Banco Popolare verso l’aumento di capitale da un miliardo. Numeri e prossime tappe per la fusione con BPM

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Banco Popolare si avvia verso l’aumento di capitale da un miliardo propedeutico alla fusione con BPM. L’assemblea dei soci, riunita sabato a Verona, ha approvato con grande maggioranza il via libera per l’operazione di rafforzamento del capitale.

L’aumento di capitale da un miliardo è stato espressamente richiesto dalla BCE chiamata a dare l’ok per l’operazione di fusione tra il Banco Popolare e BPM. La Banca centrale europea ha chiesto il rafforzamento di capitale del Banco Popolare, ma anche chiarimenti sul sistema della governance e bloccato il progetto delle due banche italiane di mantenere due licenze bancarie. Dopo la fusione la licenza bancaria sarà unica.

Con l’aumento di capitale, quindi, si entra nel vivo dell’operazione di fusione che dovrebbe portare alla nascita della terza banca italiana, sulla scia della maxi fusione che dette vita a Intesa Sanpaolo. Il percorso verso la fusione di Banco Popolare e BPM richiede ancora diversi mesi: la fusione effettiva è prevista per novembre e alcuni punti del progetto entreranno a regime soltanto nei prossimi anni.

Dopo qualche aggiustamento la BCE ha dato il via libera al matrimonio, fortemente voluto anche dai vertici delle due banche e dal governo che poco più di un anno fa ha approvato la riforma della banche popolari proprio per spingere le banche verso l’aggregazione. Gli unici a rimanere scettici sono i sindacati dei dipendenti bancari. Il timore è che dalla sovrapposizione degli sportelli bancari sullo stesso territorio possa scaturire un piano di razionalizzazione dei dipendenti fino anche ai licenziamenti.

I numeri del matrimonio Banco Popolare BPM

Nel corso dell’assemblea del Banco Popolare, l'amministratore delegato del gruppo, Pier Francesco Saviotti ha sostenuto che il matrimonio tra le due banche sarà l’operazione più importante del decennio sulla scia della nascita di Intesa Sanpaolo.

Gli obiettivi della fusione tra Banco Popolare e BPM sono stati chiari fin dall’inizio e rientrano nel quadro delineato dal governo con la riforma delle popolari: rafforzamento patrimoniale, riduzione più rapida dei crediti deteriorati, livello più elevato di coperture delle sofferenze, miglior qualità del capitale e degli attivi per affrontare le turbolenze dei mercati finanziari.

Ma come avverrà la fusione? Secondo gli accordi presi dai rispettivi consigli di amministrazione, agli azionisti del Banco Popolare andrà il 54% della nuova banca Spa, mentre a BPM andrà il 46%. Sull’assetto operativo, la BCE ha dovuto metterci lo zampino. Il matrimonio comporta un riassetto importante per quanto riguarda la governance delle banche e i due schieramenti erano poco propensi a lasciare le poltrone tanto che inizialmente si pensava di dare autonomia a BPM prevedendo due licenze bancarie. Una strada, però, poco praticabile per la BCE che ha imposto il mantenimento di un’unica licenza bancaria. La fusione, quindi, avverrà per fusione propria: sarà creata una newco come nuova capogruppo sotto forma di Spa. Si prevede lo scorporo della rete di sportelli delle due banche nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese e il conferimento in una banca-rete BPM Spa. Entro il terzo anno dalla fusione la nuova società e tutta la sua rete di sportelli andranno a confluire nella capogruppo.

La nuova banca, secondo i numeri snocciolati dai due consigli di amministrazione, avrà 4 milioni di clienti e 2.500 filiali, un totale attivo di 171 miliardi, una raccolta diretta di 120 miliardi a fronte di impieghi stimati in 113 miliardi, la raccolta indiretta pari a circa 105 miliardi, di cui 56 miliardi gestita. Con questi numeri la Banco Popolare-BPM sarà il terzo gruppo bancario italiano con una quota di mercato intorno all’8%.

Per quanto riguarda la governance, alla fine, pare che sia trovato un’accordo per portare il numero dei consiglieri da 19 a 15 entro tre anni dalla fusione, cioè quando il matrimonio entrerà davvero a regime. Per il primo triennio, quindi, il consiglio di amministrazione avrà 19 componenti: l’amministratore delegato sarà Castagna di BPM, altri 7 saranno designati da BPM (tra cui il vice presidente vicario) e 9 dal Banco Popolare (tra cui il presidente Carlo Fratta Pasini e altri due vice presidenti) e gli ultimi due “indipendenti” scelti di comune accordo. 

Sul piano occupazionale, i sindacati sono già in fermento e chiedono garanzie sulla situazione post fusione. L’AD del Banco Popolare Saviotti ha garantito che “non ci sarà alcun licenziamento: chi uscirà è perché vorrà partecipare ai fondi di solidarietà”. Ma la UILCA, il sindacato dei lavoratori operanti nel sistema del credito, prima di festeggiare il matrimonio vuole vederci chiaro. Banco Popolare e BPM non hanno ancora presentato il piano industriale del futuro polo bancario, il documento che indicherà nel dettaglio gli obiettivi delle banche e tutte le misure da prendere. Soltanto con il piano industriale si potrà capire “il numero degli esuberi, il numero delle chiusure delle filiali e le sovrapposizioni delle sedi”, spiegano i sindacati.

Le prossime tappe verso la fusione

Dopo l’ok (comunque scontato) all’aumento di capitale si sta per entrare nel vivo dell’operazione di fusione tra BPM e Banco Popolare. Entro maggio è prevista l’approvazione del piano industriale da parte dei due CDA e la presentazione del prospetto per l’aumento di capitale e poi l’avvio dell’operazione. Di fusione vera e propria ne parleremo a fine luglio quando i due Consigli dovranno esaminare e approvare il progetto di fusione. Entro ottobre sono previste le assemblee straordinarie dei soci per l'approvazione del matrimonio, il via libera dell’autorità alla fusione, la trasformazione in SPA e l’approvazione dello statuto della capogruppo. Infine, ultima tappa a novembre: la stipula dell’atto di integrazione.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banco-popolare-verso-laumento-di-capitale-da-un-miliardo-numeri-e-prossime-tappe-la-fusione-con-bpm

 

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