Piazza Affari: crollano le banche. Ecco cosa succede a Veneto banca, Unicredit, Carige e le popolari

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Altra giornata critica per Piazza Affari che ieri ha chiuso con addosso la maglia nera d’Europa trascinata al ribasso dal settore bancario.Torna la febbre alta sul listino milanese a causa delle ultime novità che riguardano le banche italiane alla disperata ricerca di una qualche stabilità. In particolare ieri ha pesato su Milano l’imminente aumento di capitale di Veneto banca che il mercato reputa fortemente a rischio; poi sono crollate le popolari (con Banco Popolare e BPM verso l’altare) e Unicredit che lascia sul terreno il 4% per un’analisi di Equita che reputa ormai inevitabile l’aumento di capitale. Il 2016 è l’anno degli aumenti di capitale per le banche italiane, e quando sono necessari così tanti rafforzamenti di capitale non è mai un buon segno, significa che il comparto bancario non naviga in acque tranquille.

Dal 2015 le banche italiane sono costantemente sotto pressione. Il maldestro salvataggio di banca Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara è stato solo l’inizio di un lungo periodo di instabilità e timori per il comparto bancario. Per anni la classe politica italiana ha sostenuto che il sistema bancario italiano è tra i più solidi d’Europa, facendo passare la stagione degli aiuti di Stato alle banche in difficoltà senza muovere un dito. Ma i nodi sono arrivati al pettine, tutti. Il fardello di sofferenze che le banche italiane si portano dietro ha toccato il suo punto massimo e la BCE, in vista dell’unione bancaria, chiede spiegazioni, accantonamenti, garanzie e rafforzamenti di capitale. Non si può più nascondere la polvere sotto il tappeto di casa nostra, servono soluzioni, o presunte tali.

Veneto banca: aumento di capitale dietro l’angolo

Il consiglio di amministrazione di Veneto banca ha fissato la forchetta di prezzo per l’aumento di capitale da un miliardo tra 10 centesimi  e 50 centesimi.I circa 88mila soci della banca veneta hanno acquistato le azioni di Veneto banca a circa 40 euro ciascuna e assistere ad un aumento di capitale a 10 centesimi, che di fatto azzera le posizioni degli attuali soci, deve sembrare una vera e propria svendita estiva. Il prezzo fissato dal CDA deriva dall’esito negativo del pre-marketing che ha evidenziato la freddezza degli investitori di fronte all’imminente aumento di capitale. Come previsto, quindi, il protagonista dell’operazione sarà, ancora una volta, il fondo Atlante che si comprerà a 10 centesimi l’inoptato, ovvero tutte le azioni invendute.

Le strade possibili al momento sono tre: intervento della Banca popolare dell’Emilia Romagna che in tandem con il fondo Lone Star potrebbe sottoscrivere l’aumento di capitale di Veneto banca; potrebbero intervenire i vecchi soci, comprando circa il 20% delle azioni e spianando la strada di Veneto banca verso la Borsa; oppure l’ipotesi più accreditata è che il fondo Atlante sia l’unico protagonista dell’operazione e si ritrovi azionista di maggioranza di Veneto banca.

A quel punto il fondo avrebbe in mano sia il cerino della Popolare di Vicenza che ha fallito lo sbarco in Borsa, sia quello di Veneto banca che rischia di fare la stessa fine.Il fondo dovrebbe così valutare varie ipotesi: la fusione tra le due banche, la vendita di asset, lo spacchettamento, la ristrutturazione e la vendita delle sofferenze. Comunque vada non è detto che sarà un successo.

Unicredit e l’uscita di Ghizzoni

Riflettori puntati a Piazza Affari anche su Unicredit dopo l’atteso passo indietro dell’AD Federico Ghizzoni che si è detto disponibile a lasciare la poltrona a qualcuno in grado di ristrutturare il gruppo.Non si sa ancora chi, né per fare cosa.

A pesare sul titolo di Unicredit, ieri, è arrivato un commento di Equita che reputa l’aumento di capitale ormai “inevitabile” per Unicredit perché le altre ipotesi emerse nei giorni scorsi (la cessione del 20% di Finecobank o delle quote in Pekao o Yapi Kredi) ridurrebbero gli utili e sarebbero “dannose nel medio periodo”. Unicredit ha da poco approvato la prima trimestrale che evidenzia un utile netto in calo di oltre il 20% rispetto al 2015. Il CET1 (il parametro considerato dalla BCE per valutare la solidità patrimoniale delle banche europee) è al 10,85%, cioè appena sopra il livello minimo richiesto dalla BCE, il 10,5%, ma comunque in una zona di alto rischio.

Il problema è che Unicredit è una banca sistemica, e per un rafforzamento di capitale non sarebbe necessario un miliardo di euro, come per la piccola Veneto banca. Gli analisti parlando di 4-5 miliardi, almeno. E un aumento di capitale (il quarto negli ultimi 10 anni), in questo momento, avrebbe un effetto particolarmente diluitivo cioè porterebbe alla perdita di peso per gli attuali azionisti che decidessero di non partecipare all’operazione. La situazione, quindi, è molto complicata e mettere d’accordo l’eterogenea compagine dell’azionariato di Unicredit, non sarà affatto semplice.

Carige e il nuovo piano industriale

Lunedì Carige ha approvato le linee guida del nuovo piano industriale e le ha inviate alla Banca centrale europea. Il piano vero e proprio arriverà soltanto entro il 30 giugno, ma il documento appena approvato permette già di farsi un’idea sulle intenzioni di Carige: contenere i costi, migliorare i ricavi e “alleggerire” la struttura della banca. Questo significa chiudere filiali e licenziare dipendenti.

Il CDA ha cercato di riportare le serenità sul titolo di Carige impegnandosi sulla cessione dei crediti deteriorati, ma in modo da evitare l’aumento di capitale da 400 milioni, ipotizzato nelle scorse settimane.Il timore del mercato, infatti, è che la cessione dei crediti deteriorati crei all’interno di Carige una situazione patrimoniale che renda inevitabile un aumento di capitale. A quanto pare, quindi, il CDA valutando l’aiuto del fondo Atlante o delle cartolarizzazioni (GACS), vuole evitare l’aumento di capitale e ripulire il bilancio della banca. Per avere indicazioni più precise sul piano di Carige sarà, però, necessario aspettare l’approvazione del piano industriale vero e proprio.

BP e BPM verso il matrimonio

Il Banco popolare e la Banca popolare di Milano hanno dato il via libera ufficiale alla fusione. Il concambio stabilito porterà il BP ad avere il 54,626% del nuovo gruppo dopo la fusione e BPM ad avere il 45,374%. Entro 90 giorni arriverà l'autorizzazione a procedere da parte della BCE, e a ottobre le assemblee delle due banche daranno vita alla terza banca italiana dal nome Banco BPM S.p.A.

Prima, però, il Banco popolare ha un appuntamento con il mercato. Nel mese di giugno, infatti, in parallelo a Veneto banca, il BP deve bussare al mercato per l’aumento di capitale da un miliardo imposto dalla BCE per il via libera all’operazione. I presupposti con cui il BP si appresta all’aumento di capitale sono certamente migliori di quelle di Veneto banca, ma con la brutta aria che tira sul mercato intorno ai titoli bancari niente può essere dato per scontato.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/piazza-affari-crollano-le-banche-ecco-cosa-succede-veneto-banca-unicredit-carige-e-le-popolari

 

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