MPS torna a far paura: cessione sofferenze e aumento di capitale, cercasi soluzione disperatamente

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Tutti i nodi di Banca Monte dei Paschi stanno arrivando al pettine. Ieri (lunedì 4 luglio) il titolo della banca, dopo una giornata infernale a Piazza Affari, ha chiuso in perdita del 14%, con le azioni ad un nuovo minimo storico a 0,32 euro e una capitalizzazione per la prima volta sotto il miliardo di euro, a 981 milioni.

A tenere sotto pressione MPS è stata la lettera della BCE che intima alla banca la cessione di quasi 10 miliardi di crediti deteriorati entro il 2018. La richiesta riporta sul tavolo l’ipotesi di una ricapitalizzazione di MPS con tutti i rischi legati ad un momento di difficoltà delle piazze europee e in particolare di pressione sui titoli bancari. Ma la lettera della BCE arriva proprio mentre il Governo sta trattando con Bruxelles per intervenire in aiuto delle banche messe a rischio dallo shock della Brexit senza, però, contravvenire alle regole europee che vietano gli aiuti di Stato per le banche. MPS potrebbe essere il banco di prova per lo “scudo” del Governo.

MPS e la missiva della BCE

Torna la tempesta su MPS, il titolo della banca sotto pressione dall’inizio del 2016 a causa della difficoltà a trovare un Cavaliere bianco in grado di salvare l’istituto senese. La scorsa settimana MPS ha annunciato di aver pagato in contanti e non in azioni, come si pensava, gli interessi sui Monti bond. Lo Stato così resta al 4% del capitale della banca.

Ma la notizia di questa settimana è la tegola arrivata sulla testa di MPS dalla BCE. A quanto pare l’istituto di Mario Draghi ha inviato a Palazzo Sansedoni una missiva in cui intima alla banca lo smaltimento di 10 miliardi di sofferenze entro il 2018. Secondo la richiesta della BCE le sofferenze lorde (i crediti la cui riscossione è considerata più che a rischio) dovranno passare a 32,4 miliardi dai 46,9 del 2015, mentre quelle nette, cioè depurate dalle svalutazioni dovrebbero scendere di dieci miliardi, da 24,2 a 14,6 miliardi.

La notizia della lettera della BCE è stata anticipata da Repubblica e confermata in mattinata da una nota di MPS che ha fatto sapere che “le richieste della BCE di rispettare alcuni requisiti su crediti deteriorati sono in linea con il programma approvato da MPS e sottoposto alla stessa vigilanza europea per aumentare l'importo delle dismissioni di non performing loans previsto nel piano 2016/2018”. In realtà, però, il piano industriale a cui fa riferimento la banca prevede la cessione di 5,5 miliardi di sofferenze, circa la metà dello sforzo richiesto dalla BCE.

Aggiunge un altro peso a carico di MPS l’esito degli stress test della BCE e dell’EBA che sarà pubblicato a fine mese. È probabile che anche in occasione dei test europei siano emerse le difficoltà di MPS su cui si accenderà nuovamente il faro della BCE.

Ma torniamo alle sofferenze. Il vero problema è sempre lo stesso: il prezzo a cui si vendono queste sofferenze. Nel bilancio di MPS si trovano ad un valore medio intorno al 39%, ma sul mercato valgono circa 20.Ciò significa che per ogni 100 euro di crediti in sofferenza MPS conta di recuperarne 39, ma il mercato gliele pagherebbe solo 20, così la banca avrebbe un buco di 19 euro. Cedere 10 miliardi di sofferenze a questa cifra significa creare un buco nel bilancio di MPS di oltre 2 miliardi.

Ricapitalizzazione e scudo del Governo

Per coprire quel buco, MPS dovrà fare un aumento di capitale e andare alla ricerca di capitali freschi, ma con l’aria che tira in Borsa l’operazione non sarebbe delle più semplici.Qui entrerà in gioco il Governo che sta trattando con Bruxelles uno “scudo” per proteggere le banche italiane dallo shock della Brexit e magari risolvere qualche problemino di vecchia data.

La scorsa settimana la Commissione ha dato il via libera al Governo Renzi per attivare una garanzia pubblica da 150 miliardi, da utilizzare fino al 31 dicembre 2016 e soltanto sulle banche solvibili. Si tratta di un corridoio di sicurezza attivato per i prossimi sei mesi, uno strumento definito “precauzionale” che presumibilmente sarà utilizzato a piene mani dalle banche italiane in cerca di una boccata d’ossigeno. Il primo banco di prova potrebbe essere proprio MPS.

In realtà secondo indiscrezioni di stampa sul tavolo della trattativa tra Roma e Bruxelles al momento ci sarebbe l’ipotesi “capitalizzazione precauzionale” a carico dello Stato, ma non in conflitto con la normativa europea sul bail-in. Si tratta di una ricapitalizzazione coperta dallo Stato da attivare quando una banca deve effettuare un aumento di capitale per cedere le sofferenze a prezzi di mercato, e quindi accollandosi una perdita maggiore degli accantonamenti previsti. Si procede in due tappe: la banca offre il capitale sul mercato e poi interviene lo Stato per coprire la parte lasciata scoperta. La ricapitalizzazione in questo modo sarebbe precauzionale perché il mercato deve sapere che ci sarà l’intervento pubblico e quindi che l’esito dell’operazione è già scritto e andrà a buon fine.

Questa potrebbe essere una possibile strada per sostenere MPS nell’operazione di cessione delle sofferenze e di conseguenza di ricerca di capitali freschi. Qualunque sia la soluzione scelta, l’unica certezza al momento è che i problemi di banche italiane come MPS non sono più rinviabili e che è necessario intervenire per riportare la serenità sui mercati e tra i clienti degli istituti.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-torna-far-paura-cessione-sofferenze-e-aumento-di-capitale-cercasi-soluzione-disperatamente

 

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