Popolare di Vicenza: salta la quotazione. Cosa significa per azionisti, investitori, Atlante e banche italiane

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Niente quotazione per la Popolare di Vicenza. L’annuncio è arrivato nel primo pomeriggio di ieri e per coloro che speravano di recuperare qualcosa con il debutto sul mercato, suona proprio come una condanna. Ma c’era da aspettarselo. Nonostante le ipotesi di escamotage (considerare il fondo Atlante come azionariato diffuso), la Borsa italiana ha preso la decisione basandosi sulle regole tecniche e non sul pragmatismo invocato da qualcuno alla vigilia. Il flottante, che secondo la legge deve essere al 25% per garantire la liquidità del titolo in Borsa, era nettamente inferiore e quindi la Popolare di Vicenza non è stata ammessa nel salotto di Piazza Affari.Ma in questa situazione, come sempre, ci sono i sommersi e i salvati.

Popolare di Vicenza: aumento di capitale flop e niente Borsa

Ora che Borsa Italiana nel ruolo di arbitro ha fischiato la fine della partita, il risultato è quello scontato fin dall’inizio. L’aumento di capitale della Popolare di Vicenza è stato un flop senza precedenti nella storia delle banche italiane. Tra il 2015 e il 2016, il comparto bancario italiano ha toccato il suo apice di criticità: sofferenze arrivate oltre i 200 miliardi di euro, conflitti di interesse e bilanci truccati che hanno portato banche sull’orlo del fallimento, risparmiatori fregati e incazzati, nuove regole europee e salvataggi maldestri. Un inferno tutto italiano a cui era inevitabile arrivare con una classe politica intenta a sostenere la solidità del settore bancario italiano anziché a prende provvedimenti per questo scempio.

Comunque sia, l’esperienza della Popolare di Vicenza rientra perfettamente in questo quadro. La gestione scellerata e clientelare di Zonin&Co., in continuo conflitto di interessi, ha distrutto uno dei pilastri portanti dell’economia del Nord est.

I piccoli soci azionisti, spinti a comprare azioni a 62 euro ad azione, si sono trovati un anno dopo a dover votare per un aumento di capitale che avrebbe offerto al mercato 15 miliardi di azioni della Popolare di Vicenza ad un prezzo minimo di 0,1 euro. Un aumento di capitale destinato a naufragare senza l’intervento provvidenziale del Fondo Atlante arrivato sulla scena bancaria italiana con un tempismo perfetto e forse sospetto.Atlante si è impegnato a comprare tutte le azioni invendute al termine dell’aumento di capitale e così è stato: il 7,66% (115 milioni) è stato comprato da attuali soci della Popolare di Vicenza e investitori istituzionali (il 5% da Mediobanca); il restante 93% circa è andato ad Atlante che ha comprato la Popolare di Vicenza pagando ogni azione 10 centesimi, un insulto per chi pochi mesi prima le ha pagate 62 euro.

Nonostante questo, c’è, però, da considerare che senza l’intervento di Atlante la fine della Popolare di Vicenza sarebbe stata la risoluzione e il bail-in. In quel caso a rimetterci sarebbero stati tutti: gli azionisti, gli obbligazionisti e anche i risparmiatori con più di 100mila euro sul conto corrente.

Superato bene o male lo scoglio dell’aumento di capitale, la Popolare di Vicenza si è incagliata nella fase due dell’operazione: il debutto il Borsa.Con un flottante nettamente inferiore al 25% richiesto, Borsa Italia ha annunciato la bocciatura della richiesta di quotazione a Piazza Affari per la Popolare. La prima immediata conseguenza è la decadenza di tutte le richieste di acquisto delle azioni in sede di aumento di capitale perché strettamente legate allo sbarco in Borsa della Popolare di Vicenza.Così Atlante è costretto a sottoscrivere l’intero aumento di capitale e andrà a detenere il 99,33% della Popolare di Vicenza e lo 0,67% resta in mano ai vecchi azionisti, circa 120mila persone.

Salta la quotazione: le conseguenze

Il no di Borsa Italiana cambia le carte in tavola e riscrive l’esito dell’aumento di capitale, regalando la Popolare di Vicenza al fondo Atlante. Ma la decisione della Borsa comporta conseguenze per tutti gli attori in campo a partire dai piccoli soci azionisti che vedevano nella quotazione in Borsa una possibilità di vendere le azioni, magari recuperando qualcosa.

I piccoli azionisti. Per loro è una fregatura su tutta la linea, da almeno un anno a questa parte. Costretti a comprare le azioni della Popolare di Vicenza a 62 euro ad azioni soltanto un anno fa sono rimasti intrappolati nella banca veneta senza la possibilità di vendere le azioni quando hanno iniziato a piovere la prime rettifiche sul loro valore. Certamente lo sbarco in Borsa di una banca bollita non sarebbe avvenuto sul tappeto rosso, e il titolo avrebbe sofferto forti scossoni, ma almeno gli azionisti avrebbero avuto un mercato su cui rivendere le azioni della Popolare di Vicenza. Con il mancato debutto in Borsa le conseguenze sono principalmente tre: i soci azionisti restano con meno dell’1% della banca per un controvalore di poco più di 10 milioni di euro, pari a circa 12 centesimi per azione circa e non hanno modo di rivenderle. Coloro che avevano chiesto di comprare azioni durante l’aumento di capitale – circa 6 mila azionisti che volevano diluire le perdite comprando a 10 centesimi – non possono farlo perché senza quotazione in Borsa tutte le richieste decadono. E infine, non hanno voce in capitolo sul futuro della Popolare di Vicenza per la quale si parla già di spezzatino, fusione (con chi?) o vendita (a chi?) e su cui deciderà il fondo Atlante che ne detiene il 99%.

Fondo Atlante. Per il fondo privato nato per aiutare il sistema bancario, il primo banco di prova non è affatto semplice e ne ha evidenziato tutti i limiti. La “sola presenza” del fondo avrebbe spinto gli investitori a partecipare all’aumento di capitale della Popolare di Vicenza, si diceva, ma, invece, è stato tutto il contrario. Atlante è stato utile a portare a buon fine l’operazione della banca, ma non certamente a convincere investitori a partecipare. E questo è un primo, duro, schiaffo morale al fondo che intendeva da solo risollevare il sistema bancario italiano. Il mancato debutto in Borsa per Atlante significa spendere 120 milioni di euro in più, per comprare tutta l’offerta della Popolare di Vicenza con 1,5 miliardi circa. Considerando le risorse limitate a 4 miliardi e la altre operazioni che il fondo intende intraprendere, l’aumento di capitale della Popolare di Vicenza è stato molto dispendioso per Atlante che ora, inoltre, si trova con la patata bollente di una banca che non vuole nessuno e con la strada verso la Borsa bloccata.  

Per l’intero comparto bancario è stata un’altra bella batosta. Dopo la notizia del no di Borsa Italiana alla Popolare di Vicenza i titoli del comparto bancario sono crollati a Piazza Affari e anche stamattina hanno aperto in terreno negativo. In generale è chiaro che le ricette del governo per aiutare le banche italiane sono poco incisive, il potere salvifico del fondo Atlante è molto limitato e il mercato continua a tenere sotto pressione i titoli delle banche. E chissà con queste premesse quale sarà l’esito della prossime operazioni: la fusione tra Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano; l’aumento di capitale e la quotazione in Borsa di Veneto banca, la sorella minore della Popolare di Vicenza a cui è stata prescritta la stessa ricetta salvifica.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/popolare-di-vicenza-salta-la-quotazione-cosa-significa-azionisti-investitori-atlante-e-banche

 

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