Economia circolare: l’Europa spinge al riuso. Ecco i benefici per l'economia, l'occupazione e l'ambiente

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Tutte nasce dalle tre R: riduci, riusa e ricicla.L’economia circolare, vuole rivoluzionare il paradigma della rivoluzione industriale e il boom del consumismo affermando pratiche di riciclo e riuso in un circolo virtuoso che protegge la salute e l'ambiente. L’economia circolare, dopo un paio d’anni di balletto normativo a livello Europeo è stata battezzata da Bruxelles che vorrebbe spingere gli Stati membri a superare l’economia lineare. E non si tratta di propagandare la “decrescita felice” o un ritorno alle origini, tutt’altro: per mettere in pratica l’economia circolare sono necessari importanti investimenti in ricerca e sviluppo, in nuove tecnologie ed innovazione. Sarebbe un cambiamento epocale che secondo varie stime porterebbe ingenti benefici economici (a fronte in importanti investimenti iniziali) e un impatto positivo su occupazione e ambiente. In Europa e in Italia ci sono già esempi pratici di economia circolare: grandi aziende aderenti a GEO, il Green Economy Observatory che sperimentano e mettono in pratica modelli di economia circolare oppure piccole realtà o nuove startup che puntano sul riciclo e sul riuso per fare impresa. La strada è ancora lunga e in salita, ma il panorama e soprattutto la meta sono sorprendenti.

 Cos’è l’economia circolare

Il concetto di economia circolare ha iniziato a svilupparsi in risposta alla crisi del modello tradizionale: l’economia lineare che deve affrontare il problema della limitatezza delle risorse utilizzate. L’obiettivo dell’economia circolare è quello di passare dal principio per cui si estrae, si produce, si consuma e si butta via ad un paradigma diverso, circolare appunto, che prevede l’estrazione, la produzione, l’uso e poi il riuso o il riciclo in un flusso continuo che fa bene all’ambiente, alla società e anche all’economia.

L’economia circolare supera il modello industriale nato fra Settecento e Ottocento e afferma un modello ciclico che si rinnova continuamente in cui ogni rifiuto, ogni scarto diventa la materia prima per costruire un nuovo oggetto. Al centro del modello c’è la sostenibilità del sistema grazie alla costante trasformazione dei materiali di recupero o dei rifiuti in nuova materia prima o prodotti di qualità superiore.

L’economia lineare sta entrando in crisi. Entro il 2030 sono attesi altri 3 miliardi di nuovi consumatori che spingeranno ancora la domanda di beni. I prezzi delle commodities (incluse le risorse naturali) hanno registrato una crescita di quasi il 150% tra il 2001 e il 2010 e secondo gli esperti alcune materie prime indispensabili per l’industria sono destinate ad esaurirsi in breve tempo. Per questo è necessario ripensare le modalità di sfruttamento e utilizzo. 

Quadro normativo: UE e Italia

Il concetto di economia circolare in realtà nasce negli sessanta, ma sta iniziando ad affermarsi sul panorama europeo nel 2014 quando la Commissione Europea pubblica la Comunicazione “Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti”. Lo scopo era quello di costruire un quadro legislativo e culturale favorevole per promuovere nei vari Paesi membri l’economia circolare.  Tra gli obiettivi indicati dalla Commissione c’è il raggiungimento dell’80% della percentuale di packaging a riciclo o riutilizzo entro il 2030 (90% per la carta e 60% per la plastica entro il 2025, 80% per il legno entro il 2030, 90% per ferro, vetro e alluminio entro il 2030); ridurre la produzione di rifiuti alimentari del 30% entro il 2025; e azzerare il deposito in discarica entro il 2025 per i rifiuti riciclabili come plastica, carta, metalli, vetro, e rifiuti biologici.

A fine 2014 il pacchetto europeo sulla Circular economy, però, è stato ritirato giustificando la decisione con la necessità di esaminare la quantità di risorse economiche per l’attuazione dell’economia circolare in relazione ai suoi benefici. Un anno dopo, il 2 dicembre 2015, la commissione torna sul tema presentando un nuovo pacchetto sull’economia circolare “più ambizioso di quello vecchio”. In realtà la commissione fissa nuovi obiettivi al 2030: 65% del riciclaggio dei rifiuti urbani; 75% del riciclaggio dei rifiuti da imballaggio; massimo 10% dei rifiuti in discarica e divieto del collocamento in discarica dei rifiuti della raccolta differenziata. La novità più rilevante del nuovo pacchetto sull’economia circolare sono i finanziamenti: oltre 650 milioni di euro provenienti da Orizzonte 2020 e altri 5,5 miliardi dai fondi strutturali per finanziare le azioni strategiche.

Benefici economici ed esempi pratici

Anche nel caso dell’economia circolare la politica rincorre la realtà e le aziende sono sempre un passo avanti ai parlamenti, comunitari o nazionali che siano. Sono già numerosi gli esempi di economia circolare e le startup nate per commercializzare prodotti fatti con materiale di recupero. Tra gli esempi più noti, c’è il caso di Barilla che ha lanciato il progetto “Cartacrusca”: produce carta dalla crusca, cioè dallo scarto derivante dalla macinazione dei cereali lavorata insieme alla cellulosa.

Altro esempio interessante è quello di Mapei (società italiana di produzione di materiali chimici per l’edilizia) che ha sviluppato Re-con Zero: si tratta di un additivo innovativo che trasforma, in pochi minuti il calcestruzzo reso (cioè il calcestruzzo fresco non utilizzato, considerato uno scarto) in un materiale granulare che può essere utilizzato come aggregato per la produzione di nuovo calcestruzzo.

In Toscana, il distretto della carta propone l’esempio di Lucart che recupera al 100% il Tetrapak da cui deriva carta per carta igienica, tovaglioli e fazzoletti. Non solo: dalla lavorazione di polietilene ed alluminio nasce una nuova materia prima utilizzata dalla società Rein per la costruzione di pali da ormeggio per la laguna di Venezia.

Secondo la Commissione europea l’uso più efficiente delle materie prime e delle risorse lungo tutta la catena produttiva potrebbe ridurre il fabbisogno di nuova materia del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l'industria europea stimati in 630 miliardi di euro l'anno. Diversi studi sulle potenzialità dell’economia circolare indicano che l'industria europea, grazie ai notevoli risparmi sul costo delle materie prime, potrebbe spingere la crescita del PIL europeo di circa il 3,9% e creare milioni di nuovi posti di lavoro.L’economia circolare potrebbe far risparmiare l'8% del fatturato annuale alle industrie riducendo anche le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%.

Per realizzare l’economia circolare, però, sono necessari ingenti investimenti in ricerca e sviluppo per capire come trasformare i rifiuti in nuova materia prima e per progettare nuovi prodotti. Per questo motivo e per il radicamento di una mentalità ormai votata al consumismo frenato la strada verso l’economia circolare, nonostante l'interesse della Commissione UE, sembra molto in salita.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/economia-circolare-leuropa-spinge-al-riuso-ecco-i-benefici-leconomia-loccupazione-e-lambiente

 

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