Veneto banca verso l’aumento di capitale: farà la stessa fine della Popolare di Vicenza? Gli scenari possibili

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Potrebbe essere l’inizio di un lungo dèjà vu. Veneto Banca si sta avvicinando all’operazione di aumento di capitale e quotazione in Borsa appena conclusa, non proprio nel migliore dei modi, dalla banca Popolare di Vicenza. E anche se nella più piccola Veneto Banca il clima è leggermente più favorevole, il timore di ritrovarsi di fronte ad un film già visto si fa sempre più concreto. Ieri, l’assemblea di Veneto Banca ha eletto il nuovo CDA: a sorpresa ha vinto (con il 57,9% di voti contro 37,2%) la lista presentata dalle associazioni dei soci con in testa Stefano Ambrosini e non quella proposta dal board uscente con Pierluigi Bolla presidente.

Ora il CDA, oltre ad avviare un’azione di responsabilità verso chi ha portato la banca nel baratro, dovrà anche guidare l’istituto verso l’aumento di capitale che la Borsa Italiana vuole nel mese di giugno dopo l’approvazione del bilancio. Ma il mercato accoglierà l’offerta di azioni di Veneto Banca con la stessa freddezza riservata alla Popolare di Vicenza? Secondo le prime indagini sul mercato, il rischio, in effetti, c’è. E così si fa sempre più probabile un nuovo intervento del fondo Atlante che dopo l’operazione sulla Popolare di Vicenza ne detiene oltre il 99% (facendo saltare la quotazione in Borsa per mancanza di flottante). E nell’ipotesi che Atlante si ritrovi con due cerini in mano, cioè con una posizione dominante in due banche bollite, il menu delle possibilità appare sconfinato: fusioni, sinergie, bad bank, spezzatino e chi più ne ha, più ne metta.

Veneto banca: le puntate precedenti

Anche l’incipit è lo stesso. Come accaduto per la Popolare di Vicenza anche Veneto banca si è trovata ad un bivio: votare per l’aumento di capitale da un miliardo e la quotazione in Borsa così come consigliato (per usare un eufemismo) dalla BCE, oppure procedere con la risoluzione europea. I soci hanno votato per la prima strada convinti dai vertici della banche che quello fosse la via verso la resurrezione di Veneto banca.

Intanto il valore delle azioni continua a scemare, anche qui l’esempio della Popolare di Vicenza fa temere il peggio. Nel 2014 le azioni di Veneto banca sono state vendute ai soci a 39,5 euro ognuna, nell’aprile del 2015 valevano 30 euro per poi scendere fino al valore attuale 7,30 euro. Ma l’erosione del valore delle azioni potrebbe non essere ancora finito: per la Popolare di Vicenza il prezzo per l’aumento di capitale è stato fissato tra i 3 euro e i 10 centesimi, uno schiaffo morale ed economico ai soci azionisti.

Superato l’appuntamento dell’assemblea per il rinnovo del CDA stiamo per entrare nel vivo dell’operazione. Entro un paio di settimane dovrebbe arrivare il prospetto della Consob e iniziare la fase di pre marketing per tastare il polso degli investitori. L’aumento di capitale vero e proprio è fissato per metà giugno e subito dopo, se ci saranno le condizioni, si proseguirà con la quotazione in Borsa.Ora la vera attesa è per capire quale sarà la forchetta di prezzo fissata per l’aumento di capitale di Veneto banca.

Veneto banca come la Popolare di Vicenza?

È presto per rispondere con certezza a questa a domanda. Nelle storie delle due banche ci sono molte analogie, ma anche alcune differenze. Veneto banca è una realtà più piccola, più territoriale, senza le aspirazioni della Popolare di Vicenza di entrare nell’Olimpo delle principali banche italiane. L’aumento di capitale è più contenuto, un miliardo, contro 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza, così come i miliardi persi con la svalutazione delle azioni (4 anziché 5). Ma l’humus in cui le due banche venete hanno “trafficato” negli ultimi anni e le dinamiche malate che le hanno portate sul baratro sono le stesse: conflitti di interesse, prestiti agli amici senza garanzie, valore delle azioni gonfiate artificialmente e sofferenze che si accumulano. E simile è anche la rabbia dei soci azionisti che sono stati convinti a sottoscrivere azioni delle banche, nella convinzione che fosse un investimento “sicuro”, e si trovano due anni dopo di fronte a svalutazioni mostruose.

È quindi probabile che anche per Veneto banca gli investitori non sgomitino per partecipare all’aumento di capitale. Secondo le prime indagini sul mercato, l’aumento di capitale di Veneto banca potrebbe essere sottoscritto fino a circa il 20%. A quel punto l’intervento del fondo Atlante sarebbe scontato. In linea con ciò che è accaduto con la Popolare di Vicenza, Atlante potrebbe sottoscrivere tutto l’inoptato, ovvero l’inveduto, facendo le veci di Intesa Sanpaolo, il garante dell’operazione di Veneto banca ritrovandosi in una posizione dominante.

L’ultima parola spetta poi a Borsa Italiana, che abbiamo già avuto modo testarlo, si attiene rigidamente alle regole tecniche: se non c’è il 25% di flottante niente quotazione in Borsa. Continuando su questo scenario ipotetico, Atlante si troverebbe a guidare due banche bollite a cui è stata sbarrata la porta di Piazza Affari.

Il menu di scenari è lunghissimo. Tra le ipotesi più accreditate in ambito finanziario c’è la fusione tra Veneto banca e Popolare di Vicenza, operazione già studiata in passato, ma poi naufragata per le posizioni troppo distanti. La creazione di un polo bancario veneto avrebbe dei vantaggi in termini di sinergie e l’appoggio sia della politica (il sindaco di Verona Flavio Tosi aggiungerebbe anche CariVerona) e della vigilanza europea che vede di buon occhio le aggregazioni. In questo caso a rimetterci sarebbero probabilmente i dipendenti delle due banche che avrebbero troppi sportelli sullo stesso territorio. I sindacati, infatti, sono già in allarme e chiedono un tavolo nazionale per discutere dei possibili effetti sull’occupazione di questo risiko bancario.

Altra strada è quella dello spezzatino delle due banche: Atlante avrebbe le mani libere per vendere singole partecipazioni oppure la rete di sportelli sul territorio, ma i ricavi rischiano di essere troppo risicati. Altrimenti si potrebbe seguire l’esempio del salvataggio delle quattro banche, Carichieti, Cariferrara, banca Marche e Etruria: creazione di una bad bank con le sofferenze e nascita di Nuova Veneto banca e Nuova Popolare di Vicenza da vendere insieme alle altre quattro banche sane.

Insomma, dando spazio alla fantasia le ipotesi sarebbero infinite, ma è inutile anticipare i tempi. A giugno, con l’inizio dell’aumento di capitale, sarà possibile intuire il futuro di Veneto banca e dei suoi soci azionisti che rischiano di dover assistere alla beffa finale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/veneto-banca-verso-laumento-di-capitale-fara-la-stessa-fine-della-popolare-di-vicenza-gli-scenari

 

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