BP-BPM: la fusione inizia già a scricchiolare. Soci milanesi pronti a votare “no” al matrimonio

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Si tiene oggi un incontro tra dipendenti e soci della banca popolare di Milano per iniziare a tastare il polso in vista dell’assemblea che in autunno dovrà votare a favore della trasformazione in SPA e la fusione con il Banco popolare. La riunione di oggi prova che nei corridoi della BPM tira già una brutta aria in vista dal matrimonio con il Banco popolare che, non ancora celebrato, sembra già poco vantaggioso. Una parte di soci pensionati della BPM ha già annunciato il voto contrario alla fusione in assemblea e inviato una lettera alla BCE per chiedere di intervenire bloccando un’operazione che, a lavoro a avviso, creerà soltanto “disvalore” per la BPM.

L’impressione che il matrimonio BP-BPM non stia in piedi deriva anche dalle pressioni in Borsa a cui sono soggetti i due istituti, in modo particolare dall’inizio dell’operazione di aumento di capitale che il Banco popolare sta portando avanti su richiesta della BCE. E secondo indiscrezioni di stampa negli uffici di BP e BPM si sta studiando un meccanismo giuridico che cambi la carte in tavola e garantisca l’approvazione  della fusione in assemblea.

Fusione BP-BPM

Siamo nel vivo dei preparativi del matrimonio dell’anno, quello che porterà alla nascita del terzo polo bancario del Paese. Secondo gli accordi presi dai consigli di amministrazione, agli azionisti del BP andrà il 54% della nuova banca Spa, mentre a BPM andrà il 46%. L’operazione di integrazione avverrà per fusione propria: sarà creata una newco come nuova capogruppo sotto forma di Spa. Si prevede lo scorporo della rete di sportelli delle due banche nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese e il conferimento in una banca-rete BPM Spa. Entro il terzo anno dalla fusione la nuova società e tutta la sua rete di sportelli andranno a confluire nella capogruppo.

I consigli di amministrazione e sorveglianza di BP e BPM hanno dato il loro via libera alla fusione a fine maggio e hanno inviato alla BCE la carte su cui Francoforte dovrà dare il suo placet. L’ok dalla Banca centrale europea arriverà entro il mese di agosto; in autunno poi le due assemblee dei soci dovranno votare per il matrimonio che sarà, quindi, celebrato entro la fine del 2016.

Aumento di capitale del BP e crollo in Borsa

Ma il faro della BCE è già da tempo puntato sul matrimonio. Il BP, infatti, sta portando avanti un aumento di capitale da un miliardo imposto proprio da Francoforte per ottenere il via libera alla fusione. Ma più ci avviciniamo alla data fatidica e maggiori sono le perplessità sulla tenuta del matrimonio tra BP e BPM.

L’aumento di capitale è iniziato lo scorso 6 giugno; i diritti di opzione - negoziabili fino al 16 giugno ed esercitabili fino al 22 giugno – sono fortemente sotto pressione a Piazza Affari: sono passati da 1,17 euro del primo giorno di aumento di capitale agli 0,4920 euro di ieri.

Entrambi gli istituti sono sotto una pioggia di vendite in Borsa dal momento dell’annuncio della fusione, e ancora di più da quando è iniziata l’operazione di aumento di capitale del Banco. Dal giorno dell’annuncio della fusione, le banche hanno perso in Borsa rispettivamente il 25% la Popolare e il 40% il Banco soprattutto a causa delle perplessità sui crediti deteriorati e le debolezze del BP.

Dalla BCE è arrivata la richiesta di innalzare il livello di coperture sui crediti deteriorati prima della fusione, mossa che si è tradotta in rettifiche sui crediti per 684 milioni di euro e in un risultato netto negativo di 314 milioni. Ma le fatiche del BP non sono ancora finite. Francoforte vuole un livello medio di copertura sui deteriorati al 49% e sulle sofferenze del 62%, ma il BP è ancora fermo al 45,7% e su quelli in sofferenza al 59,7%.

Voti contrari e giochetti giuridici

In questo scenario si inserisce la posizione dei soci della BPM, tutt’altro che entusiasti della fusione con il malconcio Banco popolare. I pensionati della banca, aderenti al progetto Lisippo hanno già annunciato il loro voto contrario al matrimonio in occasione dell’assemblea straordinaria che in autunno sarà chiamata approvare la fusione e la trasformazione in SPA.

“Motivi per respingere questa sciagurata ipotesi di fusione ce ne sono in abbondanza - spiegano - Non lo dice Lisippo o qualche gruppo di pensionati facinorosi, lo dice il mercato”, che sta dimostrando di “non credere a questa fusione ed alle prospettive decantate dal duo Castagna e Saviotti”. I soci hanno anche inviato una lettera alla BCE per chiedere alla Vigilanza europea di imporre almeno una revisione dei termini della fusione per evitare “di creare un colosso con i piedi di argilla”.

Visto che inizia già a delinearsi, all’interno dei soci della BPM, il fronte dei contrari al matrimonio, i vertici della banca hanno fissato per oggi un primo incontro per fare il punto della situazione in vista della cruciale assemblea del prossimo autunno. Ma non solo. Secondo Gli Stati Generali le due banche stanno studiando delle vere e proprie “acrobazie giuridiche” per garantire l’approvazione del progetto.

Per ottenere il via libera, il matrimonio BP-BPM deve essere approvato da almeno due terzi dell'assemblea della Popolare, che si esprimerà con voto capitario (una testa, un voto) cioè con il rischio, visto come si stanno mettendo le cose, che non passi. Se invece si votasse la fusione con il BP dopo la trasformazione in SPA, il voto non sarebbe più per voto capitario (tipico delle popolari), ma con il voto per capitale (tipico delle SPA) ovvero con un peso proporzionato al numero di azioni possedute dal socio.

Il sospetto è che nei corridoi del BPM si stia lavorando per mescolare le carte in tavola e proporre un unico ordine del giorno per la trasformazione in SPA e la fusione con il BP agevolando così il voto per la fusione grazie alla regola della maggioranza assoluta necessaria per la trasformazione delle popolari.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/bp-bpm-la-fusione-inizia-gia-scricchiolare-soci-milanesi-pronti-votare-no-al-matrimonio-1455573

 

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