Cambiamento climatico: gli investitori mettono sotto pressione le maggiori compagnie petrolifere

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Alcuni investitori coscienti della necessità di fermare i cambiamenti climatici si stanno preparando per portare la questione sul tavolo dell'annuale assemblea degli azionisti di due grandi compagnie energetiche degli Stati Uniti nella giornata di mercoledì, una situazione senza precedenti.

Un mese dopo la firma da parte dei leader mondiali degli storici accordi di Parigi sul clima, che hanno stabilito la promessa di tenere il riscaldamento del pianeta entro i 2 gradi Celsius, un gran numero di azionisti hanno fatto delle proposte che richiederebbero a ExxonMobil e Chevron di spiegare in che modo essi si adegueranno a tale promessa. Finora le due maggiori compagnie energetiche degli Stati Uniti per quota di mercato non hanno dato risposte definitive alle domande relative il possibile impatto sui loro business delle politiche implementate per evitare un catastrofico riscaldamento globale, come le imposte sull'emissione di gas serra e i tagli alle emissioni.

«Il Consiglio di Amministrazione ha fiducia nel fatto che i robusti processi di pianificazione e investimento della compagnia affronteranno in maniera adeguata i rischi relativi al cambiamento climatico» ha scritto ExxonMobil agli shareholders in una lettera in cui chiede loro di respingere le proposte degli azionisti più attenti alla questione del clima.

«Tale proposta non è necessaria alla luce della supervisione messa in essere da Chevron attraverso la pianificazione dei progetti e i processi e gli strumenti di gestione del rischio di impresa attuali» ha scritto Chevron, aggiungendo che la proposta di rivelare i piani della compagnia relativamente alla questione del cambiamento climatico potrebbe mettere l'azienda in uno svantaggio competitivo.

Tuttavia un crescente numero di investitori sta aderendo all'idea che le maggiori compagnie petrolifere dovrebbero rendere noti tutti i rischi posti dal cambiamento climatico ai loro affari e rivelare quali saranno gli sforzi volti a mitigarli. «I tempi stanno cambiando - ha detto Shanna Cleveland, senior manager della Carbon Asset Risk Iniziative presso l'organizzazione non profit Ceres con base a Boston - Gli investitori vedono nel cambiamento climatico un rischio finanziario attuale».

Il più grande rischio è che una combinazione di leggi volte a ridurre l'inquinamento e la crescente competizione da parte delle fonti energetiche rinnovabili potrebbero rendere le grandi riserve delle compagnie petrolifere non profittevoli da sviluppare, in particolare i progetti ad alto rischio e a basso margine di guadagno come le trivellazioni in alto mare.

imagePiattaforme petrolifere nel sito di Midway Sunset, in California REUTERS/LUCY NICHOLSON

A sostenere pubblicamente queste proposte presso ExxonMobil e Chevron ci sono molti gestori di portafogli che si occupano di investire oltre 10000 miliardi di dollari, secondo Ceres. Tra i sostenitori ci sono la Chiesa d'Inghilterra, grandi fondi pensione pubblici della California e di New York, banche multinazionali come BNP Paribas, le aziende di investimento come Amundi e Natixis.

I due maggiori gruppi di consulenza agli azionisti, Glass Lewis e Institutional Shareholder Services, si sono dichiarati a favore delle proposta fatta verso ExxonMobil. Intanto sia ExxonMobil che Chevron hanno consigliato agli investitori di votare contro le proposte di maggiore trasparenza, affermando di avere già fornito adeguate informazioni.

Nonostante il supporto senza precedenti per le proposte, la lista di gestori di portafogli che sostengono pubblicamente maggiore trasparenza non ha fra i propri membri alcuni dei nomi più importanti ovvero le compagnie di investimenti degli Stati Uniti che controllano miliardi di dollari in azioni ExxonMobil di Chevron.

Le aziende che sono rimaste in silenzio finora, come BlackRock, State Street e Vanguard group, controllano abbastanza azioni per orientare il risultato del voto. I maggiori 10 azionisti di ExxonMobil controllano il 21% del capitale, mentre i maggiori 10 proprietari di Chevron controllano il 26% delle azioni.

A differenza di molti gestori europei, poche compagnie di investimento statunitensi hanno reso noto le proprie posizioni prima del voto. A una richiesta di commento effettuata lunedì, quasi tutti i maggiori 10 azionisti di ExxonMobil e Chevron hanno rifiutato di commentare il voto che si terrà questa settimana.

Il fondo sovrano norvegese, l'ottavo maggiore azionista di azioni Exxon e Chevron, ha indicato il proprio supporto alle proposte per una maggiore trasparenza nel corso di questo mese.

«Noi incoraggiamo le compagnie a considerare la sensibilità delle loro strategie di lungo periodo e la loro profittabilità in ambienti con diversi impianti normativi e diversi scenari climatici - ha scritto in un comunicato il gestore del fondo sovrano norvegese - Noi incoraggiamo le compagnie a rendere note le loro posizioni relative a specifiche leggi sul cambiamento climatico che sono rilevanti nei confronti della profittabilità dei loro affari».

imageI maggiori azionisti di Chevron e ExxonMobil IBTimes USA

Nonostante il fatto che i gestori statunitensi non abbiano scoperto le proprie carte, alcuni dei maggiori protagonisti dell'industria hanno trovato rinnovato interesse nel rivelare i rischi relativi al clima nei loro portafogli, come evidenziato da diverse nuove linee guida che sono state pubblicate negli ultimi mesi.

Per esempio State Street, che ha quasi 27 miliardi di dollari investiti in ExxonMobil e Chevron, ha risposto alle domande indicando un report rilasciato a marzo in cui venivano spiegati gli approcci della banca ai rischi collegati al cambiamento climatico. Nel mondo degli accordi di Parigi, il report indicava che i gestori di portafogli dovrebbero rivedere le proposte degli azionisti che la compagnia riceve e valutare lo spirito di tali proposte nel contesto del rischio di business.

Non si tratta di un pieno supporto alle proposte che sono state fatte presso ExxonMobil e Chevron, ma dimostra il livello di preoccupazione sul rischio climatico che non viene visto da molte delle maggiori compagnie di investimento.State Street non è la sola azienda che gestisce denaro a non sottovalutare i rischi climatici. Anche se né BlackRock, il più grande gestore di portafogli al mondo, né Capital Group, commentano nello specifico, entrambe le compagnie hanno sottolineato di aver rilasciato nuove linee guida relative al rischio climatico prima che iniziasse la stagione delle assemblee degli azionisti.

«Le questioni ambientali hanno impatti finanziari quantificabili e reali - ha detto l'amministratore delegato di BlackRock Larry Fink nella lettera annuale di quest'anno - Per troppo tempo le compagnie non lo hanno considerato un punto fondamentale dei propri business, anche quando i leader politici mondiali stanno dimostrando di essere sempre più preoccupati della questione, come dimostrato dagli accordi sul clima di Parigi».

È difficile dire come i più grandi gestori di denaro al mondo voteranno su questa questione. Ma il momentum sembra essere nella direzione della trasparenza. «La pressione si sta costruendo da diversi anni - ha detto James Leaton, direttore di ricerca presso la non profit Carbon Tracker Iniziative di Londra - Adesso gli investitori stanno diventando piuttosto impazienti di capire in che modo si muoveranno le compagnie».

imageUna piattaforma petrolifera in una foto d'archivio REUTERS/Luis Enrique

Il limite dei 2 gradi

Le proposte degli azionisti presso ExxonMobil e Chevron riguarderanno lo scenario dei 2 gradi centigradi, un ipotetico futuro per l'economia globale in cui leader mondiali sono riusciti a implementare gli accordi di Parigi e a fermare per tempo il consumo di combustibili fossili.

Secondo Carbon Tracker, oltre duemila miliardi di dollari di potenziali riserve energetiche, dalle miniere di carbone alle riserve petrolifere, potrebbero dover essere abbandonate se l'umanità decidesse di evitare che le temperature globali salgano oltre il limite dei 2 gradi Celsius che si ritiene il limite ultimo prima della catastrofe globale.

Per dirla in altro modo le compagnie petrolifere sono sedute su più combustibili fossili di quanti l'atmosfera terrestre ne possa contenere senza provocare catastrofi globali. 

Le ramificazioni per gli affari sono piuttosto gravi. «Nel lungo periodo, se le compagnie non troveranno modelli di business alternativi, le conseguenze potrebbero essere estreme - ha scritto l'azienda di consulenza Accenture in un report - Esse cesserebbero di esistere e ciò che rimane dei loro asset verrebbe restituito agli investitori».

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha prodotto diversi scenari relativi al modo in cui la domanda di combustibili fossili cambierà in un mondo deciso a sostenere l'ambiente. Tuttavia ExxonMobil e Chevron non hanno ancora rivelato pienamente l'evoluzione del loro business petrolifero in tale mondo.

«Che significa tutto questo per i loro affari, che significa tutto questo per i loro investimenti futuri? - si chiede Leaton di Carbon Tracker - Non penso che le compagnie petrolifere se lo stiano chiedendo per davvero».

ExxonMobil ha rivelato nei suoi piani relativi agli adattamenti collegati al clima che nel suo scenario base vede una domanda di petrolio che raggiungerà i 105 milioni di barili al giorno entro il 2040, un livello del 42% superiore allo scenario 450 dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, considerato dalla comunità internazionale come uno dei più stringenti report sul futuro dell'energia.

Nel suo Outlook 2016 ExxonMobil ha proiettato il totale delle emissioni al doppio rispetto a quanto inserito nello scenario 450.

imageL'outlook sulle emissioni inquinanti per Chevron, ExxonMobil e l'Agenzia Internazionale per l'Energia IBTimes USA

L’outlook sul cambiamento climatico di Chevron sembra a sua volta lontano dallo scenario 450, basato peraltro su una vecchia stima dell'Agenzia Internazionale dell'Energia del 2013, che vede 37 miliardi di tonnellate di emissioni collegate all'Energia nel 2035, di nuovo circa il doppio rispetto al limite delle emissioni consistente con la proposta di limitare il riscaldamento globale a 2 gradi Celsius.

Chevron mette in discussione il fatto che anche un regime di riduzione delle emissioni più stretto potrebbe avere forti effetti sui suoi affari. «Noi riteniamo che questa proposta sia basata sulla premessa senza fondamento che un accordo globale volto a limitare il riscaldamento a 2 gradi Celsius richieda che ogni produttore di combustibili fossili debba tagliare lo sviluppo di risorse in maniera proporzionale - ha scritto la compagnia nella sua lettera agli investitori - Una diminuzione delle emissioni di combustibili fossili in generale, tuttavia, non è inconsistente con l'attuale o maggiore produzione di combustibili fossili da parte dei produttori più efficienti».

Anche prima che ExxonMobil e Chevron dicessero agli investitori che le proposte di maggiore trasparenza non fossero necessarie, le compagnie avevano fatto appello all’autorità di controllo della borsa degli Stati Uniti per avere il permesso di respingere le misure richieste ai meeting annuali, affermando che esse avevano già rivelato sufficienti informazioni.

L'autorità non è stata però d'accordo. «Non sembra che la trasparenza di ExxonMobil sia comparabile rispetto alle linee guida della proposta» si legge in un documento dell'Autorità che richiede a ExxonMobil di mettere ai voti la proposta.

«Non è una questione marginale - ha detto Cleveland dell'organizzazione Ceres - Si tratta di una questione fondamentale non solo per gli investitori ma anche per i regolatori economici».

ExxonMobil e Chevron non saranno i primi giganti petroliferi a fornire ai propri investitori le proprie linee guida relative allo scenario dei 2 gradi Celsius. Per via di una maggiore attenzione da parte dei regolatori relativamente ai rischi finanziari collegati al cambiamento climatico, l'australiana BHP Billiton, la statunitense ConocoPhillips e la norvegese Statoil hanno tutte pubblicato i propri outlook relativi a scenari a basse emissioni Inquinanti. Royal Dutch Shell ha promesso di fare lo stesso.

«È importante che tutti riconoscano lo scenario dei due gradi Celsius e che diventi una discussione comune all'interno dei consigli di amministrazione di queste compagnie - ha detto Leaton - Questo è un test reale delle vere capacità delle compagnie di rispondere adeguatamente a questi scenari; in caso contrario gli investitori potrebbero decidere di aumentare ancor di più la pressione su tali aziende».

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/cambiamento-climatico-gli-investitori-mettono-sotto-pressione-le-maggiori-compagnie-petrolifere

 

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