Brexit: come cambieranno i rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione europea? E quanto rischia l'Italia?

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Il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione Europea. Tra le tante implicazioni che la Brexit comporta una in particolare sta preoccupando le imprese inglesi e del resto dell’Unione Europea: i rapporti commerciali.

Come membro dell’Unione Europea, infatti, il Regno Unito ha un rapporto commerciale privilegiato con gli altri Paesi dell’Unione: il 46% delle esportazioni britanniche sono dirette verso l’UE e l’Unione rappresenta anche il 51% delle importazioni inglesi. Con la vittoria della Brexit, quindi, il Regno Unito perde il suo principale partner commerciale con il quale dovrà negoziare nuovamente le relazioni commerciali.

Come abbiamo già spiegato, il percorso intrapreso dal Regno Unito per uscire dall’Unione è lungo e complesso. Al momento poco o niente è effettivamente cambiato: l’Unione europea e il Regno Unito hanno due anni di tempo (o di più se l'UE concederà una proroga) per trovare un accordo che ridefinisca tutti i legami tra l’UE e il Regno Unito che da quel momento diventerà un paese extracomunitario. Tra i capitoli più complessi su cui discutere c’è anche quello dei rapporti commerciali e dei dazi che dovranno essere previsti sulle merci per e da l’Unione europea.

Commercio Regno Unito – Unione europea

Tra le note più dolenti della Brexit ci sono i rischi legati all’import e all’export delle aziende inglesi e europee. Per questo motivo le grandi e piccole aziende del Regno Unito si sono schierate a favore del Remain: imporre nuovi dazi sulle merci che entrano ed escono dal Regno Unito potrebbe compromettere le crescita del PIL del Paese. L'Unione europea è di gran lunga il principale partner commerciale del Regno Unito: rappresenta il 46% dei suoi prodotti e delle esportazioni di servizi e il 51% delle sue importazioni.

In particolare, la Germania è il Paese più esposto verso il Regno Unito, seguita dagli USA, dall’Olanda, dalla Cina e poi da Francia, Belgio e Irlanda. I dazi doganali che il Regno Unito potrebbe esser costretto a sostenere, insieme all’appesantimento della pratiche burocratiche, rischiano di compromettere i rapporti commerciali verso i Paesi del Vecchio Continente.

Per questo sarà importante il negoziato con l’Unione Europea per ridefinire i rapporti tra le parti. Ma la posizione di debolezza in cui si troverà il Regno Unito seduto al tavolo dei negoziati potrebbe portare ad un accordo svantaggioso per le imprese inglesi che nel medio-lungo periodo rischiano di subire delle perdite e l’erosione di importanti quote di mercato da parte dei competitors di altri Paesi europei. Secondo gli esperti, in particolare, l’industria automobilistica e il settore finanziario, rischiano di bruciare migliaia di posti di lavoro.

Ma i problemi commerciali del Regno Unito potrebbero non derivare soltanto dalla cessazione del rapporto privilegiato con i Paesi dell’Unione Europea, ma anche con tutti quei Paesi che con l’UE hanno sottoscritto accordi commerciali. Negli anni, infatti, l’UE ha stretto accordi di libero scambio con oltre 52 Paesi in tutto il mondo, e altri 70 accordi sono ancora oggetto di negoziazione. Accordi che prevedono agevolazioni burocratiche ed economiche per gli scambi commerciali.

Con la Brexit, il Regno Unito deve rinegoziare oltre 120 accordi bilaterali per ridefinire la propria posizione commerciale con tutti i Paesi che hanno rapporti commerciali con l’UE e che rappresentano circa l’85% del commercio britannico.

Commercio Italia – Regno Unito

I Paesi più esposti al rischio Brexit, dal pnuto di vista commerciale, sono la Germania e la Francia. Ma anche l’Italia ha importanti rapporti commerciali con il Regno Unito, tali da far preoccupare le imprese italiane che vendono ai cittadini della regina. Il Regno Unito, infatti, è il quarto mercato per l’export italiano: vale il 5,4% dell’export, nel 2015 l’interscambio commerciale è stato di 33,1 miliardi di euro con un +5,9% rispetto al 2014 e un saldo positivo per il nostro paese di 11,9 miliardi.

La Sace, partecipata della CDP, esperta di export, ha realizzato un’elaborazione per il Corriere Economia in cui stima un drastico calo delle esportazioni, non tanto nel 2016, ma soprattutto nel 2017 e nel 2018 con settori come la meccanica strumentale e i mezzi di trasporto tra i più colpiti. Secondo Sace l’export dall’Italia verso il Regno Unito anziché crescere di 6 punti percentuali nel 2017, registrerà un calo tra il 3 e il 7%.

In particolare, Sace ricorda che il 16,8% dell’export italiano verso il Regno Unito è rappresentato dalla meccanica strumentale: le imprese italiane del manifatturiero vendono al Regno Unito, pompe e compressori, macchine per sollevamento e movimentazione, rubinetti e valvole, impianti di refrigerazione e ventilazione. Un altro 14% è costituito da mezzi di trasporto, che sono il principale motore di crescita della produzione industriale italiana; l’11% da tessile e abbigliamento e il 10,1% da alimentari e bevande.

Sace stima un calo dell’export italiano verso il Regno Unito del 3-7%, per un valore che oscilla tra i 600 milioni e l’1,7 miliardi di euro. A pagare il prezzo più salato sarebbero la meccanica strumentale e i mezzi di trasporto con una contrazione che potrebbe arrivare a sfiorare il 20%.

Un calo di questa portata avrà anche ripercussioni sulla produzione industriale italiana trainata dai comparti in cui si prevede il calo maggiore. Ma fare una stima veritiera di ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni nel commercio da e per il Regno Unito è troppo complesso a causa della profonda incertezza portata dalla Brexit. Tutto dipende dai negoziati che dovranno definire i nuovi legami commerciali tra Unione europea e Regno Unito.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/brexit-come-cambieranno-i-rapporti-commerciali-tra-regno-unito-e-unione-europea-e-quanto-rischia

 

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