TTIP, a che punto siamo? Tra le accuse di Greenpeace e le posizioni inconciliabili, la strada è ancora tutta in salita

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Greenpeace ha riacceso i riflettori sul TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti). Si tratta del più grande accordo commerciale al mondo che vuole spalancare reciprocamente le porte del mercato USA e Europa (che insieme valgono circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio).

La sezione olandese di Greenpeace ha trafugato e pubblicato oltre 200 pagine top secret sullo stato dei negoziati USA-Europa sul TTIP confermando di fatto i timori avanzati dai detrattori del trattato. Le posizioni su alcuni temi restano inconciliabili: gli USA vorrebbero un abbassamento degli standard europei su agricoltura, salute e ambiente, mentre l’Europa chiede il libero accesso al mercato USA di servizi finanziari e appalti ottenendo in cambio una porta sbattuta in faccia.

La Commissione europea ha dichiarato, anche recentemente, che i negoziati stanno proseguendo con successo e che si arriverà a breve alla firma ufficiale del TTIP. Ma stando ai documenti pubblicati da Greenpeace le cose non stanno proprio così, a meno che la Commissione non creda nei miracoli o sia già pronta ad arrendersi alle richieste USA. Ma quali sono i punti critici ancora al centro dei negoziati sul TTIP? Cerchiamo di fare il punto.

Cos’è il TTIP

Per chi ancora non lo sapesse, il TTIP è un trattato per il libero scambio tra USA e Europa che potrebbe cambiare la vita di milioni di persone. La firma del TTIP (ammesso che si arrivi a quel punto) avrebbe ricadute importanti su ogni settore economico della nostra vita: informatica, abbigliamento, agricoltura, servizi, lavori pubblici, finanza.

Quando circa tre anni fa si è iniziato a parlare di TTIP, il suo obiettivo sembrò positivo: eliminare ogni ostacolo, ogni barriera normativa o burocratica agli scambi commerciali tra l’UE e gli USA per favorire investimenti e commercio reciproco con ripercussioni positive dal punto di vista economico ed occupazionale. Ma round dopo round di negoziati è emersa la netta distanza tra USA e Commissione Europea su molti punti centrali dell’accordo. Questa rigidità delle parti ha di fatto rallentato la firma del TTIP che in certi momenti sembra essere finito su un binario morto.

Per portare a termine i negoziati ed approvare il TTIP, infatti, è necessario che USA o UE si arrendano alle pretese dell’altra sponda dell’Oceano. Ma non solo. Le critiche e l’opposizione al TTIP, nonostante i negoziati siano tenuti il più segreto possibile, stanno montando in molti paesi europei, tanto che il presidente francese, Francois Hollande, ha annunciato il voto contrario della Francia.

TTIP: posizioni “inconciliabili” e rischi

Greenpeace Olanda è entrata in possesso delle bozze di TTIP redatte fino all’aprile 2016. Il documento di 248 pagine, contiene capitoli “consolidati”, sui quali le posizioni di USA e UE convergono e altre tematiche su cui le richieste della parti restano in conflitto, ma l’organizzazione sottolinea il silenzio su alcune tutele previste da trattati precedenti, ma assenti nel TTIP. Non c’è alcun riferimento alle regole comprese negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation per la tutela dell’ambiente, né agli Accordi sul clima di Parigi, né alcun tipo di principio di precauzione per prodotti o servizi che possono mettere in pericolo la salute umana. Secondo Greenpeace “entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante”.

Uno dei punti più controversi riguarda proprio il principio di precauzione e l’impegno degli USA a ribaltare questa filosofia portando l’Europa a seguire le sue regole. L’UE ha regole molto più stringenti degli USA per quanto riguarda l’utilizzo di sostanze potenzialmente pericolose in agricoltura, cosmetica, abbigliamento e comparto alimentare: le aziende europee, prima di vendere o utilizzare una sostanza devono provare che non è nociva. Invece, negli USA vale la regola inversa: una sostanza non è nociva e quindi è ammessa finché non si prova il contrario. Questo approccio, secondo Greenpeace,  “mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche” come gli OGM e i pesticidi.

L’UE, infatti, vieta l’uso di migliaia di sostanze chimiche nocive per l’ambiente o la salute umana, mentre gli USA sono molto più permissivi e hanno vietato l’utilizzo di poche decine di sostanze chimiche. La firma del TTIP potrebbe spalancare le porte dell'Europa alle sostenze ammesse negli USA, ma ritenute pericolose nel Vecchio Continente. 

Altro punto delicato è quello della giustizia. Il TTIP prevede la creazione dell’ISDS (Investor-State Dispute Settlement), un meccanismo per la risoluzione delle dispute legali tra Nazioni e grandi aziende. In pratica le multinazionali potrebbero appellarsi a questo meccanismo sovra-comunitario per fare causa ad un Paese che in qualche modo limitasse con le proprie leggi gli investimenti. Secondo i detrattori del TTIP, se questo capitolo venisse approvato, le corti nazionali e quella europea sarebbero bypassate dall’ISDS, una corte speciale creata per facilitare gli interessi delle grandi aziende anche a scapito delle leggi nazionali.

Ma se in generale gli USA sono molto più permissivi dell’UE, su un paio di punti, invece, mostrano una chiusura totale. Quando si parla di mercato finanziario e appalti pubblici anche gli americani diventano protezionisti. Nelle gare pubbliche, vige la regola che previlegia l’affidamento dei lavori alle aziende statunitensi, sbattendo la porta in faccia alle imprese europee che, invece, vorrebbero avere le stesse possibilità di accesso al mercato statunitense degli appalti pubblici.

TTIP: tempi e procedure per la firma del trattato

Nato con le migliori intenzioni il TTIP è diventato un trattato discusso in segreto da Commissione UE e USA che potrebbe mettere a rischio la salute umana e animale, l’ambiente e il clima, la sovranità nazionale e le leggi europee. I documenti pubblicati da Greenpeace rivelano i tentativi dell’UE di trovare compromessi e punti di contatto per portare a termine i negoziati sul TTIP senza, però, abbassare gli standard di sicurezza e tutela vigenti in Europa. Ma da parte degli USA la rigidità è totale, gli americani vogliono esportare in Europa le proprie regole, senza però aprire la porta del Paese alle imprese diverse da quelle con la bandiera a stelle e strisce.

Per questo motivo in Europa sta crescendo il movimento di opposizione al TTIP sia interno che esterno alla Commissione. Il movimento Stop TTIP Italia ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul negoziato del TTIP ed ha organzzato una manifestazione per sabato 7 maggio a Roma. Intanto in questi giorni è arrivato anche il no della Francia. Il presidente Hollande ha dichiarato che la Francia dirà no al TTIP perché “non siamo per un libero scambio senza regole”.

Ma si arriverà davvero alla firma del TTIP?È difficile fare previsioni, ma la strada è ancora lunga e in salita. USA e Commissione UE vorrebbero arrivare alla firma del TTIP prima della presidenziali in autunno perché molti dei candidati alla Casa Bianca hanno già avanzato perplessità circa il TTIP e il cambio di inquilino potrebbe portare i negoziati su un binario morto.

L’ideale sarebbe arrivare ad un documento condiviso prima dell’estate, ma a meno che la Commissione UE non si arrenda alle pretese USA è molto difficile. Dopo l’accordo tra le parti, il TTIP sarebbe sottoposto alla verifica del Consiglio dei ministri europeo e al Parlamento che dovrà dare voto favorevole. Una volta ratificato il TTIP a Bruxelles, la parola finale spetterà ai 28 Parlamenti nazionali e anche solo un voto contrario bloccherebbe il trattato. E con il vento nazionalista che soffia in Europa l'approvazione finale del TTIP non è affatto scontata. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/ttip-che-punto-siamo-tra-le-accuse-di-greenpeace-e-le-posizioni-inconciliabili-la-strada-e-ancora

 

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