Governo (finalmente) a lavoro per il taglio del cuneo fiscale: le tre ipotesi in campo

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Il governo Renzi pare abbia deciso di smettere di buttare via miliardi in misure temporanee per concentrare forze economiche ed energie sul taglio strutturale del costo del lavoro. Al momento, in realtà sul tavolo di Palazzo Chigi c’è anche l’ipotesi di prorogare, in forma ancora più ridotta, gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Ma speriamo che, ad un certo punto, prevalga la ragione e si punti tutto sul taglio strutturale del cuneo fiscale, unico valido tentativo per spingere l’occupazione. Intanto vediamo quali sono le tre ipotesi in campo per il taglio del costo del lavoro.

Costo del lavoro: ipotesi taglio 4-6 punti

La prima ipotesi prevede il taglio del costo del lavoro di 4 o 6 punti, ma soltanto per i nuovi assunti, cioè coloro che saranno assunti dopo l’entrata in vigore della misura. Il taglio potrebbe seguire due strade: essere diviso al 50% tra lavoratori e datore di lavoro in modo da alleggerire il costo del contratto che grava sul datore, ma allo stesso tempo mettere qualcosa nella busta paga del dipendente; oppure puntare maggiormente sui benefici per chi deve assumere modulando il taglio per tre quarti a favore del datore di lavoro e un quarto a favore del lavoratore. Quest’ipotesi, però, prevede una riduzione dei versamenti dei contributi previdenziali per la pensione del dipendente. Per questo il taglio di 4-6 punti del costo del lavoro dovrebbe essere corredato da una forma di incentivazione del ricorso alla previdenza integrativa. Il costo stimato per questa prima ipotesi è di circa 250 milioni per ogni punto percentuale tagliato.

Costo del lavoro: ipotesi taglio un punto per tutti

La seconda ipotesi coinvolge anche coloro che hanno già un contratto a tempo indeterminato. Eventualità che non entusiasma i tecnici di palazzo Chigi, ma che è ancora sul tavolo del governo, è il taglio di un solo punto percentuale del costo del lavoro, ma per tutti coloro che hanno un contratto. Per questa seconda ipotesi si stima un costo ovviamente maggiore, di circa 2,5 miliardi per un punto di riduzione.

Sgravi contributivi: proroga ridotta

L’ipotesi più semplice, ma anche meno efficace sarebbe la proroga degli attuali contributi per i neo assunti. Nel 2015 per i nuovi contratti a tempo indeterminato erano previsti 8.060 euro per tre anni; nel 2016 il bonus è stato tagliato a 3.250 euro di risparmio per due anni con scadenza 31 dicembre. Il governo sarebbe tentato di prolungare anche nel 2017 gli sgravi contributivi, ma riducendoli al 20-25% (attualmente siamo al 40%) per un solo anno.

Taglio del cuneo fiscale: risorse e priorità

I problemi che impediscono all’Italia di fare le riforme necessarie alla ripresa sono sostanzialmente due: i soldi sono pochi; i pochi soldi che ci sono vengono spesi male. Solo per fare un esempio, gli sgravi contributivi al 100% per tre anni costano allo stato circa 20 miliardi di euro a cui volendo possiamo aggiungere altri 10 miliardi annui per i famosi 80 euro che avrebbero dovuto far ripartire i consumi. Il crollo dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato nel 2016, rilevato mese dopo mese dall’INPS, prova l’inutilità degli sgravi contributivi che non hanno spinto la ripresa dell’occupazione, ma hanno fatto sprecare 20 miliardi alle casse pubbliche. Al termine di quei tre anni, cioè il primo gennaio 2018, i datori di lavoro si accorgeranno di aver assunto dipendenti che costano molto, ma che, grazie al Jobs act, potranno licenziarli senza troppi problemi.

Allora quei 20 miliardi non potevano essere utilizzati per tagliare di 6 punti percentuali il costo del lavoro in modo strutturale? Così facendo i dipendenti si sarebbero trovati più soldi in tasca e il datore di lavoro avrebbe risparmiato soldi e non solo per tre anni, ma per sempre (senza quindi farsi venire la voglia di licenziare il termine del bonus). Ma ormai è tardi per piangere sui miliardi sprecati, l’importante sarebbe aver capito l’errore (ammetterlo sarebbe già troppo) e cambiare linea politica: basta mancette e bonus una tantum, serve un taglio deciso e strutturale del costo del lavoro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/governo-finalmente-lavoro-il-taglio-del-cuneo-fiscale-le-tre-ipotesi-campo-1452520

 

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