Perché il FTSE 100 è sui massimi dell'anno nonostante la Brexit?

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A seguito della Brexit gli indici hanno fatto registrare perdite importanti ma tutti sono poi riusciti a trovare immediato supporto e a effettuare un deciso rimbalzo tecnico. Nel giro di una settimana i mercati - a esclusione della sterlina britannica - hanno recuperato gran parte della perdite ma tra tutti gli indici spicca sicuramente il FTSE 100, il principale indice britannico, che è stato infatti in grado di sovraperformare il mercato facendo registrare nuovi massimi dell’anno. Se andiamo ad accostare l’indice britannico con qualsiasi indice europeo lo scostamento diventa più evidente (nessun indice europeo è stato in grado di chiudere il gap aperto dopo la Brexit). 

imageFTSE 100 e EUROSTOXX 50 (in giallo) a confronto sul grafico giornaliero. Il principale indice britannico fa segnare nuovi massimi dell'anno mentre quello europeo fatica a chiudere il gap aperto con la Brexit IBTimes Italia / XTB

A molti potrebbe sembrare un controsenso dal momento che qualora la Brexit fosse confermata l’economia britannica entrerebbe in recessione, come è stato fatto notare da molti analisti - BCE compresa. Cerchiamo quindi di spiegare le ragioni di questo forte rialzo dell’indice, onde evitare che questo venga mal interpretato (soprattutto da chi è in cerca di qualche facile spunto per speculare sul fatto che la Brexit sia un bene e che altri paesi dell’Unione europea dovrebbero fare altrettanto).

La performance del FTSE 100 può essere spiegata attraverso tre fattori principali: la composizione dell’indice; il calo della sterlina; le aspettative della Brexit che si fanno via via più morbide.

È bene innanzitutto ricordare che un indice non rappresenta al cento per cento l’economia di un paese, anzi in molti casi la rappresentatività è abbastanza modesta. Prendiamo ad esempio il nostro principale indice finanziario, il FTSE MIB, dove la concentrazione dei titoli bancari è molto alta e rimane esclusa tutta la spina dorsale della produttività del nostro paese: le piccole aziende (che comunque subiscono i danni inflitti al mercato finanziario). Nel caso del FTSE 100 possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un indice molto ben diversificato.

Prendiamo i titoli che hanno fatto registrare le migliori e le peggiori performance a una settimana dalla Brexit. Tra i titoli che sono andati meglio troviamo: Fresnillo (26,98%), Randgold Resources (19,06%), Anglo American (15,02%), Shire (13,78%), BP (13,72%), Rio Tinto (14,98%), Bunzl (12,26%), National Grid (12,25%), Diageo (12,17%), Coca Cola HBC (11,93%). Tra i peggiori troviamo invece: Royal Bank of Scotland Group (-17,34%), easyJet (-16,79%), Dixons Carphone (-12,99%), Travis Perkins (-10,31%),  Barclays (-9,03%), International Consolidated Airlines Group (-6,78%), Whitbread (-6,23%), Barrat Developments (-5,64%), Paddy Power Betfair (-5,44%), TUI AG (-5,35%).

Come possiamo notare, nel gruppo dei titoli migliori troviamo quasi tutte compagnie minerarie, che a seguito della Brexit hanno beneficiato di un forte rialzo dei metalli preziosi, presi d’assalto proprio per l’incremento delle incertezze e dei rischi.

imageL'oro su grafico giornaliero. Il metallo giallo chiude sui massimi di luglio 2014. IBTimes Italia / XTB

Basta dare uno sguardo all’impennata che ha avuto nell’ultima settimana l’oro, che non ha accennato ad arretrare neanche nelle ultime sedute. Questo in qualche modo ci fornisce una misura di come la percezione del rischio sia rimasta alta, nonostante il rimbalzo corale delle borse faccia erroneamente pensare al contrario.

imagePerformance del settore mineriario del Regno Unito a confronto con FTSE 100 e FTSE 350 Londonstockexchange

La presenza dei titoli del settore minerario e dei metalli preziosi fornisce al FTSE 100 diversi paracadute che possono attutire l’impatto della caduta anche nei momenti più difficili (abbiamo visto infatti come l’indice sia crollato meno rispetto al resto degli indici europei nel giorno della Brexit). Gli altri titoli che hanno ben performato appartengono al settore energetico (il petrolio non ha risentito molto della Brexit e i prezzi continuano a mantenersi intorno ai 50 dollari al barile), mentre altre sono compagnie che beneficiano del calo della sterlina (gruppi che hanno un giro d’affari ben distribuito a livello Internazionale).

imagePerformance del settore bancario del Regno Unito a confronto con FTSE 100 e FTSE 350 Londonstockexchange

Tra i peggiori abbiamo principalmente titoli di banche e istituti finanziari, che hanno tutto l’interesse a rimanere nel mercato unico e che con la Brexit peggiorerebbero sensibilmente la propria situazione finanziaria (il settore bancario è tornato sotto la lente di ingrandimento anche per i problemi che continuano ad avere le banche italiane e per la situazione precaria di Deutsche Bank). Gli altri titoli in calo appartengono al settore immobiliare, colpito duramente dalla Brexit (basti vedere i prezzi delle case in forte declino), o al mercato del trasporto aereo (molte compagnie di volo potrebbero avere problemi di diversa natura una volta uscite dal mercato unico. Altre operano principalmente in paesi dell’Unione europea, vedi ad esempio compagnie low cost come easyJet). Tra i titoli in arretramento figurano anche compagnie turistiche - specialmente quelle molto legate al turismo europeo - e in generale tutte le compagnie esposte al mercato europeo e che rischiano di avere un minor volume di affari e/o che rischiano una calo delle entrate a causa del deprezzamento della sterlina.

In generale possiamo dire che alle estremità dei comparti che hanno fatto registrare le performance migliori e peggiori abbiamo rispettivamente il settore minerario e dei metalli industriali e il settore finanziario e assicurativo. La situazione nel resto dei comparti è abbastanza contraddittoria, con comparti che hanno sovraperformato rispetto al FTSE 100 (settore del tabacco, settore aerospaziale e della difesa, settore del beverage, settore per l’apparecchiature mediche, ingegneria industriale) e comparti che hanno sottoperformato rispetto al principale indice britannico (quasi tutti gli altri comparti).

Bisogna inoltre considerare che nel corso dei giorni si è iniziata a fare largo l’ipotesi che la Brexit potesse essere alla fine respinta, in primo luogo perché nel parlamento al momento non esiste una maggioranza pro-Brexit - necessaria per poter invocare l’articolo 50 del trattato di Lisbona che avvierebbe il processo di allontanamento del Regno Unito dall’Unione europea - e poi per la rinuncia da parte di Boris Johnson, uno dei principali sostenitori della Brexit, di prendere a ottobre il posto di Cameron. Sono aspettative comunque che giustificano solo una parte del rialzo del FTSE 100, visto che la sterlina non ha dato segnali di ripresa, i metalli preziosi continuano a viaggiare sui massimi dell’anno e gli indici europei hanno recuperato solo una parte del gap aperto dopo la Brexit.

Il forte rialzo del FTSE 100 è dovuto quindi alla composizione strategica dell’indice, che in pancia ha diversi titoli che sovraperformano il mercato proprio nei periodi di crisi. Escludendo il comparto dei metalli preziosi, la performance positiva dell’indice ci aiuta comunque a disegnare un primo identikit dell’azienda che dovrebbe trovarsi a proprio agio nel contesto post-Brexit: parliamo di multinazionali con una forte tendenza all’internazionalizzazione e i cui grossi profitti sono generati fuori dal mercato comune dell'Unione.

Tutte le piccole e medie imprese non quotate - e quindi non presenti nel FTSE 100 - e poco propense all’internazionalizzazione rischiano di pagare pesantemente l’esclusione dal mercato comune europeo e il peggioramento delle condizioni del comparto finanziario (famiglie e piccole imprese potrebbero avere ancora più difficoltà a ricevere credito). In non troppo tempo queste aziende dovrebbero subire un peggioramento di competitività e potrebbero essere molte quelle costrette ad abbassare serranda. Il peggioramento delle condizioni sociali (vedi l’aumento dei crimini d’odio razziale) potrebbe inoltre portare molti giovani a riconsiderare l’idea di recarsi nel Regno Unito per studiare o per costituire nuove imprese, cosa che potrebbe portare ad una decrescita del numero di nuove start-up. Questo si dovrebbe tradurre in un forte aumento della disoccupazione.

In teoria quindi si rischia di assistere alla distruzione della varietà produttiva del paese con conseguente accrescimento della ricchezza nelle mani di pochi gruppi societari. Paradossalmente la Brexit porterebbe ad un peggioramento delle condizioni di vita proprio di quegli elettori che hanno votato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Attenzione quindi a dipingere con troppa faciloneria la Brexit come la salvezza della Gran Bretagna. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/perche-il-ftse-100-e-sui-massimi-dellanno-nonostante-la-brexit-1458068

 

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