Europa: non solo Brexit. Ecco tutti i problemi che potrebbero mettere ko l'Unione europea

E-mail Stampa PDF

L’estate 2016, per l’Unione Europa si preannuncia davvero bollente. Tra poco più di una settimana gli inglesi saranno chiamati alle urne per decidere tra “leave” e il “remain” nell’Unione Europa. Ma il rischio Brexit è soltanto il più imminente tra i molti problemi dell’Unione.

Lo scontro tra europeisti (coloro che sognano ancora gli Stati Uniti d’Europa descritti da Winston Churchill) e il fronte no-UE e no-euro è arrivato al suo apice e il voto in Gran Bretagna del 23 giugno rappresenta il suo culmine, il momento che potrebbe rivelare non pochi colpi di scena. I contraccolpi economici sono imprevedibili, ma andrebbero a pesare come un macigno su un’Unione già molto provata dall’euroscetticismo e dalla crisi economica. Per la Gran Bretagna è una scelta, ma per la Grecia, per esempio, l’ipotesi di lasciare l’euro e l’Unione europea sarebbe l’atto finale di un dramma che dura ormai da diversi anni.

Ai problemi dei singoli paesi, ancora alle prese con la crisi economica o con l’avanzare dei partiti euroscettici, fanno eco altre spine nel fianco: la gestione dei migranti e la messa in discussione dell’area Schengen, altra colonna portante dell’Unione; le decisioni di politica economica delle banche centrali che non possono non pesare sulle piazze europee; e la mancanza in Europa di una politica economica comune, del completamento dell’Unione bancaria europea che getta ulteriore instabilità su un comparto bancario alle prese con il bail-in e i crediti deteriorati.

Brexit ed euroscetticismo

Il più grande e imminente rischio per la tenuta dell’Unione Europa è rappresentato dal voto del 23 giugno. I cittadini inglesi sono chiamati a votare per l’uscita o la permanenza in Europa. Dopo un lungo testa a testa, pare che nelle ultime ore, i sondaggi rilevino il sorpasso di coloro che voteranno per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il divorzio dall’Europa durerebbe almeno due anni, più il tempo necessario per ritrattare la posizione inglese con l’Europa, firmare nuovi trattati commerciali, finanziari e di altro genere.

Secondo i favorevoli alla Brexit, l’uscita della Gran Bretagna darebbe nuova spinta al Paese e la possibilità di gestire in modo autonomo i confini, gli ingressi nel Paese, il commercio e la piazza finanziaria più importante d’Europa.

I contrari, invece, credono agli allarmi lanciati in primis dal premier Cameron, ma anche da molte banche e aziende, che vedono nella Brexit la rovina della Gran Bretagna. Lo shock economico provocato dall’uscita dell’Europa potrebbe mettere a rischio la tenuta economica del Paese. L’unica certezza è che l’Unione Europa, nel delineare i nuovi legami con la Gran Bretagna, non farà alcuna concessione lanciando un messaggio chiaro agli altri Paesi tentati dal referendum per la permanenza nell’Unione.

In effetti il voto sulla Brexit ha anche una forte valenza politica per l’Europa. Nelle ultime tornate elettorali europee l’avanzata dei partiti euroscettici si è rivelata chiaramente: Olanda, Finlandia e Danimarca stanno prendendo posizioni sempre più gelide nei confronti dell’Unione e la voce dei partiti di estrama destra o estrema sinistra che chiedono di uscire dalla gabbia dell’Unione è sempre più forte. Preoccupante anche il fronte dei Paesi europeisti, ma critici con l’Unione dell’austerity: Spagna e Portogallo in pieno stallo politico chiedono a gran voce un ripensamento delle regole europee sul bilancio e sul tema del debito pubblico. Ma la vera e propria tempesta politica per l’Unione rischia di arrivare nel 2017 quando Francia e Germania andranno alle urne per le elezioni amministrative.Il partito di estrema destra, il Front National, da una parte e quello euroscettico (sempre di destra) Alternative für Deutschland dall’altra potrebbero mettere a segno un risultato eclatante destabilizzando l’intera Europa.

Grexit

Tornando ai problemi imminenti, resta più che aperto il fronte ellenico. Dopo l’ennesima, faticosa, tornata di negoziati i creditori hanno deciso di erogare una nuova tranche di aiuti per la Grecia, di circa 10 miliardi: la prima parte è attesa a breve, mentre l’altra arriverà a fine estate.

I creditori, però, hanno chiesto al governo di Tsipras, già alle prese con i mal di pancia interni e le proteste dei cittadini per le riforme di austerità, di fare di più ponendo un’altra clausola sui conti pubblici. Resta aperto anche il fronte del debito pubblico, sul quale, però, si è trovato un primo timido accordo grazie all’insistenza del Fondo monetario internazionale.

Il Fondo ha accettato una soluzione distante anni luce dalla sua proposta che prevedeva una moratoria sul debito della Grecia fino al 2040: a partire dal 2018 si ridurranno gli interessi pagati da Atene sul debito pubblico. Ma sia le risorse economiche, che l’accordo sul debito, saranno onorati dai creditori solo se la Grecia continuerà sulla strada delle riforme chieste in sede di memorandum. Insomma, la strada verso l’uscita definitiva dalla crisi e dal rischio Grexit è ancora distante.

Emergenza migranti e Schengen

L’incapacità dell’Europa di gestire il continuo flusso di migranti rappresenta sempre più un problema politico, ma anche economico per l’Unione stessa. Per difendersi da quella che qualcuno ama definire “un’invasione” alcuni Paesi, Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Slovenia, hanno introdotto forme di controllo emergenziale dei confini.

La situazione ha messo in dubbio la tenuta di Schengen, il trattato che prevede per merci, servizi e cittadini la libera circolazione tra i Paesi dello spazio Schengen. Oltre al pesante contraccolpo politico, la sospensione del trattato (chiesta a gran voce da alcuni membri) avrebbe pesanti ripercussioni dal punto di vista economico.

È molto difficile fare una stima precisa dell’impatto economico dell’abolizione di Schengen, ma è possibile farsi un’idea considerando che le esportazioni di paesi UE verso altri membri ammontano a oltre 2900 miliardi di euro l’anno (circa due terzi delle esportazioni totali), che 1,7 milioni di cittadini UE lavorano in un Paese diverso da quello di origine e che ogni anno si registrano circa un miliardo di viaggi interni allo spazio Schengen.

Crisi banche e unione bancaria

Sul fronte economico, l’Unione Europea deve affrontare un altro grosso problema: quello del settore bancario. L’Unione bancaria europea, pensata per risolvere le debolezze del sistema e favorirne la stabilità anche in caso di altri shock economici, è tuttora rimasta sulla carta. Dopo la vigilanza unica sotto la guida della BCE e il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie, la mancanza di un accordo sul terzo pilastro, la garanzia unica sui depositi (ostacolata dalla Germania) fa dell’Unione bancaria un progetto incompleto.

Le nuove regole europee che vietano gli aiuti di Stato alle banche e prevedono la risoluzione delle banche in crisi con tanto di bail-in hanno gettato panico e incertezze sul comparto bancario europeo, in particolare in paesi in difficoltà come l’Italia sempre alle prese con una montagna di crediti deteriorati. Il sistema condiviso a livello europeo per tutelare i correntisti in caso di risoluzione bancaria continua a scontrarsi con paesi, come la Germania, che non ci stanno a mettere in comune i rischi e le perdite derivanti dalla debolezza delle banche europee.

Banche centrali e politica monetaria

Focalizzando l’attenzione sui prossimi appuntamenti economici, spiccano le riunioni delle banche centrali. Oggi e domani si riunisce la Federal Reserve americana che dovrebbe rinviare ancora (probabilmente in autunno) il tanto atteso e temuto rialzo dei tassi di interesse. La banca americana pubblicherà anche le nuove previsioni sull’andamento dell’economia statunitense e sul futuro dei tassi di interesse che potrebbe pesare sui listi mondiali. Giovedì, invece, tocca alle banche centrali di Giappone, Svizzera e Gran Bretagna che terrà una posizione cauta in attesa dell’esito del referendum.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/europa-non-solo-brexit-ecco-tutti-i-problemi-che-potrebbero-mettere-ko-lunione-europea-1455344

 

Menu Principale

Risorse Utili