Popolare di Vicenza: dopo lo shopping di Atlante il dilemma sulla quotazione in Borsa. Le due strade possibili

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Come ampiamente previsto, gli investitori non hanno sgomitato per partecipare all’aumento di capitale della Popolare di Vicenza. L’operazione da 1,75 miliardi ha visto la sottoscrizione di azioni pari a circa il 7% dell’aumento di capitale.Una Caporetto se non fosse intervenuto il fondo Atlante rastrellando tutte le azioni invendute della Popolare di Vicenza. Ma a fischiare la fine della partita sulla banca veneta saranno oggi Consob e Borsa italiana chiamate a decidere se ammettere o meno la Popolare di Vicenza alla quotazione a Piazza Affari. Dettaglio di non poco conto per il futuro della banca e per le tasche dei risparmiatori della Popolare di Vicenza che potrebbero prendere l'ennesima fregatura. 

Popolare di Vicenza: le puntate precedenti

La Popolare di Vicenza si è imbarcata nell’operazione di aumento di capitale da 1,75 miliardi di euro per evitare il fallimento e il meccanismo di risoluzione. Uno dei pilastri portanti dell’economia veneta, infatti, si è rivelata una banca bollita, con azioni gonfiate, bilanci disastrosi, e prestiti milionari al patron Zonin e altri vertici in un chiaro quadro di conflitto di interessi. La strada dell’aumento di capitale e della quotazione in Borsa, secondo la BCE e il CDA della Popolare di Vicenza era l’unica percorribile per cercare di ridare valore alle azioni della banca passate da oltre 60 euro (prezzo di acquisto dei risparmiatori) a poco più di 6 euro nel passaggio tra il 2014 e il 2015.

Ma la svalutazione non era ancora finita. Alla vigilia dell’aumento di capitale, il CDA ha dovuto indicare una forchetta di prezzo per l’operazione: tra 10 centesimi e 3 euro. Un prezzo che indicava chiaramente il timore del CDA che l’aumento di capitale andasse deserto. E così sarebbe stato se non fosse intervenuto Atlante, fondo privato nato proprio pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione. Una manna dal cielo. Il fondo Atlante sottoscrivendo un accordo con Unicredit, garante dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza, si è impegnato a comprare tutto l’inoptato, ovvero le azioni rimaste invendute al termine dell’operazione, al prezzo minimo fissato, 10 centesimi ad azione.

Popolare di Vicenza: l’aumento di capitale e lo shopping di Atlante

Con una nota pubblicata sabato 30 aprile, la Popolare di Vicenza ha illustrato i risultati dell’aumento di capitale.L’operazione si è chiusa con la sottoscrizione del 7,66% per un controvalore di circa 115 milioni di euro. Le azioni della Popolare di Vicenza sono state comprate da 6.683 soggetti, di cui 6.673 nell'ambito dell'offerta al pubblico retail e 10 della tranche riservata agli investitori istituzionali. Il 2,21% dell'aumento è stato sottoscritto dagli attuali soci, lo 0,36% dal pubblico indistinto e il 5,1% dai 10 investitori istituzionali. Di questi, il 5% è stato prenotato da Mediobanca.

Tutto il restante, oltre il 93% dell’offerta è stato rastrellato dal Fondo Atlante che ha investito nell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza 1,385 miliardi di euro. Secondo il regolamento del fondo, in realtà, Atlante non potrebbe sottoscrivere oltre il 75% di una singola emissione, “a meno che la sottoscrizione di una quota maggiore sia necessaria ai fini del buon esito dell'operazione”, proprio come nel caso della Popolare di Vicenza.

A rischio il debutto in Borsa

La fase due dell’operazione prevede il debutto a Piazza Affari della Popolare di Vicenza, nella speranza che il mercato rivaluti le azioni della banca comprate a peso d’oro dai risparmiatori e adesso valutate pochi centesimi. Ma l’esito dell’operazione pone un grosso punto interrogativo sul via libera alla quotazione. Per il debutto in Borsa, infatti, è necessaria la presenza del 25% del flottante, ovvero quella parte di azioni negoziabili in Borsa e che non costituiscono partecipazioni di controllo degli azionisti. In questo caso il flottante è scarsissimo perché Atlante, vista l’indifferenza degli investitori per l’aumento di capitale della Popolare di Vicenza, è stato costretto a sottoscrivere oltre il 90% del capitale offerto. La decisione finale spetta alla Consob e a Borsa Italiana che oggi dovrebbero decidere sul futuro della Popolare di Vicenza. L’unica via d’uscita per arrivare a Piazza Affari sarebbe un escamotage sulla natura di Atlante: come organismo d’investimento collettivo del risparmio (OICR), il fondo potrebbe essere equiparato ad azionariato diffuso e quindi la banca ottenere il via libera alla quotazione.

Una decisione non da poco perché inciderà sul futuro della banca e sul suo assetto azionario. L’esito dell’aumento di capitale, infatti, non è ancora definitivo. Come spiega la nota della banca, l’offerta globale “è subordinata all’ottenimento, da parte di Borsa Italiana, del provvedimento di inizio delle negoziazioni delle azioni della Banca, previa verifica della sufficiente diffusione tra il pubblico delle azioni della Banca a seguito dell’Offerta Globale”.

Tradotto: l’acquisto da parte degli investitori delle azioni offerte con l’aumento di capitale è legato allo sbarco in Borsa, senza il via libera alla quotazione le sottoscrizioni non andranno in porto. E in questo caso, Atlante sottoscriverà l’intero ammontare dell’aumento di capitale, detenendo il 99,33% del capitale altrimenti avrà “soltanto” il 91,72%.

Senza quotazione a rimetterci sarebbero soprattutto i risparmiatori della Popolare di Vicenza che vedrebbero sfumare la possibilità che il mercato rivaluti le azioni e magari rivenderle cercando di recuperare parte dei soldi persi con il crollo del valore della banca. La faccenda resta complessa e nonostante l’intervento del Fondo Atlante non sembra che stia prendendo la giusta piega. Ma l’ultima parola spetta al verdetto atteso per oggi, a Borsa e Consob, quindi, spetta l’ardua sentenza.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/popolare-di-vicenza-dopo-lo-shopping-di-atlante-il-dilemma-sulla-quotazione-borsa-le-due-strade

 

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