Salva banche: le “trappole” nel decreto-rimborsi. Obbligazionisti divisi tra rimborsi automatici e arbitrato

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Dopo la presentazione in conferenza stampa, il decreto con i requisiti per i rimborsi agli obbligazionisti è arrivato in Gazzetta Ufficiale rivelando numerose criticità e creando molti dubbi. I destinatari del decreto, lo ricordiamo, sono gli obbligazionisti delle quattro banche oggetto del salva-banche, banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara che si sono ritrovati con un pungo di mosche al posto degli investimenti.

Con cinque mesi di ritardo, il Governo ha pubblicato il decreto che indica le strade da seguire per ottenere il rimborso dei soldi spesi in obbligazioni. I rimborsi arriveranno su un doppio binario: i rimborsi automatici fino all’80% e l’arbitrato che deciderà se l’obbligazionista ha o meno i requisiti per ottenere il rimborso. All’arrivo del decreto in Gazzetta Ufficiale sono seguite le critiche di obbligazionisti e associazioni dei consumatori che evidenziano nuove criticità e dubbi sul sistema dei rimborsi. Cerchiamo di chiarire alcuni punti.

Rimborsi automatici: requisiti

Possono chiedere il rimborso automatico del capitale investito coloro che hanno comprato le azioni prima della data del 12 giugno 2014 (giorno di entrata in vigore delle nuove leggi europee) e che abbiano un reddito lordo inferiore a 35mila euro oppure (basta una delle due condizioni) un patrimonio immobiliare fino a 100mila euro.

Ecco un dettaglio importante emerso con la pubblicazione del testo: per richiedere il rimborso automatico il cittadino deve aver acquistato le obbligazioni “nell’ambito di un rapporto negozialediretto con la banca in liquidazione che li ha emessi”. Ciò significa che restano esclusi coloro che hanno comprato le obbligazioni sul mercato secondario, tramite broker, altre banche o altri intermediari.

Tempi stretti e adempimenti “lunghi”

Gli obbligazionisti con questi requisiti avranno quattro mesi, a partire dalla data di approvazione definitiva del decreto (entro il 2 luglio, quindi), per presentare istanza di rimborso automatico al Fondo interbancario.

Altra “trappola”, secondo le associazioni dei consumatori, sarebbero proprio i tempi troppi stretti in relazione ad un lunga lista di adempimenti richiesti per inoltrate la domanda di rimborso automatico. Secondo quanto riporta il decreto-rimborsi, infatti, l’istanza dovrà essere corredata: dal contratto di acquisto dei bond, i moduli di sottoscrizione o di ordine di acquisto, l’attestazione degli ordini eseguiti, copia della “richiesta di pagamento del credito relativo agli strumenti subordinati”, dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare e immobiliare.

Comunque sia, presentata la richiesta di rimborso automatico con questi documenti, il Fondo interbancario deve verificare la correttezza della domanda e poi liquiderà la somma dovuta entro 60 giorni. Insomma, i soldi inizieranno ad arrivare non prima di dicembre.

Rimborso in caso di investimento condiviso

Da precisare che in caso di investimento condiviso, i requisiti patrimoniale e immobiliare si considerano singolarmente. Ipotizziamo due coniugi che hanno comprato insieme 100mila di obbligazioni; la moglie ha un reddito superiore a 35 mila euro, mentre il marito inferiore: in questo caso il marito avrà diritto al rimborso dell’80% dei suoi 50mila euro, mentre la moglie no.

Rimborso dell’80%

Il rimborso automatico prevede la restituzione dell’80% dell’investimento, non del capitale totale.Per avere una possibilità di ottenere il 100% dei soldi bruciati, gli obbligazionisti devono ricorrere all’arbitrato che, però, potrebbe concludersi con un rifiuto e a quel punto non resterebbe che la strada della causa legale con costi e tempi imprevedibili.

Non solo. Secondo il decreto, l’80% da restituire dovrà essere calcolato a partire dal patrimonio iniziale, cioè il corrispettivo pagato al netto delle spese per l’acquisto delle obbligazioni ma anche “al netto della differenza tra il rendimento dei bond alla data di sottoscrizione e quello di mercato di un Buono del tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente, considerando anche gli anni e frazioni di anno” in cui sono state detenute le obbligazioni.

Arbitrato o rimborso automatico?

Uno dei dettagli del decreto-rimborsi più criticati, infatti, indica che la richiesta di rimborso automatico e l’arbitrato sono due strade alternative, una esclude l’altra e conclusa una procedura l’obbligazionista non può ricorrere all’altra. Se un obbligazionista crede di avere i requisiti per ottenere il rimborso automatico e inoltra la richiesta, se questa viene bocciata, non può rivolgersi all’arbitrato.

Arbitrato avvolto nell’incertezza

Sul meccanismo dell’arbitrato resta ancora una nube di incertezza. Il decreto ministeriale per fissare le regole dell’arbitrato, atteso anch’esso da cinque mesi, ancora non si vede. E il decreto-rimborsi varato dal governo fa slittare ancora, da 90 a 180 giorni, la scadenza per approvare il decreto con le linee guida per l’arbitrato. L’unica certezza al momento è che il meccanismo sarà gestito dall’ANAC, l’Autorità anticorruzione capitanata dal Raffaele Cantone. L’arbitrato dovrebbe essere il luogo in cui il cittadino potrà provare di essere stato truffato, per esempio con una MIFID alterata, e quindi di meritare il rimborso.

Dopo il rimborso automatico (con tutti i paletti del caso) e l’arbitrato, l’ultima spiaggia per gli obbligazionisti resta la causa legale, aderendo all’azione di un’associazione dei consumatori oppure personale. In ogni caso, tempi e costi di questa via dovrebbero essere più elevati.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/salva-banche-le-trappole-nel-decreto-rimborsi-obbligazionisti-divisi-tra-rimborsi-automatici-e

 

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