Italia: l’UE detta le condizioni per la flessibilità. Governo alle prese con il rebus risorse

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Alla fine, come annunciato nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha deciso di tenere la linea morbida nei confronti delle manovre dei Paesi UE. E in questo contesto economico e soprattutto politico non poteva agire diversamente. Il governo italiano incassa così il via libera alla flessibilità chiesta in sede di legge di stabilità per il 2016: quasi 14 miliardi, lo 0,8% del PIL. Ma se da una parte la commissione ha riconosciuto gli sforzi del governo italiano e apprezzato il rapporto deficit/PIL sotto la soglia del 3%, dall’altra ha comunque bacchettato l’Italia sul tema del debito rinviando a novembre una nuova verifica e dettando l’agenda al governo Renzi. 

Per ottenere questo via libera il ministro Padoan ha dovuto garantire per iscritto alla Commissione che l’Italia rispetterà i parametri di bilancio per il 2017 mantenendo il rapporto deficit/PIL all’1,8%. Il rebus che il governo deve risolvere adesso è complicato: deve riuscire a mantenere le promesse fatte a Bruxelles altrimenti può scordarsi la linea morbida dimostrata finora, deve riuscire a disinnescare le clausole di salvaguardia che entrano in vigore il primo gennaio 2017 con 15 miliardi di aumenti IVA e trovare le risorse per mettere in campo quelle riforme annunciate in questi mesi (riduzione IRES e IRPEF, piano povertà, aiuto alle famiglie, pensione flessibile). Per farlo sarà davvero necessario spingere l’acceleratore sulla lotta all’evasione fiscale, ai tagli alla spesa pubblica e alla ridefinizione delle tax expeditures.

Flessibilità all’Italia: una scelta politica inevitabile

La Commissione UE doveva scegliere tra tenere una linea morbida oppure adottare la linea intransigente del cane da guardia dei conti pubblici dei Paesi UE. Ma l’austerità e la rigida disciplina di bilancio a tutti i costi hanno già ampiamente mostrato i loro difetti e hanno ormai lasciato spazio a flessibilità e discrezionalità.

A queste considerazioni più tecniche si aggiungono quelle prettamente politiche: l’UE sta vivendo un momento molto particolare, di difficoltà e di forze disgregatrici. Il 23 giugno il Regno Unito voterà per l’uscita dall’Unione, sta tornando sotto i riflettori lo scontro Grecia-creditori, alcuni Paesi sono alle prese con le forze populiste e estremiste che mettono in discussione la stessa Comunità Europea: in questo scenario era necessario dare un segnale di unità, comprensione e apertura verso quei Paesi che hanno alla guida un governo europeista che promette riforme per la crescita.  

Nuova verifica a novembre

Così la commissione ha scelto di tenere la linea morbida. Il commissario Pierre Moscovici ha spiegato che nonostante il debito italiano resti al 132,7% del PIL (anziché scendere di un ventesimo) non sono stati ravvisati gli elementi necessari ad aprire una procedura d’infrazione contro l'Italia. Non solo. Roma ha incassato il via libera a quei 14 miliardi di euro di flessibilità chiesti in sede di manovra per il 2016. A patto però di non sgarrare ancora.

“Abbiamo avuto un impegno chiaro, scritto, che l'Italia non sforerà dal limite di deficit/PIL all'1,8% per l'anno prossimo”, ha detto Moscovici. “Su questa base, abbiamo deciso che l'Italia possa beneficiare della flessibilità richiesta per quest'anno. Solo quando riceveremo la proposta di bilancio per il 2017 a ottobre, faremo una nuova analisi della sua conformità con le regole sul debito: siamo molto attenti, ma anche rassicurati da quanto ci ha garantito il ministro Padoan”. Quindi promossi, ma con nuova verifica a novembre.

Più in particolare la commissione ha indicato all’Italia quali riforme dovrà mettere in campo per rispettare gli impegni presi e passare la prossima verifica. Nel documento con le raccomandazioni per Paese, la Commissione elenca diverse raccomandazioni specifiche per l’Italia: andare avanti con le privatizzazioni e con queste ridurre il debito; spostare le tasse dai fattori produttivi a consumi e proprietà; ridurre le agevolazioni fiscali; completare la riforma del catasto, spingere sulla lotta all'evasione. A queste si aggiungono la riforma della PA e della giustizia civile; la riduzione delle sofferenze nella pancia delle banche; il completamento della riforma del lavoro con le politiche attive e il piano anti-povertà; e l'adozione della legge sulla concorrenza.

Rebus risorse per il prossimo anno

L’elenco delle misure da mettere in campo è impegnativo e mentre in alcuni casi segue le intenzioni del governo, in altre va in tutt’altra direzione come nel caso delle tasse su patrimonio e lavoro. Il premier Renzi ha voluto a tutti i costi l’abolizione della TASI sulla prima casa, mentre Bruxelles chiede all’Italia da anni la riduzione strutturale del costo del lavoro, vero freno all’occupazione.

Nei prossimi mesi quindi il governo deve decidere la linea da tenere per la prossima legge di stabilità per la quale non potrà più giocarsi la carta dei quasi 14 miliardi di flessibilità. Il primo problema da risolvere riguarda le clausole di salvaguardia che ci trasciniamo dietro anno per anno senza riuscire a disinnescarle una volta per tutte. Il primo gennaio 2017 scatteranno aumenti di IVA e accise per 15 miliardi a cui si aggiungeranno altri 18-20 miliardi nel 2018. 

Ammesso che il PIL segua la previsione del governo (+1,2% per il 2016) solo per disinnescare le clausole del 2017 Renzi serve lo 0,9% del PIL. Ma il governo vuole anche rilanciare l’economia e rispettare almeno alcune delle promesse fatte in questi mesi:anticipo del taglio delle aliquote IRPEF (intervento da 3-6 miliardi); flat tax per le imprese individuali; estensione 80 euro per i pensionati; raddoppio bonus bebè o comunque sostengo alle famiglie; operazione pensione anticipata.

Insomma il menu degli interventi promessi è bello lungo, mentre la coperta fiscale resta molto corta. Le vie principali per trovare risorse sono le privatizzazioni, il taglio alla spesa, la ridefinizione delle detrazioni o esenzioni fiscali e la lotta all’evasione compresa la voluntary disclosure. L’importante è che il governo non sprechi la possibilità concessa quest’anno dalla commissione UE che ha chiuso un occhio sulla flessibilità e sul debito monstre del nostro Paese. Sarebbe l’ora di smetterla con gli annunci e i bonus una tantum e mettere in campo una serie di riforme strutturali in grado di dare la giusta spinta alla ripresa andando a prendere le risorse dove davvero si nascondono e non dalle tasche dei comuni cittadini.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/italia-lue-detta-le-condizioni-la-flessibilita-governo-alle-prese-con-il-rebus-risorse-1452005

 

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