Legge di bilancio, si cambia: perché sarebbe davvero importante la trasparenza sui derivati del Tesoro

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È stata approvata dalla Camera e passa ora all’esame del Senato la legge che intende cambiare modalità e tempi per la presentazione della legge di bilancio, quella di stabilità e il DEF. Tra norme decisamente poco interessanti come lo slittamento di una settimana per la presentazione della legge di bilancio e del DEF, ce n’è anche una degna di nota. La legge, infatti, introduce maggior trasparenza sui derivati.

All’interno del DEF, oltre ai dati sul debito e al suo costo medio, sarà indicato anche “l'ammontare della spesa per interessi nel bilancio dello Stato correlata a strumenti finanziari derivati". Se ad oggi la quota legata ai derivati è indicata genericamente inserendola nella "spesa per interessi", dopo l’approvazione delle legge di riforma ci sarà una voce dedicata.

Si tratta certamente di un passo avanti viste le continue critiche rivolte al governo e al Tesoro per la poca trasparenza con cui maneggiano i derivati. Ma il tema è molto complesso e sarà necessario verificare quali informazioni saranno inserite all’interno del DEF per capire se si tratta soltanto di un “contentino” che lascia gli interrogativi di sempre o se davvero sarà un passo avanti verso la trasparenza. Non soltanto sarebbe importante sapere quanto effettivamente dobbiamo pagare nell’anno corrente e nel triennio per i derivati sottoscritti dal Tesoro, ma anche, per esempio, sapere a quanto ammontano le perdite teoriche e soprattutto quante possibilità ci sono che queste diventino effettive.

Avere tutte queste informazioni sui derivati non sarebbe cosa di poco conto. Ad oggi sul tema dei derivati vige il silenzio più totale da parte del Tesoro, molto reticente a fornire le informazioni richieste anche da parte per esempio di parlamentari della Repubblica.

Ma perché sarebbe così importante saperne di più sui derivati?

I derivati sono strumenti utilizzati da operatori finanziari privati o in questo caso da enti pubblici come il Ministero dell’Economia italiano per tentare di mettersi al riparo da eventuali rischi. Il problema è che il loro uso maldestro può trasformali in un boomerang. E così i derivati anzichè essere un’àncora di salvezza rischiano di portare l’investitore a fondo.

Guardiamo il caso italiano. L’Italia ha oltre 2mila miliardi di debito pubblico e nel corso 2011, a causa della crisi finanziaria mondiale, ha rischiato il collasso. Il Tesoro italiano per cercare di limitare i danni ha utilizzato a piene mani i derivati: ha fatto una sorta di scambio con le banche internazionali, dicendo: voi continuate a finanziarmi, ovvero a sottoscrivere i titoli di Stato in asta, io in cambio rinegozio i contratti derivati e mi espongo al rischio di avere perdite future.

E così in effetti è stato. Nel 2015 il Tesoro ha pubblicato un rapporto sul debito pubblico: 2.199 miliardi, tra cui 160 miliardi in derivati, già costati all’erario negli ultimi quattro anni 16,9 miliardi di euro e con una perdita potenziale di oltre 40. Negli ultimi quattro anni, quindi, il debito pubblico italiano è aumentato di quasi 17 miliardi a causa dei derivati che avrebbero dovuto difendere il debito italiano da eventuali rischi, ma, invece, ci hanno pugnalato alle spalle.

Sul punto, il Tesoro tiene sempre la stessa linea parlando di “peculiarità” italiana: il nostro Paese ha oltre 2mila miliardi di debito e nel 2011 la situazione sarebbe andata fuori controllo senza i derivati che hanno stabilizzato i flussi (trasformando i prestiti a tasso variabili in tassi fissi) e allungato i tempi dei costi degli interessi. Sarà anche vero, ma resta il fatto che l’Italia è il Paese europeo che più sta pagando per i derivati.

Nel triennio 2011-2013, per esempio, l’Italia ha visto aumentare il debito pubblico di 11,5 miliardi a causa dei derivati. Nello stesso periodo la Germania ha guadagnato grazie ai derivati 556 milioni di euro e la Francia addirittura 3,2 miliardi. La Spagna, invece, è stata sulla stessa linea d’onda dell’Italia subendo perdite a causa del derivati, ma di entità nettamente inferiore rispetto a quelle del Belpaese: ha perso 379 milioni contro i nostri 11 miliardi e oltre.

Gli esperti dicono che le perdite prettamente italiane sono legate ai numerosi contratti di derivati che il Tesoro ha rinegoziato. E torniamo al punto di partenza e al “baratto” con le grandi banche internazionali che ci hanno tenuto a galla nel 2011. Per avere certezze in questo senso sarebbe necessario leggere i contratti sottoscritti dal Tesoro, ma questi restano gelosamente custoditi negli uffici di via Nazionale. Nel 2015 un gruppo di parlamentari del Movimento 5 Stelle, delle commissioni Bilancio e Finanza della Camera, chiesero di poter visionare i tredici contratti derivati stipulati dal Tesoro con clausola di risoluzione anticipata ricevendo come risposta un bel due di picche.

Aperta parentesi. La clausola di risoluzione anticipata è quella che nel 2012 obbligò lo Stato italiano a pagare sull’unghia 2,5 miliardi di euro a Morgan Stanley. La banca d’affari, molto esposta nei confronti dell’Italia, face appello a quella clausola che le dava la facoltà di chiudere anticipatamente il contratto di derivati sottoscritto con il Tesoro chiedendo il pagamento del valore di mercato della posizione. Chiusa parentesi.

E’ chiaro perché sarebbe importante leggere i contratti stipulati dal Tesoro? Oltre ad avere quasi 2.200 miliardi di euro di debito pubblico, l’Italia ha anche derivati per 159 miliardi di euro di valore nominale che hanno portato a 16,9 miliardi di perdite e rappresentano anche perdite teoriche stimate dallo stesso Tesoro in 42,6 miliardi. Ecco perché sarebbe importante avere più informazioni possibili sui contratti stipulati dal Tesoro, per tentare di prevedere come e quando i derivati ci pugnaleranno alle spalle.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-bilancio-si-cambia-perche-sarebbe-davvero-importante-la-trasparenza-sui-derivati-del-tesoro

 

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