Grecia: riprende il balletto dei negoziati e dei ricatti. E la Grexit torna a far paura

E-mail Stampa PDF

Può sembrare un déjà vu, ma in realtà è il trascinarsi di una situazione che non è mai stata risolta davvero. Dopo l’accordo tra Grecia e creditori dell’agosto 2015, sulla stampa internazionale è calato un velo di silenzio sul salvataggio di Atene, ma i problemi non sono ancora risolti, gli attriti tra le parti mai sopiti e il Paese non si è mai rialzato. Così oggi si torna a parlare del salvataggio della Grecia e del rischio Grexit in un momento delicato, con la crisi dei migranti che preme ai confini dell’Unione e il referendum per l’uscita del Regno Unito che rappresenta un’incognita pericolosa per la coesione dell’UE.

A far riaccendere i riflettori sulla Grecia è l’avvicinarsi della scadenza di luglio quando Atene deve rimborsare 3,5 miliardi ai creditori. L’accordo firmato nel 2015 prevede che l’ex Troika finanzi le casse elleniche con 86 miliardi di euro nell’ambito del terzo piano di salvataggio del Paese. Proprio in vista della scadenza di luglio dovrebbe arrivare nelle casse della Grecia la tranche di aiuti da 5,7 miliardi utili al rimborso in scadenza, ma anche per far fronte a spese correnti come il pagamento degli stipendi pubblici e delle pensioni. La liquidità di Atene, infatti, sta tornando a scarseggiare e, come accaduto lo scorso anno nei momenti più critici, il governo ha iniziato a rastrellare da enti pubblici, ospedali, scuole e istituzioni tutti i depositi disponibili per versarli nelle casse della banca centrale ellenica. Questa liquidità, secondo Reuters del valore di circa 500milioni di euro, servirà per tamponare l’emergenza fino all’arrivo degli aiuti promessi dall’ex Troika.

Ma la situazione si sta complicando perché la verifica dello stato di avanzamento delle riforme chieste dai creditori ha creato nuovi attriti tra le parti. Il Fondo Monetario Internazionale in accordo con Bruxelles ritiene che la Grecia non sia in grado di centrare l’obiettivo di bilancio per il 2018 fissato nel 3,5% di avanzo primario, ovvero di differenza tra entrare e uscite dello Stato prima degli interessi. Il governo Tsipras ha approvato le riforme ritenute dei creditori indispensabili per accordare il terzo piano di salvataggio alla Grecia. Nonostante i mal di pancia interni al partito, la maggioranza ridotta all’osso e le proteste di piazza il governo ha messo in campo la riforma del fisco e quella delle pensioni per circa tre miliardi di euro.

Ma i conti dei creditori ancora non tornano. E chiedono ad Atene di approvare subito una sorta di clausola di salvaguardia (quelle che in Italia vanno di gran moda) con aumenti automatici di IVA e accise pari a 3 miliardi di euro se i conti ellenici deviassero dagli obiettivi di bilancio. Il ministro delle finanze greco Euclis Tsakalotos ha però negato la possibilità di approvare una clausola di questo tipo perché in Grecia sarebbe anticostituzionale. Ma sia lui che il premier Tsipras si sono impegnati a rispettare gli impegni di bilancio oppure ad attivare tagli automatici nel momento in cui l’Eurostat certificasse scostamenti significativi.

Per i creditori, però, la parola del governo di Atene non è sufficiente e pretendono ulteriori misure di austerità per 3 miliardi in cambio dello sblocco della tranche da 5,7 miliardi indispensabile per Atene entro luglio. Così la trattativa tra il governo Tsipras e i creditori è tornata nuovamente in un vicolo cieco.

L’Eurogruppo calendarizzato per giovedì 28 non ci sarà e il vertice straordinario chiesto dal governo di Atene per sbloccare la situazione è stato negato dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: "I colloqui con la Grecia non hanno fatto molti progressi. Quando ci saranno le condizioni, la riunione sarà convocata”. L’obiettivo del premier Tsipras era quello di cercare una sponda nei colleghi europei spiegando che la Grecia ha mantenuto gli impegni presi con Bruxelles lo scorso anno, ma che il negoziato è finito nuovamente in stallo a causa delle nuove richieste dei creditori. Inoltre resta anche il nodo debitosul quale i creditori avevano lasciato intravedere la possibilità di aprire una trattativa se Tsipras avesse accettato le condizioni del memorandum.

Ma dopo quasi nove mesi niente è cambiato: il FMI resta dell’opinione che senza nuove misure di austerità e la ristrutturazione del debito la Grecia non abbia chance di ripresa e l’Europa, in particolare Berlino, non vuole sentire parlare di taglio del debito greco. La partita quindi è ancora aperta perché il FMI minaccia di tirarsi indietro dal terzo piano di salvataggio e, in questo caso, il governo tedesco dovrebbe affrontare un’insurrezione del parlamento che aveva posto la presenza del Fondo come condizione necessaria per la partecipazione al salvataggio di Atene.

A nove mesi dalla firma dell’accordo e a meno di tre mesi dalla prossima scadenza la situazione per la Grecia e l’intera Europa torna ad essere critica.E in queste ore non può non tornare alla mente la telefonata tra due funzionari del FMI pubblicata da Wikileaks. “Bisogna portare la Grecia sull’orlo del baratro allungando i negoziati fino a luglio, perché solo quando sono con le spalle al muro fanno concessioni”. Che la strategia sia proprio questa?

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/grecia-riprende-il-balletto-dei-negoziati-e-dei-ricatti-e-la-grexit-torna-far-paura-1449030

 

Menu Principale

Risorse Utili