10 a 3 euro ad azione.Uno smacco per tutti i soci che hanno comprato le azioni a 62 euro e ora assisteranno alla più grande operazione diluitiva della storia italiana.

All’aumento di capitale, come preannunciato, parteciperà anche il titano Atlante subentrato al posto di Unicredit nel ruolo di garante dell’operazione. Ma ieri, su richiesta della Consob, la Popolare di Vicenza ha pubblicato le condizioni dell’accordo tra Unicredit e Atlante di cui emergono dettagli interessanti: il primo è che Atlante comprerà l’inoptato al minimo fissato, a 0,10 centesimi ad azione. Ma nei giorni della nascita del fondo Atlante, politici e tecnici ci hanno spiegato che la presenza del fondo, la sua partecipazione agli aumenti di capitale avrebbe alzato il valore delle azioni e attirato investitori. A quanto pare non sarà così: Atlante opera non per “aiutare” le banche in difficoltà, ma opera in un effettivo contesto di mercato, partecipando, in questo caso, alla svendita della Popolare di Vicenza.

Aumento di capitale della Popolare di Vicenza

Della drammatica condizione della Popolare di Vicenza abbiamo già lungamente parlato. I soci sono stati costretti a scegliere tra l’aumento di capitale e lo sbarco in Borsa oppure la risoluzione bancaria con le regole europee. Dopo aver fissato la forchetta di prezzo dell’aumento di capitale, tra 10 centesimi e 3 euro stiamo per entrare nel vivo dell’operazione che a maggio dovrebbe portare la Popolare di Vicenza a Piazza Affari. Il problema è la fragilità della banca e l’erosione del suo valore che rende poco allettante per gli investitori la partecipazione all’aumento di capitale. L’ha detto chiaramente il CDA della banca: “Sono emerse indicazioni di interesse non sufficienti a consentire la determinazione di uno specifico intervallo di valorizzazione indicativa secondo la normale prassi di mercato”. Tradotto: nessuno vuole comprare le azioni di una banca in difficoltà. In questo contesto l’arrivo di Atlante è sembrato provvidenziale: l’obiettivo del fondo è quello di affiancare le banche in difficoltà nelle operazioni di aumento di capitale comprando l’eventuale inoptato, cioè l’invenduto.

Atlante compra a 10 centesimi

Su richiesta della Consob, la popolare di Vicenza ha dovuto pubblicare le condizioni dell’accordo tra Unicredit e Atlante. In pratica secondo “l’Accordo di Sub- Underwriting” (ovvero di sub-sottoscrizione) Atlante “ha assunto nei confronti di UniCredit l’impegno a sottoscrivere tutte le Azioni dell’Emittente (la Popolare di Vicenza) che non siano state collocate nell’ambito della programmata offerta al mercato di azioni di nuova emissione, nell’ambito del rafforzamento patrimoniale della Banca”.

“Il Fondo Atlante, - prosegue la nota della Popolare di Vicenza – si impegna a sottoscrivere le azioni non sottoscritte nell’ambito dell’Offerta Globale a un prezzo non superiore al valore minimo del c.d. intervallo di valorizzazioneindicativa come determinato dal Consiglio di Amministrazione della Banca”. Tradotto: Atlante comprerà l’inoptato al prezzo minimo di 0,10 centesimi, operando quindi in un contesto di mercato e non certo come salvatore della patria e della banche in difficoltà. L’aumento di capitale della Popolare di Vicenza, quindi, diluirà al massimo le azioni possedute dai soci che dovranno assistere all’ennesima beffa. Con l’aumento di capitale di 1,75 miliardi sottoscritto a 10 centesimi ad azioni significa che i precedenti azionisti della banca (quelli che hanno comprato le azioni a 62 euro) perderanno il 99,84% del loro investimento.

Accordo Unicredit-Atlante: niente OPA

Ma l’accordo tra Unicredit e Atlante sarà valido soltanto se entro il 6 maggio saranno presenti le seguenti condizioni:

  • il fatto che il Fondo Atlante deve aver raccolto l’ammontare minimo, così come determinato nel regolamento del Fondo medesimo 4 miliardi;
  • Atlante riceva dalle competenti Autorità la preventiva autorizzazione all’esecuzione dell’impegno di sottoscrizione previsto dall’accordo;
  • il fatto che, in conformità a quanto previsto dal regolamento del Fondo Atlante, venga confermata da CONSOB l’assenza in capo al Fondo di alcun obbligo di promozione di un’offerta pubblica di acquisto (OPA) sulle Azioni di banca Popolare di Vicenza per effetto della sottoscrizione di azioni rivenienti dall’aumento di capitale. La sottoscrizione deve avvenire con modalità tali per cui il Fondo non sia tenuto a promuovere un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria sulle azioni della Popolare di Vicenza;
  • il fatto che, ad esito del completamento dell’Offerta, le azioni ordinarie della Società siano diffuse in modo tale da assicurare un flottante valutato come adeguato da Borsa Italiana.

La prima condizione si è già avverata. Questa mattina, infatti, Atlante ha comunicato di aver raggiunto la soglia minima di risorse per poter essere davvero operativo. Atlante ha già raccolto adesioni da parte di banche, assicurazioni, fondazioni e CDP (44 istituzioni in tutto) oltre 4 miliardi di euro. Il Fondo - spiega una nota - potrà accettare ulteriori impegni di sottoscrizione fino alla data del 28 aprile incluso.

Il terzo punto è interessante. In pratica il fondo Atlante non vuole avere l’obbligo di lanciare un’OPA sulla Popolare di Vicenza anche se si verificassero le condizioni indicate dal TUF (Testo Unico della Finanza), ovvero l’acquisto di una quota superiore al 30% delle azioni. In tale caso, il legislatore impone al compratore di offrirsi come acquirente per l’intera quantità delle azioni residue (OPA obbligatoria totalitaria). Ma il fondo Atlante non vuole ritrovarsi con il cerino in mano di una banca disastrata.

L’unica via di uscita per evitare l’OPA e non far saltare l’operazione è appellarsi ad uno dei motivi di esenzione previsti dalla legge. Tra i motivi previsti dal TUF per l’esenzione dall’OPA ci sono queste situazioni: in caso di operazioni di salvataggio, cioè quando la partecipazione oltre la soglia è acquisita tramite la sottoscrizione di un aumento di capitale in esecuzione di un piano di ristrutturazione del debito; oppure se l’operazioni ha carattere temporaneo, cioè se la soglia è superata di non più del 3% e l’acquirente si impegna a cedere le azioni in eccedenza entro 12 mesi e a non esercitare nel frattempo i relativi diritti di voto. La prima sembra la più plausibile, ma sarà la CONSOB a decidere se applicare una deroga all’obbligo OPA.

Sempre dalla CONSOB dipende anche l’ultimo punto dell’accordo. Stando alla legge, per la quotazione in Borsa una società deve avere un minimo del 25% del flottante, cioè quella parte di azioni negoziabili in Borsa e che non costituiscono partecipazioni di controllo degli azionisti. Anche in questo caso, però, la CONSOB può considerare adeguato per la quotazione in Borsa anche una percentuale di flottante inferiore alla soglia minima.

Insomma, l’operazione che dovrebbe portare la Popolare di Vicenza alla quotazione in Borsa e verso una nuova stabilità è ancora tutta in salita. Restano ancora diverse incognite da chiarire, la prima di tutte l’interesse degli investitoriall’aumento di capitale della Popolare di Vicenza. E poi il ruolo di Atlante che, manifestando la volontà di comprare al minimo, ha già infranto la sua immagine di titano in grado di sollevare le sorti delle banche in difficoltà.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/popolare-di-vicenza-e-aumento-di-capitale-atlante-partecipa-alla-svendita-comprando-al-minimo

 

Menu Principale

Risorse Utili