Pagelle UE: in arrivo il giorno del giudizio per l’Italia. Comunque vada per i cittadini saranno dolori

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È in arrivo il giorno del giudizio per l’Italia e gli altri colleghi dell’Unione Europa. Domani (mercoledì 18 maggio) sono attese le pagelle della Commissione europea sulle leggi di stabilità approvate sul finire dello scorso anno. L’Italia, in particolare, si gioca una partita importante. Lo abbiamo spiegato più volte: con la legge di stabilità 2015 il governo ha chiesto a Bruxelles tutta la flessibilità possibile e anche qualcosa di più e non è detto che dalla Commissione europea arrivi un giudizio positivo. Soprattutto perché l’Italia, pur mantenendo il rapporto deficit/PIL sotto la soglia del 3%, continua, invece, a sforare i parametri di bilancio sul debito pubblico. I Paesi con debito monstre come l’Italia dovrebbero tagliare il debito di un ventesimo l’anno invece nel Belpaese il debito pubblico continua a salire da 7 anni. Il governo Renzi promette da un paio d’anni il taglio del debito sempre ben oltre il 130% del PIL, senza però riuscire a portare risultati a Bruxelles.

Tutto dipende dalla linea decisa dall’UE. Se prevalesse una visione politica, l’Italia dovrebbe incassare il via libera alla flessibilità e ricevere una bacchettata più o meno forte sul tema del debito. Se, al contrario, dovesse prevalere una visione ortodossa di rigido rispetto dei parametri di bilancio, l’Italia insieme ad altri colleghi finirà dritta in procedura d’infrazione per aver infranto la regola del debito pubblico. In ogni caso che sia un invito cordiale, un consiglio oppure un obbligo, è probabile che l’Italia debba mettere in campo una manovra correttiva che andrebbe ancora una volta a pesare sulle tasche degli italiani, che sembrano inziare a vedere la situazione per quella che è.

Legge di stabilità e flessibilità

Il governo italiano ha approvato una legge di stabilità con buona parte delle risorse in deficit. La coppia Renzi-Padoan ha chiesto all’UE il risconoscimento di diverse clausole di flessibilità: in un primo momento quella per le riforme e per gli investimenti, poi anche la clausola per l’assistenza ai migranti e, sulla scia dei fatti di Parigi, quella per la sicurezza.

A novembre è arrivato il primo giudizione dell’UE che ha dato il via libera alla legge di stabilità per il 2016 rinviando, però, a primavera il giudizio sulla flessibilità. In quell’occasione, inoltre, la commissione europea scrisse che la legge di stabilità italiana è a “rischio di non conformità” a causa di “una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento richiesto” per raggiungere gli obiettivi di bilancio di medio termine per il 2016.

L’Italia, quindi, a novembre è stata inserita nella categoria dei Paesi a rischio non conformità insieme a Austria e Lituania. E per quanto riguarda la flessibilità, “la commissione valuterà con attenzione queste richieste e torneremo sulla questione a primavera per vedere quali sono le riforme strutturali che l’Italia farà per giustificare ulteriore flessibilità rispetto a quella già concessa quest’anno”.

Il giorno del giudizio

E così arriviamo ad oggi. Le pagelle sulle leggi di stabilità dovrebbero arrivare domani, ma qualche informaziona inizia già a trapelare dalla Commissione. Secondo le indiscrezioni la Commissione sarebbe orientata a concedere all’Italia lo 0,8% di flessibilità rischiesta pari a 13,5 miliardi spesi in sede di legge di stabilità.

In questo caso prevarrebbe una lettura politica della situazione italiana. Bruxelles ha più volte manifestato apprezzamento per alcune riforme del governo Renzi, come per esempio la riforma del mercato del lavoro; sulla base di questo potrebbe dare l’ok alla flessibilità. Ma difficilmente lascerà correre sul tema del debito e degli impegni presi per il 2016.Le stime di governo italiano e Commissione sono divergenti: Padoan prevede il calo del debito nel 2016 al 132,4% e un disavanzo dell’1,8%, mentre Bruxelles stima un rapporto deficit/Pil all’1,9% e il debito fermo al 132,7%.

Il punto è che il taglio del debito pubblico è al centro degli impegni presi dal governo e dell’interesse della Commissione europea che considera il calo del debito un elemento imprescindibile per i Paesi a rischio come l’Italia. Su questo fronte il risultato renziano è zero: qualche privatizzazione e vendita qua e là niente ha potuto sul nostro debito monstre.

Per questo motivo la Commissione potrebbe chiedere a Roma delle garanzie aggiutive sull’impegno del governo di ridurre il debito nel corso del 2016:qualche manovra correttiva o clausola di salvaguardia che Bruxelles probabilmente vorrà vedere nero su bianco e firmata da Renzi. Andrebbe anche peggio se alla fine la Commissione scegliesse la strada del rigore e del giudizio ortodosso sulle manovre europee. In questo caso l’Italia avrebbe infranto la regola sul debito e andrebbe dritta in procedura di infrazione con la necessità di fare una manovra correttiva con tagli e aumenti di tasse e l’uscita dal braccio preventivo del patto di stabilità che significa zero flessibilità nel 2017.

In ogni caso, la situazione dell’Italia resta delicata soprattutto perché non riusciamo ad invertire la tendenza del debito pubblico. Per farlo sarebbe necessario aumentare il denominatore, ovvero il PIL, ma su questo la congiuntura mondiale non aiuta. Le stime per il PIL mondiale e italiano nel 2016 sono già state riviste al ribasso da FMI, Commissione europea e in misura minore anche dal governo. E l’ISTAT, pubblicando il dato del primo trimestre (+0,3%), ha confermato che il 2016 non sarà l’anno della svolta.

Intanto il premier Renzi nella sua newsletter chiede agli elettori perché non sentono la riduzione delle tasse. “Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse” eppure, dice il premier, il suo piano di riduzione della tasse non ha uguali in altri governi. In queste occasioni il dubbio viene: ma Renzi c’è o ci fa?

Quelli che il governo considera tagli alle tasse, i cittadini per fortuna li vedono per quello che sono: mancette elettorali date in deficit che non danno alcuna garanzia sul futuro e che prima o poi andranno ripagati. Spesso si tratta di misure una tantum o comunque di interventi che non sono strutturali e non convincono gli italiani a tornare a spendere. I nodi di una legge di stabilità in deficit (e non in grado di spingere la ripresa) stanno venendo al pettine e gli italiani che non cadono nelle trame della propaganda renziana ne sono consapevoli. Sulle nostre teste, non dimentichiamolo, pende ancora la condanna di 15 miliardi di aumento di IVA e accise nel 2017 e altri 20 nel 2018 che il governo deve ancora disinnescare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/pagelle-ue-arrivo-il-giorno-del-giudizio-litalia-comunque-vada-i-cittadini-saranno-dolori-1451711

 

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