Borsa: matrimonio Londra-Francoforte in bilico per la Brexit. Che fine farà la Borsa di Milano?

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Mentre il voto del referendum sulla Brexit, allontana Londra dall’UE, il tentativo (ennesimo) di fusione delle due Borse, quella inglese e quella tedesca, tentano di tenere unita almeno la finanza europea. Oggi si terrà l’assemblea nella City che dovrebbe dare il via libera alla fusione Londra-Francoforte, in netta controtendenza rispetto al voto del 23 giugno.

Tra le incognite che incombevano sulla fusione delle due Borse europee c’era anche l’eventuale voto dei cittadini inglesi a favore del divorzio con l’Unione. In Germania, infatti, c’è già chi storce il naso (per usare un eufemismo) all’idea che la principale piazza finanziaria europea nasca sotto il segno della Brexit e metta la sua sede a Londra, in un Paese destinato a diventare extracomunitario.

La Brexit, quindi, può fare buon gioco a coloro che sono sempre stati contrari all’idea di creare un colosso europeo con l’aspirazione di competere con le principali piazze mondiali. E anche per la Borsa di New York, da sempre terzo incomodo nei negoziati per la fusione: se, per la terza volta, dovesse saltare l’ipotesi di matrimonio tra Londra e Francoforte, Wall Street potrebbe tornare alla carica trovando terreno fertile per portare la Borsa inglese oltreoceano.

In questo scenario si inserisce anche la Consob di Giuseppe Vegas che chiede di essere coinvolta nell’operazione. La Borsa italiana, infatti, acquistata dalla City nel 2007, rientra suo malgrado in questo gioco delle parti e rischia di ritrovarsi fuori dell’UE o sposata con Wall Street. Opportunità o rischio?

Matrimonio Londra-Francoforte

A marzo 2016 la Borsa di Londra e quella di Francoforte hanno annunciato un nuovo accordo per la fusione delle due piazze finanziarie europee,un affare da 26 miliardi di euro. L’accordo è stata raggiunto dopo diversi anni di corteggiamento da parte della Borsa tedesca nei confronti della City e altri tentativi finiti in un vicolo cieco.

Il primo tentativo di fusione risale a 16 anni fa, quando Borsa italiana non rientrava sotto il cappello inglese. La Deutsche Boerse avviò le trattative per la fusione con Londra, ma l’intromissione della Borsa svedese mandò all’aria l’operazione. Nuovo tentativo nel 2004, quando si tornò a parlare di contatti tra le parti, ma anche in quell’occasione tutto finì con un niente di fatto. In quegli anni, in effetti, la Borsa di Londra era un preda contesa tra le piazze mondiali: tra il 2005 e il 2006 anche gli australiani e più volte il Nasdaq hanno tentato il colpaccio su Londra. Nel 2011 sembrava cosa fatta il matrimonio tra la Borsa del Regno Unito e quella del Canada, ma in extremis anche quest’affare saltò. Insomma negli ultimi 20 anni l’unico matrimonio celebrato è stato quello tra Londra e Milano.

E così arriviamo ad oggi, con un accordo già sottoscritto dalle parti che adesso deve incassare il via libera delle assemblee e delle istituzioni europee, in particolare quello della commissione per la concorrenza che potrebbe non vedere di buon occhio la creazione di un colosso finanziario in posizione chiaramente preponderante rispetto alle altre piazze europee.

In ogni caso si tratterebbe di una fusione record. Secondo i dati pubblicati da Adnkronos elaborati dall’Ufficio studi di Mediobanca sui bilanci 2014, le due borse europee insieme sommano ricavi per circa 3,7 miliardi di euro (2,37 dalla Germania); capitale netto intorno ai 6,7 miliardi (3,24 dalla Gran Bretagna); e oltre 9mila dipendenti. Grazie a questi numeri il nuovo colosso europeo potrà superare Tokyo e Shanghai a livello di capitalizzazione delle società quotate, arrivando, però, dopo Nasdaq e soprattutto dietro il NYSE.

Matrimonio in bilico, prossime tappe

L’accordo di fusione tra Londra e Francoforte torna oggi sotto i riflettori perché è atteso il voto dell’assemblea del London Stock Exchange. Su questo fronte, in realtà, non sono attese sorprese dal momento che già due terzi dell’azionariato della Borse inglese ha dichiarato di votare a favore del matrimonio.

Più critica la situazione sul fronte tedesco. Un parlamentare del CDU, il partito della cancelliera Angela Merkel, parlando del matrimonio ha detto “il quartier generale deve stare a Francoforte e poi eventualmente potrà esserci una sede secondaria a Londra. La Brexit avrà un impatto negativo sulla City come centro finanziario. Non possiamo far finta che non sia successo niente”. La Brexit in effetti ha aperto una breccia nell’accordo per la fusione Londra-Francoforte che alla luce della futura uscita del Regno Unito dell’UE rischia davvero di saltare per la terza volta.

La Borsa tedesca non sarà chiamata a votare sul matrimonio. Deutsche Borse lancerà un’offerta sulle proprie azioni che si concluderà il 12 luglio: per essere valida deve raccogliere almeno il 75% del capitale.Secondo il Sole 24 Ore su questo fronte l’operazione sarebbe molto più in bilico per due ragioni: in primis perché molti grandi azionisti non avrebbero ancora deciso come votare e poi perché almeno il 14% del capitale sarebbe in mano a index fund che, secondo regole interne, aderiscono alle offerte soltanto alla fine dell’operazione quando non sono determinanti.

L’intenzione delle autorità tedesche sono abbastanza chiare: anche la Bafin (Consob tedesca) ha detto che “è difficile immaginare la sede della più importante Borsa europea fuori dell’Unione”. Un modo per dire che se il matrimonio andasse in porto sarebbe necessario ripensare il collocamento della sede centrale del nuovo colosso finanziario, spostandolo a Francoforte. Una pretesa che la City potrebbe non prendere bene.

Se il matrimonio dovesse saltare per la terza volta, il nuovo proprietario di Wall Street, l’ICE, potrebbe tornare a bussare alla porta di Londra. Con la prospettiva della separazione dall’Unione, il London Stock Exchange potrebbe trovare un nuovo partner oltreoceano e portarsi dietro anche Borsa Italiana.

Che fine farà Borsa italiana?

Il presidente della Consob Giuseppe Vegas sembra particolarmente preoccupato dell’esito dell’operazione e della fine che farà Borsa italiana, sotto l’ombrello di Londra ormai dal 2007. Nei giorni scorsi Vegas ha inviato una lettera al presidente dell'LSE, Donald Brydon, e all'AD di Borsa italiana, Raffaele Jerusalmi per chiedere che l’Autorità italiana venga informata e coinvolta nelle decisioni che cambieranno il futuro di Milano.

La Borsa italiana, fa capo ad una Borsa, quella di Londra, che alla fine del processo di separazione del Regno Unito dall’UE farà parte di un Paese extracomunitario con tutte le complicazioni del caso. L’iter per il divorzio, che durerà almeno due anni, prevede la rinegoziazione di tutti gli accordi dell’Unione, quindi anche di quelli di natura finanziaria. In pratica Regno Unito e Unione europea dovranno stabilire i nuovi legami tra la City e il resto delle piazze europee.

Anche Borsa italiana e tutte le sue attività si troveranno fuori dell’UE: il mercato azionario italiano regolamentato, il mercato dei titoli di Stato MTS, le strutture di post-trading, il Montetitoli. La Borsa resterà sotto la legislazione italiana, ma secondo la Consob l’uscita del Regno Unito dall’UE creerà problemi riguardo all’accesso alle strutture di mercato italiane da parte intermediari della City. Il problema si farebbe sentire in particolare per gli operatori in titoli di Stato sull'MTS che oggi operano direttamente dalla City e che dopo la Brexit dovranno sottostare ai nuovi accordi tra Regno Unito e UE.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/borsa-matrimonio-londra-francoforte-bilico-la-brexit-che-fine-fara-la-borsa-di-milano-1458124

 

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