Il petrolio prende fiato dopo il rally, ma il crollo dei prezzi potrebbe non essere finito

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Il continuo calo dei prezzi del petrolio ha affondato i profitti delle maggiori compagnie petrolifere del mondo nel primo trimestre del 2016, causando il taglio dei progetti a lungo termine così come dei posti di lavoro, stando a un report di Reuters rilasciato domenica. In seguito al calo dei prezzi del barile Brent, un benchmark globale, fino ai minimi da 13 anni a questa parte 27,10 dollari nel gennaio di quest'anno, le compagnie petrolifere in tutto il mondo hanno cercato di tagliare i costi nel tentativo di ridurre le proprie perdite.

Da allora i prezzi del petrolio sono tornati sopra 40 dollari al barile, ma i trader hanno cominciato a portare a casa un po' dei guadagni realizzati nelle ultime tre settimane a seguito dei colloqui in Qatar. Tuttavia le vendite potrebbero essere state causate anche dal rafforzamento del dollaro, la valuta di riferimento nei mercati petroliferi, che rende più costoso per i paesi importatori di petrolio acquistare greggio, causando eventuali nuovi problemi ad una domanda già depressa in un contesto di offerta molto elevata.

Nonostante i prezzi si siano più o meno stabilizzati negli ultimi mesi, grazie in parte ai negoziati relativi ad un congelamento della produzione tra i maggiori produttori del mondo, la stabilità a lungo termine dell'Industria rimane incerta. Alcuni analisti hanno incoraggiato gli investitori a rimettere in portafoglio le azioni delle compagnie energetiche, indicando come ragione il rally dei prezzi del barile che sono tornati sopra i 40 dollari a marzo, mentre altri hanno avvertito che i prezzi potrebbero tornare a scendere.

«Si tratta di un settore rischioso. I miglioramenti del prezzo del petrolio aiuteranno sicuramente, ma in generale ciò sottolinea i problemi relativi al fatto che le compagnie hanno tagliato la spesa in conto capitale in maniera drammatica e non stanno investendo in nuovi progetti» ha detto a Reuters Anish Katapia, analista presso Tudor, Pickering, Holt & Co, facendo notare i tagli ai costi che stanno venendo fra le maggiori compagnie petrolifere.

Negli Stati Uniti sono attive 343 piattaforme petrolifere, la metà rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tuttavia anche se l'offerta negli Stati Uniti dovesse calare, molti altri fattori remano contro un aumento dei prezzi del petrolio, a cominciare dalle difficoltà dell'economia cinese fino ai cambiamenti nell'industria energetica, come i miglioramenti nell'efficienza, l'aumento delle auto a trazione elettrica e le misure prese contro il cambiamento climatico. Tutti questi cambiamenti influenzeranno la domanda globale e quindi il recupero dei prezzi del petrolio dagli attuali minimi nei prossimi anni e decenni.

L'eccesso di offerta di petrolio globale ha causato la caduta dei prezzi, spingendo il prezzo del barile al ribasso del 70% dalla metà del 2014. La produzione insolitamente alta in Medio Oriente, insieme al boom dello shale oil negli Stati Uniti, ha causato un'offerta insolitamente alta mentre la domanda dei mercati emergenti iniziava a contrarsi, causando uno squilibrio. Nonostante il recente rally dei prezzi del petrolio, gli analisti hanno avvisato che il prezzo del barile potrebbe continuare a scendere, in particolare dopo i colloqui di Doha, Qatar, che non sono riusciti ad arrivare ad un accordo su un congelamento della produzione.

«Una nuova discesa del petrolio verso i trenta dollari al barile o anche più in basso ha il potere di infliggere danni considerevoli al sistema finanziario e rinvigorire la volatilità dei mercati» ha detto il Financial Times in un editoriale giovedì scorso.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/il-petrolio-prende-fiato-dopo-il-rally-ma-il-crollo-dei-prezzi-potrebbe-non-essere-finito-1448572

 

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