Riforma delle pensioni: testo entro maggio. Ecco le tre strade verso la flessibilità allo studio del governo

E-mail Stampa PDF

Le idee sono ancora poche e piuttosto confuse. Ma il governo promette di mettere a breve nero su bianco, su un documento creato ad hoc, la riforma delle pensioni utile ad introdurre maggior flessibilità in uscita. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, sta guidando una squadra di tecnici di Palazzo Chigi chiamati a trovare la famosa quadratura del cerchio sul tema pensioni. La prima bozza della riforma dovrebbe arrivare entro un mese, ma la riforma vera e propria sarà approvata in sede di legge di stabilità per il 2017 quindi a fine anno.

L’idea di fondo è quella di riuscire a garantire diverse forme di flessibilità in uscita per chi vuole andare in pensione anticipata riuscendo però a far quadrare i conti dello Stato e dando priorità ad esodati, disoccupati e dipendenti che svolgono lavori usuranti.

Chi ci mette i soldi?

Questa è la prima domanda a cui rispondere perché purtroppo la coperta fiscale italiana è davvero corta e ogni spesa deve essere ben calibrata sui saldi di bilancio. Le precedenti proposte di elargire flessibilità in uscita a piena a mani a chiunque volesse andare in pensione anticipata, secondo le stime, costerebbero allo Stato 5-7 miliardi solo il primo anno. La proposta contenuta nel rapporto dell’INPS “Non per cassa, ma per equità”, invece, avrebbe avuto un costo più contenuto circa 1,5 miliardi, ma soltanto per il primo anno, poi sarebbe cresciuta negli anni successivi.

Secondo le indicazioni fornite da Nannicini, la riforma delle pensioni allo studio del governo costerà allo Stato “solo” un miliardo. Il resto della risorse necessarie arriveranno da banche, assicurazioni, INPS e datori di lavoro a seconda della categoria del lavoratore che chiede di andare in pensione anticipata.

Pensione anticipata: tre categorie di beneficiari

Leggendo le linee guida della riforma delle pensioni illustrate da Nannicini si capisce che il governo intende concedere flessibilità ai lavoratori secondo modalità diverse a seconda della categoria in cui si inseriscono.

La prima categoria è quella dei lavoratori che vogliono andare in pensione anticipata lasciando il lavoro prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione. Dipendente pubblico o privato non cambia. In questo caso il lavoratore che va in pensione dovrà sopportare la penalizzazione più alta, intorno al 3-4% in meno dell’assegno pensionistico per ogni anno di anticipo della pensione per un massimo di 3 anni. In questi tre anni il lavoratore deve chiedere un prestito vitalizio ad una banca o assicurazione che sarà poi rimborsato dall’INPS tramite piccole trattenute mensili, nel momento in cui scatta la pensione.

La seconda categoria è quella dei lavoratori rimasti disoccupati perché licenziati o perché l’azienda è fallita, ma ancora lontani dai requisiti per andare in pensione. Per questi lavoratori, che fanno fatica a trovare un lavoro per arrivare all’età per la pensione, la penalizzazione per la pensione anticipata “gliela paga in buona parte lo Stato” dice Nannicini. 

La terza categoria comprende i dipendenti che l’azienda vuole mandare in prepensionamento per ristrutturare l’organico o fare assunzioni di giovani. In questa situazione, essendo una decisione che deriva dalla volontà aziendale, sarà l’azienda stessa “a coprire una parte dei costi dell'anticipo, con un'assicurazione a garanzia del rischio morte pagato dallo Stato”, spiega ancora Nannicini.

In tutti e tre i casi, la pensione anticipata comporta un taglio sull’assegno della pensione, ma mentre nel primo caso questo è a carico del lavoratore che vuole andare in pensione, nel secondo e nel terzo i costi sono a carico dello Stato e dell’azienda (anche se non è ancora chiaro in quale percentuale).

La riduzione dell’assegno comunque non dovrebbe essere un “taglio netto”, ma modulato anche in base al reddito del dipendente che va in pensione e si dovrebbe applicare solo sulla parte retributiva del montante, visto che la quota contributiva prevede già una diminuzione in caso di ritiro dal lavoro prima della maturazione dei requisiti previsti per la pensione.

C’è ancora molto lavoro da fare e il governo si prende un mese di tempo per mettere nero su bianco un impianto di riforma delle pensioni in grado di stare in piedi accontentando coloro che vogliono andare in pensione senza gravare troppo sui conti dello Stato. Ma l’ipotesi del prestito previdenziale che i lavoratori dovranno chiedere a banche e assicurazioni viene bocciata in pieno dai sindacati. La partita è ancora tutta da giocare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/riforma-delle-pensioni-testo-entro-maggio-ecco-le-tre-strade-verso-la-flessibilita-allo-studio-del

 

Menu Principale

Risorse Utili