INPS, lavoro: senza incentivi contributivi, crollano i nuovi contratti. La battaglia del PD contro la realtà

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L’inutilità degli incentivi contributivi per spingere la ripresa dell’occupazione si sta affermando sempre più mese dopo mese. Ieri l’INPS ha pubblicato i dati dell’Osservatorio sul precariato che indicano chiaramente il costante calo dei nuovi contratti di lavoro iniziato dopo il dimezzamento degli incentivi contributivi.

E così mentre l’INPS scrive chiaramente che nel periodo gennaio-marzo ha registrato un calo dei nuovi contratti e in modo particolare di quelli a tempo indeterminato (a fronte invece del boom dei voucher) il PD continua imperterrito la propria guerra contro la realtà, dicendo che il Jobs act ha ampiamento centrato l’obiettivo di "ridare centralità al contratto a tempo indeterminato". Cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte.

Dati INPS sui contratti di lavoro gennaio-marzo 2016

Nel periodo gennaio-marzo le assunzioni sono risultate 1.188.000, con una riduzione di 176.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 registrando un calo del -12,9%.

“Questo rallentamento – specifica l’INPS nel suo comunicato - ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato: –162.000, pari a -33,4% sul primo trimestre 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 in corrispondenza dell’introduzione degli incentivi legati all’esonero contributivo triennale. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-31,4%)”.

Restano, invece, quasi stabili i contratti a tempo determinato (che aumentano la loro quota sul totale): 814.000 assunzioni, (-1,7% sul 2015 e -1,1% sul 2014). Stessa situazione per i contratti di apprendistato: 50.000, stabili rispetto al 2015. In netta controtendenza, invece, i voucher, i buoni lavoro da 10 euro, la forma di precarizzazione del lavoro per eccellenza: nel primo trimestre 2016 sono stati venduti 31,5 milioni di voucher con un incremento, rispetto al primo trimestre 2015, pari al +45,6%. Nel 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 75,4%.

Quindi riassumendo: nel primo trimestre del 2016, dopo il dimezzamento degli sgravi contributivi, le attivazioni dei contratti a tempo indeterminato sono rallentati segnando un -12,9% sul 2015, i contratti a tempo determinato e di apprendistato hanno registrato una crescita in linea con l’anno precedente e infine i voucher hanno registrato un forte aumento del 45% sul 2015 che si somma al +75% del 2015 sul 2014.

Lavoro: la battaglia del PD con la realtà

Che il dimezzamento degli sgravi contributivi avrebbe rallentato l’attivazione di contratti e tempo indeterminato era chiaro anche ad un bambino dell’asilo. E su questo siamo tutti d’accordo. Ma bisognerebbe essere d’accordo anche sulla lettura dei dati e dei numeri diffusi dell’INPS perché non possono essere oggetto di intepretazioni. Ieri sul sito del partito democratico è apparso un post dal titolo “Lavoro, l’Inps: crescono gli occupati a tempo indeterminato” che tenta una disperata difesa del Jobs act e propone una diversa interpretazione dei dati dell’INPS.

Qui la segretaria della Commissione Lavoro a Palazzo Madama, Nicoletta Favero, scrive che “i dati dell’INPS di oggi in realtà confermano che l’obiettivo del Jobs Act di ridare centralità al contratto a tempo indeterminato e quindi stabilità ai lavoratori è stato ampiamente centrato. Anche nei primi 3 mesi del 2016, a fronte di una diminuzione drastica degli incentivi, il saldo tra le assunzioni e le cessazioni è di 51.087 unità, quindi in crescita”.

Il dato è corretto: nei primi 3 mesi del 2016 il saldo tra le assunzioni (o trasformazioni a tempo indeterminato) e le cessazioni dei contratti è di +51.087, ma estrapolarlo dal contesto e affermare che il Jobs act ha ridato centralità al contratto a tempo indeterminato è una vera e propria presa in giro:

  • 1) perché questo dato indica un calo del 77% rispetto al 2015, quindi per un governo che vuole rilanciare l’occupazione un crollo del genere non può essere spacciato per risultato positivo;
  • 2) perché tolte le trasformazioni di contratto, il saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti e tempo indeterminato è di -53.339 unità;
  • 3) perché sostenere che il Jobs act abbia ridato centralità al contratto a tempo indeterminato significa non saper leggere i rapporti INPS o essere in cattiva fede. Nel rapporto gennaio-marzo questa tipologia di contratto è l’unica che ha registrato una frenata, infatti, l’INPS scrive che il rallentamento dei contratti complessivi “ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato”. Ma il dato più grave che emerge è che la quota di contratti a tempo indeterminato sul totale dei contratti attivati nel 2016 è pari al 33,2%, quindi più basso del 2015 (41,5%), ma anche del 2014 (36,2) prima degli sgravi contributivi del miracolo Jobs act.

imagehttps://www.inps.it/docallegati/DatiEBilanci/osservatori/Documents/Osservatorio_Precariato-Gen-Mar_2016.pdf https://www.inps.it/docallegati/DatiEBilanci/osservatori/Documents/Osservatorio_Precariato-Gen-Mar_2016.pdf

 

Inutilità degli sgravi contributivi

Queste ultime osservazioni chiariscono una volta per tutte l’inutilità degli sgravi contributivi che ovviamente hanno avuto un effetto positivo sul 2015, ma già oggi danno risultati inferiori rispetto a quelli del 2014 quando non c’erano. Ma la colpa non è degli sgravi contributivi. Questi comunque hanno permesso l’assunzione di migliaia di persone nel 2015 che è sempre una cosa positiva. Il problema è che sono stati presentati come la panacea di tutti i mali del mercato del lavoro italiano, la misura che avrebbe dovuto “ridare centralità al contratto a tempo indeterminato” e far ripartire l’occupazione negli anni a venire. E i rapporti INPS indicano chiaramente che nessuno di questi obiettivi è stato centrato essendo la situazione per molti aspetti peggiore di quella del 2014. Il governo ha buttato via diversi miliardi per dopare le assunzioni nel 2015 e tornare al punto di partenza l’anno successivo. E’ per questo che in tanti sostengono che sarebbe stato meglio usare le risorse per tagliare il costo del lavoro in modo strutturale perché così facendo non si avrebbe avuto soltanto una fiammata di assunzioni nel 2015, ma un costante aumento dei contratti ritenuti meno onerosi (non solo nel brevissimo periodo) da parte dei datori di lavoro.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/inps-lavoro-senza-incentivi-contributivi-crollano-i-nuovi-contratti-la-battaglia-del-pd-contro-la

 

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