Banche e scenari probabilistici: cosa c'è dietro la polemica Report-Consob-Governo

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Negli ultimi giorni si sono (ri)accesi i riflettori sugli scenari propabilistici che la Consob poteva o doveva chiedere di inserire nei prospetti delle banche per la sottoscrizione di investimenti rischiosi. La polemica che ha travolto la Consob, in modo particolare il suo presidente Giuseppe Vegas, nasce da un servizio di Report, la trasmissioni di Milena Gabanelli in cui si mostra un documento che prova il divieto arrivato da Vegas di inserire gli scenari probabilistici nei prospetti. Apriti cielo. Le associazioni dei consumatori hanno chiesto la testa di Vegas. Ma anche alcuni membri del governo, che probabilmente hanno vissuto gli ultimi mesi in Alaska, sono venuti a conoscenza della faccenda e hanno criticato l’operato della Consob. Il neo Ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda ha parlato di “errori gravi” e forti critiche nei confronti del numero uno della Consob sono arrivate anche dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti.

È vero che Report ha riaperto il caso documenti alla mano, ma come stavano le cose nelle banche italiane, la posizione di Bankitalia e Consob (che chiudono gli occhi) è arcinota da tempo. Da quando è scoppiato il caso delle quattro banche salvate, con 788 milioni di subordinate andate in fumo, i giornali, o almeno quelli degni di questo nome, hanno evidenziato con forza le lacune informative e le responsabilità dei controllori italiani.

Cosa sono gli scenari probabilistici

Il caso è scoppiato dopo il decreto salvabanche, quello del 22 novembre scorso, che ha salvato dalla risoluzione banca Carichieti, Cariferrara, banca Marche e banca Etruria azzerando, però, milioni di euro di subordinate spesso appioppate con sotterfugi agli ignari clienti.

Sul finire del 2015, quindi, si è aperta la diatriba tra chi sosteneva la responsabilità personale degli investitori (della serie “la legge non ammette ignoranza”) e chi al contrario puntava il dito contro le banche che avevano truffato i clienti. Come spesso accade la verità sta nel mezzo.

Partendo dal presupposto che un investitore prima di firmare per la sottoscrizione di un investimento deve avere chiaro ciò che acquista, è altrettanto chiaro che le banche hanno il dovere di facilitare il più possibile la comprensione anche da parte della casalinga di Voghera. A questo scopo, infatti, venivano inseriti nei prospetti informativi degli investimenti i cosiddetti scenari probabilistici che, con un’azzeccata metafora, sono stati paragonati ad un semaforo posto ad un incrocio particolarmente pericoloso.

Gli scenari probabilistici indicano chiaramente quante possibilità ci sono che i soldi spesi in quell’investimento vadano persi o che, al contrario, creino un guadagno. Esprimono il grado di rischio dell’investimento e le probabilità future di guadagnare o perdere. Facevano parte dei prospetti informativi, e rappresentavano il rischio tramite una tabella che riportava le probabilità (in percentuali) di quattro possibili scenari:

  • ottenere un rendimento negativo (quindi perdere soldi);
  • avere un rendimento positivo, ma inferiore a quello di un’attività priva di rischio (guadagnare poco);
  • avere un rendimento in linea con il tasso “privo di rischio” (guadagnare);
  • avere un rendimento superiore al tasso “privo di rischio” (guadagnare bene).

Gli scenari probabilistici, nonostante non indicassero la verità assoluta, davano una chiara indicazione dei rischi: di fronte ad una tabella che indica il 60% delle probabilità di avere un rendimento negativo e il 2% di avere un rendimento in linea chiunque avrebbe capito che non si trattava di un buon affare.

Le accuse alla Consob

Le accuse contro la Consob derivano proprio della sua posizione nei confronti degli scenari probabilistici, strumento utile per far capire anche a chi non mastica di finanza (e quindi non capisce gran parte dei prospetti informativi) i rischi a cui andava incontro.

Nel 2009 un documento di consultazione interno alla Consob indicava la possibilità di inserire gli scenari probabilistici nei prospetti delle banche. L’allora presidente Consob Lamberto Cardia rese facoltativo per le banche l’inserimento degli scenari probabilistici per le obbligazioni subordinate.

Poi nel 2011, il presidente Vegas vietò alle banche di inserire gli scenari probabilistici, togliendo di fatto il semaforo dall’incrocio più pericoloso per i piccoli investitori. E infatti, nei prospetti delle subordinate azzerate dalle quattro banche italiane gli scenari probabilistici non c’erano e molti clienti non avevano idea dei rischi che si stavano assumendo al momento dell’acquisto.

Nel suo servizio, Report ha mostrato una lettera inviata a Vegas dal responsabile della divisione emittenti della Consob, Claudio Salini, nel maggio del 2011 in cui segnalava “conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla S.V. al responsabile divisione studi economici”, gli uffici “inviteranno gli emittenti a non inserire gli scenari nel prospetto e ne chiederanno l’eliminazione ove le riportassero per autonoma iniziativa”. Il documento prova che la scelta di vietare i semafori è stata fatta da Vegas in persona.

Ma perché i controllori chiudono gli occhi?

Il sospetto è che in Italia i controllori, Bankitalia e Consob, stiano facendo da palo alle banche italiane in disperata ricerca di nuovi capitali. Nel 2009 le banche sono state travolte dal fallimento della Lehman Brothers e dalla crisi finanziaria mondiale e avevano bisogno di capitali freschi, ma gli investitori istituzionali (consapevoli della situazione e dei rischi) hanno chiuso il portafoglio.

Era necessario andare a cercare soldi altrove. Dove? Nelle tasche dei clienti. Ma per farlo era necessario allentare le regole che le banche devono rispettare in termini di informazione e trasparenza e i controlli, soprattutto quelli sulle obbligazioni subordinate. Il resto è storia degli ultimi mesi, con cittadini rovinati che si potevano salvare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-e-scenari-probabilistici-cosa-ce-dietro-la-polemica-report-consob-governo-1455705

 

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