Il petrolio continua a salire, ma il rally potrebbe esaurirsi presto

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Nel 2016 il petrolio ha registrato un rally particolarmente importante che lo ha portato dai minimi degli ultimi decenni a 27,11 dollari al barile Brent fino a oltre quota 48 nella metà di maggio, segnando quindi un rialzo in sei mesi di poco meno dell’80%.

imageIl grafico giornaliero del Brent fra maggio 2014 e maggio 2016 CMC Merkets

Diversi fattori hanno contribuito a far crescere i prezzi, sia per ragioni tecniche, sia per ragioni fondamentali. Per quanto riguarda le prime, molto semplicemente, i prezzi dopo essere crollati quasi ininterrottamente da oltre quota 100 dollari al barile avevano bisogno di recuperare un po' di fiato nella corsa al ribasso. La discesa ai minimi degli ultimi 12 anni è stata probabilmente vista come un'opportunità per chiudere le posizioni ribassiste e magari provare ad approfittare di un rimbalzo in ottica speculativa.

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Più interessanti, invece, sono le ragioni fondamentali che hanno influenzato i prezzi dell'oro nero. Come sappiamo negli ultimi due anni il petrolio è crollato soprattutto a causa di un forte divario tra la domanda e l'offerta di greggio. Mentre la prima è stata in calo per via del rallentamento globale dell'economia e per i sempre maggiori investimenti in efficienza energetica, la seconda è letteralmente esplosa: grandi produttori tradizionali come Arabia Saudita e Russia hanno infatti portato la propria produzione ai massimi storici, mentre altri paesi sono entrati prepotentemente sul mercato allettati dal barile a tre cifre.

Oltre a questo, il disgelo fra l'Occidente e l'Iran ha portato alla riduzione delle sanzioni nei confronti di Teheran, che quindi ha potuto ricominciare a recuperare terreno perso negli ultimi anni. Tutti questi fattori hanno letteralmente inondato il mercato di petrolio.

imageLa crescita della produzione petrolifera nei vari Paesi fra gennaio e febbraio 2016 IBTimes USA

Nelle ultime settimane, però, alcune cose sono cambiate e hanno portato i prezzi a lievitare. Innanzitutto il dollaro, valuta con la quale tradizionalmente viene scambiato l'oro nero, si è indebolito, mentre i produttori di petrolio non convenzionale, specialmente in Nord America, sono stati colpiti dal crollo dei prezzi e in certi casi sono stati buttati fuori dal mercato. Questa crisi ha costretto ad un taglio degli investimenti nel settore, che più avanti lungo la strada porterà ad una riduzione dell'offerta, e quindi ad un aumento dei prezzi del greggio. Infine hanno aiutato anche dati economici un po' più forti del previsto provenienti in particolare dalla Cina.

Ma più in particolare sono stati due i cambiamenti nell'offerta che hanno portato un po' di bilanciamento sui mercati. Da un lato ci sono gli incendi in Alberta, Canada, che hanno complicato la vita alle operazioni di estrazione di petrolio di scisto, mentre alcuni attacchi agli oleodotti in Nigeria hanno rallentato la produzione da quelle parti. Si ritiene che questi ultimi due eventi abbiano comportato un calo della produzione di 1,5 milioni di barili al giorno, riducendo di molto il gap tra domanda ed offerta, e quindi stabilizzando il mercato verso livelli più elevati.

imageUn'auto parcheggiata davanti a una delle zone colpite dagli incendi in Alberta REUTERS/Mark Blinch

È quindi il caso di aspettarsi prezzi del petrolio più elevati in futuro? Non è detto: tanto per cominciare gli ultimi due eventi sono in qualche modo temporanei, e anche se le distruzioni degli oleodotti nigeriani continueranno, è molto probabile che la produzione si riprenderà nei prossimi mesi. L'economia dell'Alberta dipende in gran parte dall'estrazione di petrolio di scisto, l'area colpita dagli incendi è diffusamente interessante per la produzione e, una volta spento l'incendio (potrebbero volerci settimane), l'estrazione potrebbe ricominciare e troverebbe incoraggiamenti da più alti prezzi del petrolio.

Bisogna poi considerare che l'Iran sta continuando a ricostruire la propria capacità produttiva molto velocemente, più del previsto, contribuendo alla ripresa dell'offerta. Infine le buone notizie dal punto di vista economico potrebbero velocemente cambiare segno durante l'estate, sia perché i problemi cinesi restano sotto osservazione, sia perché l'Europa dovrà affrontare sfide molto pericolose che potrebbero provocare incertezze.

Un rialzo molto veloce dei prezzi potrebbe anche causare un altrettanto veloce ribasso anche per motivi tecnici, poiché l'elevata volatilità non permetterebbe il ribilanciamento del mercato.

Questo ribasso però potrebbe essere recuperato nella seconda metà dell'anno se i timori relativi al rallentamento globale dovessero essersi alleggeriti, anche se appare estremamente improbabile che rivedremo presto il petrolio oltre i cento dollari al barile come siamo stati abituati in passato poiché offerta di petrolio è destinata a rimanere a livelli piuttosto elevati a meno che l’OPEC non riesca in qualche modo a recuperare il suo ruolo di guida del mercato, in questo momento piuttosto ridotto sia per divisioni interne, sia per via della forza che hanno guadagnato altri competitor.

Un indizio sarà l’incontro di Vienna dell’OPEC, in programma per il prossimo 2 giugno: la Russia, che non è membro dell’OPEC, potrebbe nuovamente avanzare la proposta di congelamento della produzione messa sul tavolo a Doha, e questa volta l’Iran potrebbe essere disposto a parteciparvi visto che ha quasi raggiunto l’obiettivo di riportare la produzioni ai livelli precedenti alle sanzioni. Altri Paesi sinora in dubbio, come Iraq e Libia, che vogliono spingere le proprie produzioni, potrebbero essere allettati da una stabilizzazione a livelli più elevati come quelli attuali. L’Arabia Saudita potrebbe quindi essere messa all’angolo e costretta a scoprire il suo bluff e ad accettare il congelamento della produzione anche per tamponare la propria emorragia di valuta forte.

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Molto dipenderà da quanto il Regno saudita vorrà perdere in termini di quota di mercato, poiché un congelamento della produzione e quindi prezzi stabilmente più elevati manderebbero in fumo i propositi di distruzione del boom del petrolio di scisto: i produttori del Nord America già incamminati sulla via della chiusura potrebbero essere salvati in extremis dal rialzo dei prezzi, riaccendendo la volontà di investire nel settore e quindi contribuendo a risollevare l’offerta. In questo scenario l’Arabia Saudita, con le mani eventualmente legate dall’accordo sul congelamento della produzione a livelli già elevatissimi, sarebbe costretta a cedere quote di mercato, mentre i suoi rivali sia economici che geopolitici (come l’Iran) potrebbero prosperare a sue spese.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/il-petrolio-continua-salire-ma-il-rally-potrebbe-esaurirsi-presto-1451255

 

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