Grecia: prove di dialogo con la Troika, ma resta nodo debito e clausole di salvaguardia. Quanto reggerà Tsipras?

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Prove di dialogo tra l’ex Troika e la Grecia, ma per il momento ancora nessun accordo è stato raggiunto.L’Eurogruppo di ieri si è concluso con un niente di fatto, tutto rinviato al 24 maggio quando il governo Tsipras dovrebbe incassare il via libera per la tranche di aiuti da 5,7 miliardi.

L’approvazione da parte del governo ellenico della riforma fiscale e delle pensioni è stato fondamentale per riaprire il dialogo con i creditori che, la scorsa settimana, sembrava essere finito su un binario morto. Un passo avanti, quindi, è stato fatto, ma sul tavolo dell’Eurogruppo ci sono tre punti da risolvere: le riforme contenute nell’accordo che Tsipras è riuscito a far passare, non senza fatica, in parlamento; la questione della clausole di salvaguardia chieste dalla Troika e rispedita al mittente dalla Grecia; e il tema del debito.

Risolto il primo punto, restano altri due nodi da sciogliere: sulle clausole si sta trattando, sul debito pubblico della Grecia regna ancora la discordia totale tra gli creditori stessi. E sullo sfondo delle trattative si fa sempre più evidente il malcontento dentro e fuori il parlamento di Atene. Mentre il governo Tsipras cercava di tenere la sua maggioranza compatta per il voto delle riforme chieste alla Grecia in cambio del terzo piano di salvataggio, in piazza migliaia di persone manifestavano contro il governo. La riforma delle pensioni e quella del fisco hanno fatto salire la temperatura in Grecia e la tenuta della maggioranza di Tsipras è sempre più in bilico. Non è escluso, infatti, che di fronte a nuove richieste dei creditori, Tsipras sia costretto a tornare alle urne.

Le riforme approvate in Grecia

La settimana è iniziata con l’approvazione da parte del parlamento delle due riforme, del fisco e delle pensioni, chieste dalla Troika e temute dai cittadini. Domenica sera la maggioranza di Tsipras è riuscita ad approvare le riforme con 153 voti a favore e 143 contrari. Il testo fiscale, in pratica, porta l’IVA dal 23 al 24% e riduce la soglia di reddito esentasse a 9.091 euro facendo risparmiare alle casse di Atene 5,4 miliardi di euro all’anno utili a raggiungere un surplus primario al 3,5% del PIL nel 2018. Rivisti al rialzo anche gli scaglioni di aliquote IRPEF e la tassa di solidarietà per i redditi più alti. La riforma delle pensioni non tocca i trattamenti minimi, incidendo, invece, gli assegni supplementari con risparmi per 1,8 miliardi.  

Il premier Tsipras è quindi riuscito a far passare le due riforme chieste dai creditori nell’ambito delle trattative per il terzo piano di salvataggio della Grecia firmato lo scorso agosto. Una bella vittoria per il governo ellenico che, però, è sempre più appeso al filo di una maggioranza risicata e instabile. Ulteriori richieste da parte della Troika potrebbero mettere in seria difficoltà il governo di Syriza con il rischio ultimo di portare la Grecia nuovamente alle urne.

Le clausole di salvaguardia chieste dalla Troika

Questa sorta di clausole di salvaguardia (quelle che l’Italia usa a piene mani) è l’ultima trovata della Troika per stare con il fiato sul collo della Grecia. Nonostante l’approvazione delle riforme chieste nel memorandum, la Troika teme che la Grecia non sia in grado di raggiungere l’obiettivo di un avanzo primario del 3,5% nel 2018 e chiede l’introduzione di una clausola che preveda tagli automatici per altri 3,6 miliardi di euro.

La proposta era già stata rispedita al mittente: il ministro delle finanze greco Euclis Tsakalotos ha negato la possibilità di approvare una clausola di questo tipo perché in Grecia sarebbe anticostituzionale. Ma sia lui che il premier Tsipras si sono impegnati a rispettare gli impegni di bilancio oppure ad attivare tagli automatici nel momento in cui l’Eurostat certificasse scostamenti significativi.

L’Eurogruppo di ieri pare aver fatto un passo verso il governo Tsipras: il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha specificato che i ministri hanno accettato la proposta della Grecia, ma “rafforzandola”, rendendola più rigorosa. Approvate le riforme e trovato (forse) un accordo anche sulle clausole di salvaguardia, il via libera per la tranche da 5,7 miliardi di aiuti dovrebbe essere dietro l’angolo. L’Eurogruppo torna a parlarne il 24 maggio a poco più di un mese dalla scadenza di luglio quando la Grecia dovrà rimborsare 3,5 miliardi ai creditori e avere liquidità sufficiente per pagare stipendi pubblici e pensioni.

Il tasto dolente: il tema del debito

Il terzo nodo da sciogliere è quello più intricato: l’enorme debito pubblico che la Grecia si trascina di salvataggio in salvataggio. E’ per questo che il Fondo Monetario Internazionale sostiene da tempo la necessità di ristrutturare il debito pubblico e minaccia di sfilarsi dal terzo piano di salvataggio. La posizione più rigida sul tema del debito di Atene è quella della Germania e degli altri Paesi "falchi" dell’UE che non vogliono nemmeno sentire parlare di taglio del debito. L’unica strada percorribile è quella di un accordo su un mix di allungamento delle scadenze e taglio ai tassi d'interesse, già bassissimi.Ma la discussione sul tema del debito è appena iniziata e la distanza tra le parti appare ancora incolmabile.

Nonostante una timida rasserenata, restando ancora molte nubi sul futuro della Grecia. Il passaggio in parlamento sulle riforme del fisco e delle pensioni ha ulteriormente indebolito la maggioranza di Tsipras e le altre richieste della Troika potrebbero rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso. Il prossimo appuntamento intanto è fissato per il 24 maggio quando l’Eurogruppo dovrebbe approvare la verifica delle riforme votate in Grecia e accordare la tranche di aiuti. Ma il condizionale resta d'obbligo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/grecia-prove-di-dialogo-con-la-troika-ma-resta-nodo-debito-e-clausole-di-salvaguardia-quanto-reggera

 

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