Dopo le Comunali, Renzi può salvare sé stesso (e il Paese) solo in un modo: governando sul serio

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Anche se si considera il fatto che le elezioni del 5 giugno avevano carattere locale, non si può non tener conto del fatto che a livello nazionale esse hanno avuto conseguenze non da poco: in particolare hanno minato il presunto potere taumaturgico di Matteo Renzi, che solo due anni fa era riuscito a portare il Partito Democratico a sfiorare il 41% alle elezioni europee.

Nel 2014 Renzi riuscì a capitalizzare sia la sua campagna di rottamazione che lo dipingeva come il nuovo che avrebbe rivoluzionato la politica italiana e portato il Paese in un'era di benessere e prosperità, sia il fatto di avere introdotto e efficacemente comunicato una misura che ha fatto contenti molti italiani, ovvero il bonus 80 euro.

Due anni dopo quell'entusiasmo, com'era prevedibile del resto, si è spento, poiché il presidente del Consiglio non si è differenziato poi molto dai suoi predecessori quanto a tecnica politica, e nel mentre non sono avvenuti i miracoli economici che Renzi aveva promesso.

Eppure in questi due anni Renzi ha bruciato sul falò delle mance elettorali diverse decine di miliardi di euro, non solo il bonus 80 euro, ma altro denaro pubblico come gli incentivi alle assunzioni, assunzioni che comunque sarebbero avvenute per via delle riforme introdotte dal Jobs act, ma anche il bonus insegnanti e i 500 euro per i diciottenni. Anche l'abolizione delle imposte sulla casa, per quanto siano state, almeno all'inizio, efficaci per il marketing elettorale, ha in realtà avuto un impatto reale  piuttosto basso, visto che molti italiani quelle imposte già non le pagavano. 

Queste misure non hanno inciso più di tanto sull'economia del paese e nemmeno sulle aspettative, e questo ha contribuito a ridurre l'efficacia della propaganda governativa. In soldoni, dopo tante parole, gli italiani non sono riusciti a vedere i fatti.

Adesso Renzi potrebbe accorgersi di avere buttato via due anni di lavoro, perché non c'è molto più spazio per affidarsi alle mance elettorali e a pirotecniche abolizioni di imposte già abolite. La coperta è diventata troppo corta per fare molte delle cose che ha promesso di fare, e ancora meno per regalare altre mance elettorali a meno che non si voglia definitivamente far esplodere il deficit e implodere il Paese.

C'è però una strada che Renzi potrebbe seguire per salvarsi e intanto fare qualcosa di effettivamente utile per il paese. Il governo dovrebbe cancellare buona parte di queste misure e dirigere quel denaro verso un reale taglio delle imposte.

Bisogna ricordare, infatti, che il bonus 80 euro non si configura come minori imposte, bensì come maggiore spesa pubblica, e il modo con il quale è stato disegnato crea effetti distorsivi paurosi, come un’aliquota marginale fra chi è ammesso a godere del bonus e chi invece guadagna troppo per ottenerlo che arriva all’80%, e richiede al contribuente di fare calcoli troppo complicati perché si renda conto che magari non ha diritto al bonus perché guadagna troppo poco.

È notizia di questi giorni, per l'appunto, che molte persone che hanno ricevuto gli 80 euro dovranno restituirlo perché sono finiti fuori dalla fascia di reddito fra gli 8000 e i 24000 euro lordi per i quali è prevista l'emissione del bonus, nei casi peggiori perché hanno perso il lavoro e quindi non hanno guadagnato abbastanza per avere diritto al bonus.

Come diciamo già da tempo, il governo dovrebbe usare quei soldi non per una mancia elettorale che viene percepita dagli elettori come temporanea e quindi evanescente (e adesso con il caos restituzione gli effetti positivisull'economia, già scarsi, sono destinati a ridursi), bensì con un taglio reale delle imposte sul lavoro, in particolare il cosiddetto cuneo fiscale, che potrebbe essere percepito come permanente e quindi avere maggiori effetti positivi sull'economia del paese.

Oltre a questo, Renzi potrebbe essere in grado di vendere questo taglio delle tasse per quello che è, un vero, rivoluzionario taglio delle tasse, con conseguenti vantaggi in termini elettorali. Trascurando chi comunque urlerà alla truffa per partito preso, si tratterebbe di una misura che difficilmente potrebbe essere smentita, per quanto comunque non sarà esente da critiche (ma questo, alla fine, fa parte del gioco).

Ci sono però due tipi di problemi che potrebbero remare contro questa strategia: il primo riguarda il marketing, ovvero Renzi scoprirebbe il fianco ai suoi detrattori che da sempre hanno criticato la sua gestione della politica a colpi di mance. Si tratterebbe, in altre parole, di ammettere di aver bruciato quattrini. Tuttavia questo sarebbe un problema minore, poiché la grancassa governativa si è dimostrata molto efficace nel seppellire le critiche altrui sotto gli slogan e le slide; un'ammissione di colpa potrebbe anche avere effetti positivi sull'immagine di Renzi, non più spaccone, ma uomo maturo in grado ammettere i propri errori e correggerli. 

Comunque vada, si può essere ragionevolmente certi che troveranno un modo per vendere l'ennesima rivoluzione, anche se c'è il rischio che a livello di aspettative l'effetto possa essere minore, perché ormai gli elettori sono abituati ai tamburi della propaganda e potrebbero non fidarsi anche se il taglio delle imposte venisse fatto con tutti i crismi.

Il secondo problema riguarda il tempo, che è poco. Renzi avrebbe dovuto fare ciò che è stato proposto nei paragrafi precedenti già due anni fa, e adesso probabilmente il governo non avrebbe dovuto fare altro che raccogliere i frutti del proprio lavoro.

Adesso, invece, Renzi dovrebbe tirare fuori dal cilindro una riforma fiscale seria, che richiede molto tempo per studiarla (ma non si può escludere che la stiano già studiando), da introdurre nella legge di stabilità 2017 che verrà presentata in autunno. 

Il problema è che all'inizio dell'autunno, si ritiene all'inizio di ottobre, si terrà il referendum costituzionale su cui Renzi ha puntato il suo destino politico. In altre parole entro settembre dovrebbe arrivare una riforma fiscale seria che possa essere ritenuta dagli osservatori indipendenti quantomeno come decente, per poi venderla agli elettori prima del plebiscito. Si tratta evidentemente di una missione molto complessa.

Bisogna poi considerare che gli effetti reali positivi di questa riforma si vedrebbero solo più avanti nel tempo, e per questo Renzi potrebbe non riuscire a capitalizzare il suo successo. Se Renzi facesse questa riforma fiscale e poi fosse costretto ad abbandonare la politica a causa della sua stessa promessa, gli effetti positivi potrebbero essere raccolti dal suo successore. Politicamente sarebbe una disfatta, anche se i posteri gli sarebbero grati. Magra consolazione. 

Non si può escludere, comunque, che il successore di Renzi non sia Renzi stesso, che potrebbe essere nuovamente incaricato dal Presidente della Repubblica per la formazione di un governo, o quantomeno rimandato alle Camere per una verifica della maggioranza (scenario “tarallucci e vino”), oppure potrebbe semplicemente vincere le elezioni proprio basandosi sulla sua riforma fiscale.

Questa riforma andrebbe fatta comunque se Renzi ragionasse da statista, ovvero se provasse a vedere l'Italia come sarà fra 10 anni e non fra 4 mesi, ovvero se si preoccupasse. del futuro lontano, ben oltre il proprio orizzonte politico. Questa riforma è una delle tante che servirebbero a questo paese incastrato dalla ruggine per rimanere in piedi, e vanno fatte a prescindere dai sondaggi e da quale partito o movimento sia al governo. In questo caso Renzi, capo del governo pro tempore, dovrà mettere sul piatto la sua personale sopravvivenza politica e la sopravvivenza del Paese.

Il mio timore è che Renzi non stia preparando una riforma seria, bensì l'ennesimo colpo di teatro, che potrebbe benissimo permettergli di rimanere in sella ancora per un po'. Prima o poi però, Renzi, e con lui l'intero paese, dovranno fare i conti con una dura realtà che non bada a propaganda, mance elettorali e altri colpi di teatro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/dopo-le-comunali-renzi-puo-salvare-se-stesso-e-il-paese-solo-un-modo-governando-sul-serio-1454131

 

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