Riforma BCC: tra way out e ipotesi seconda Capogruppo ecco a che punto siamo

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Si torna a parlare di BCC. Dopo la tanto discussa riforma del credito cooperativo stiamo per entrare nel vivo dell’operazione che porterà alla creazione di un unico gruppo bancario di raccolta delle BCC, oppure di due diverse Capogruppo. Il nodo è ancora tutto da sciogliere e assume sempre più connotati politici. Intanto è scaduto il termine, fissato in 60 giorni dall’approvazione della riforma, per le BCC che avevano la possibilità di fare domanda per way out e scendere così dalla giostra della Capogruppo. Delle 12 BCC che si sono trovate al bivio, soltanto tre hanno scelto di proseguire da sole.

Per determinare davvero il nuovo assetto delle BCC è, però, necessario che Bankitalia pubblichi la normativa secondaria indispensabile per definire le regole del patto di coesione che stabiliranno i rapporti tra la Capogruppo e le BCC. Ma soprattutto sarà necessario capire se le BCC dovranno convergere sotto un’unica Capogruppo, probabilmente Iccrea holding, oppure se si farà avanti una seconda Capogruppo per raccogliere le istanze delle BCC contrarie alla formazione di un monopolio del credito cooperativo.

La riforma delle BCC

Il tema è molto complesso e può essere utile fare un passo indietro. L’obiettivo della riforma delle BCC era da una parte il rafforzamento del credito cooperativo e dall’altra la difesa della sua vocazione mutualistica e di sostegno al tessuto economico del territorio. Sulla strada per raggiungere questi due obiettivi si è discusso fino allo sfinimento.

Alla fine la riforma delle BCC ha visto la luce sotto forma di compromesso tra le posizioni più estreme delle parti in causa. In pratica le banche del credito cooperativo, circa 360 in tutta Italia, devono aderire ad una Capogruppo con un patrimonio minimo da un miliardo di euro.

Ma la riforma prevede anche una possibilità di uscita: le BCC con con almeno 200 milioni di patrimonio possono scendere dalla giostra delle riforma scegliendo la way out cioè pagando allo Stato il 20% delle proprie riserve e deliberare la trasformazione in SPA. Il termine per fare questa scelta è scaduto il 15 giugno.

Chi ha scelto la way out

Rien ne va plus, les jeux sont faits. É scaduto da due giorni il termine per le BCC per decidere se aderire alla Capogruppo oppure se ballare da sole. Erano 12 le BCC con i requisiti patrimoniali richiesti per poter scegliere. Tra loro hanno fatto richiesta di way out due banche toscane, la banca di Cambiano e ChiantiBanca e la Cassa Padana.

La decisione di ChiantiBanca è arrivata sul filo di lana, il 14 giugno. L’istanza di way out passa ora al vaglio di Bankitalia (che ha sei mesi di tempo per approvarla) e della BCE. In autunno è fissata anche l’assemblea straordinaria dei soci che dovranno pronunciarsi sul futuro della banca. Il neo presidente di ChiantiBanca, Lorenzo Bini Smaghi (nella sua prima intervista in veste di presidente della BCC a Toscana24 – Il Sole 24 Ore) annuncia la ricerca di nuovi partner da far entrare in minoranza nella nuova SPA bancaria che sarà controllata dalla cooperativa. L’imposta pari al 20% per la way out che costa a ChiantiBanca circa 60 milioni di euro, “non è una minaccia per la solidità dell’istituto”, assicura il presidente. Dalla fusione con le BCC di Prato e Pistoia nasce una banca sufficientemente solida, in termini di ratios patrimoniali (CET1 oltre il 13%), orientata a dismettere progressivamente i propri crediti in sofferenza e all’apertura di nuovi sportelli sul territorio.

Le BCC che aderiranno alla Capogruppo

Tolte le tre BCC che hanno fatto domanda di way out, le altre 360 circa dovranno convergere sulla Capogruppo. Chiuso il tanto discusso capitolo way out ora se ne apre un altro altrettanto complesso. La riforma delle BCC, infatti, non vieta la nascita di più di una Capogruppo, ma obbliga le candidate ad avere un patrimonio superiore al miliardo di euro.

Si affermerà il sistema bipolare o quello della Capogruppo unica?È questo il dilemma e il terreno su cui si sta consumando lo scontro interno al mondo delle BCC.

Una quindicina di BCC, che si definiscono “virtuose”, hanno inviato una lettera a Bankitalia per chiedere la corretta applicazione della riforma e la nascita di una seconda Capogruppo che eviti la creazione di un monopolio perché, dicono “il mercato si regge sulla concorrenza” e “chi dice il contrario è in malafede”.  

Sono 15 le BCC che hanno sottoscritto l’appello snocciolando i loro numeri: 156 sportelli, 1.107 dipendenti, fondi propri per 709 milioni di euro, attivo totale di bilancio di 8,8 miliardi di euro, raccolta diretta di 6,5 miliardi, impieghi per 4,5 miliardi, utili netti 2015 di 36 milioni di euro e un ratio patrimoniale medio del 17,1%. Secondo loro è necessaria la creazione di una seconda Capogruppo per evitare “una compressione dell'autonomia con perdita della creatività cooperativa”, costi eccessivi, “perdita del'immagine localistica delle BCC sul territorio” e perdita di redditività delle singole aziende.

Ruolo di Iccrea holding e Cassa Centrale Banca

In questo braccio di ferro tra il bipolarismo e la Capogruppo unica, un ruolo fondamentale è svolto da Iccrea Holding e Cassa Centrale Banca, i due istituti con la forma giuridica di SPA che agiscono come banche di secondo livello fornitrici di servizi a tutto il sistema. Le strade al momento sono due: la prima vede la fusione di Iccrea Holding e Cassa Centrale Banca per assumere il ruolo di Capogruppo unica, oppure la creazione di due diverse Capogruppo.

La trentina Cassa Centrale Banca è considerata l’unica candidata in grado di presentarsi come Capogruppo di un gruppo alternativo al monopolio di Iccrea. Non possiede ancora il miliardo di capitale richiesto, ma raggruppa circa 180 BCC e non dovrebbe essere difficile raggiungere la cifra indicata nella riforma. Secondo Milano Finanza, per lunedì 20 giugno è in programma un consiglio di amministrazione cruciale per la Cassa Centrale Banca in cui i vertici della banca dovranno decidere se proseguire con la fusione in Iccrea Holding oppure se prendere coraggio e presentarsi come proposta alternativa. Il nodo è sentito come politico. La banca del nord che raggruppa le BCC virtuose, “contro” Iccrea Holding che rappresenta il mondo “romano” considerato meno efficiente. La partita è ancora tutta da giocare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/riforma-bcc-tra-way-out-e-ipotesi-seconda-capogruppo-ecco-che-punto-siamo-1455865

 

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