Riforma pensioni e uscita anticipata: ecco perché l’APE non sarà affatto conveniente per i lavoratori

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Il Governo ha annunciato la riforma delle pensioni con l’introduzione di un meccanismo, l’APE che permetta l’uscita anticipata dei lavoratori “fregati” dalla riforma Fornero. Nelle prossime settimane il testo curato dai tecnici di palazzo Chigi vedrà la luce, ma la riforma delle pensioni entrerà nella legge di stabilità 2016. Questo meccanismo per la pensione anticipata prevede delle penalizzazioni sull’assegno della pensione in base all’importo della pensione maturata e alla categoria del lavoratore interessato. La riforma delle pensioni targata Renzi cerca di bilanciare il desiderio o bisogno di andare in pensione anticipata con la necessità di non gravare sulle casse dello Stato e il risultato rischia di essere un vero e proprio flop sulla scia dell’anticipo del TFR in busta paga. Ogni proiezione, al momento, si basa sulle anticipazioni trapelate da palazzo Chigi, ma sono sufficienti per creare molti dubbi e qualche domanda sul meccanismo per la pensione anticipata.

Pensione anticipata quanto mi costi

Il problema, purtroppo lo sappiamo bene, è che la coperta fiscale italiana è corta e per introdurre la pensione anticipata il governo vuole spendere il meno possibile per non mettere a rischi i conti pubblici e non inciampare in uno stop a livello europeo. Altre proposte per introdurre flessibilità per la pensione, come quella del presidente dell’INPS, Tito Boeri, hanno la colpa di gravare troppo sulle casse statali e di andare a toccare qualche privilegio difficile da sradicare dalla politica italiana.

Insomma, la riforma delle pensioni allo studio del governo Renzi peserà pochissimo sulle casse dello Stato, abbastanza su quelle delle aziende che vogliono mandare in pensione anticipata i lavoratori e moltissimo sulle tasche dei lavoratori che vogliono andare in pensione 1 o 3 anni prima.

Prendiamo un lavoratore con contratto a tempo indeterminato in un’azienda privata che vuole andare in pensione anticipata. Sul suo assegno graverà sia la penalizzazione prevista dal governo(2-3% all’anno per le pensioni fino a tre volte il minimo e 5-8% l’anno per le pensioni superiori)che le rate per il rimborso del prestito pensionistico che il lavoratore ha dovuto chiedere ad una banca o assicurazione.

Secondo le prime proiezioni, quindi, si avrebbero le seguenti penalità:

  • Per un assegno di circa 1.500 euro si avrebbe un taglio di 560 euro mensili per tre anni di anticipo sulla pensione ordinaria; di 370-380 mensili per due anni di anticipo sulla pensione ordinaria e 180-190 euro mensili di taglio per un anno di anticipo.
  • Per un assegno di 3.000 euro mensili si avrebbe un taglio della pensione mensile di 1.390 euro per un anticipo di tre anni sulla pensione ordinaria; di 926 euro per due anni di anticipo e 463 euro al mese per un solo anno di anticipo rispetto alla pensione ordinaria.

Da precisare: la decurtazione in base agli anni di pensione anticipata sarebbe strutturale e rimarrebbe anche al momento della maturazione dei requisiti per l’età pensionabile ordinaria. Le rate per il rimborso del prestito pensionistico, invece, si esauriranno in base agli accordi presi con banche o assicurazioni, ma non saranno inferiori ai 15 anni.

Questo prezzo altissimo da pagare per la pensione anticipata riguarda la categoria dei lavoratori che vogliono l’uscita da lavoro volontaria. Per le altre due categorie, i disoccupati (troppo vecchi per trovare un altro lavoro e troppo giovani per andare in pensione) e coloro che l’azienda vuole mandare in prepensionamento la situazione è leggermente diversa. Nel primo caso dovrebbero rimanere le penalizzazione sulla pensione calcolate in base agli anni di anticipo e all’assegno pensionistico, ma il costo del prestito pensionistico dovrebbe essere a carico dello Stato. Stessa cosa nel secondo caso, in cui, però, il prestito-ponte sarebbe finanziato dall’impresa.

Riforma delle pensioni: restano molte domande

Sul calcolo dei costi della pensione anticipata incidono anche altri fattori al momento poco chiari. A quanto ammontano gli interessi chiesti da banche e assicurazioni per i prestiti pensionistici? Chi li paga (Stato, INPS, o lavoratore)? Quanto sarà la tassazione sulle pensioni?

Restano molte domande anche sulla platea degli interessati. Questo meccanismo per la pensione anticipata vale anche per i dipendenti pubblici? E per gli autonomi? Vale solo per i nati negli anni 1951-51-53 o sarà strutturale?

Insomma, il testo atteso nelle prossime settimane dovrà dare risposte a molte domande sul meccanismo per la pensione anticipata, ma alcuni punti fermi sono già individuabili: il costo per un lavoratore che voglia andare volontariamente in pensione anticipata sarà salatissimo; questa riforma è solo un palliativo. Sotto pressione per le richieste di cittadini e opposizione Renzi vuole dare un “contentino” a coloro che invocano la pensione anticipata, ma non risolve affatto i problemi del sistema pensionistico italiano. Sarebbe necessaria una vera riforma globale del sistema delle pensioni che lo renda sostenibile, cancellando privilegi e ruberie e, magari, dando una speranza alla generazione ’80, ma la strada intrapresa dal governo va in tutt'altra direzione. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/riforma-pensioni-e-uscita-anticipata-ecco-perche-lape-non-sara-affatto-conveniente-i-lavoratori

 

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