Regno Unito, i fondi immobiliari bloccano i rimborsi: siamo alla vigilia dello scoppio della bolla?

E-mail Stampa PDF

Le conseguenze del voto del referendum sulla Brexit iniziano piano piano a farsi sentire sull’economia reale del Regno Unito, e come spesso accade, interessano in prima battuta il mercato immobiliare. Per anni, la politica monetaria espansiva della Bank of England che ha tenuto i tassi bassi, e l’alto tasso di investimenti immobiliari da parte di fondi e investitori internazionali, hanno gonfiato i prezzi delle case e degli immobili commerciali creando una bolla che adesso rischia di scoppiare. Con la Brexit, infatti, molti investitori vogliono tirarsi fuori da una situazione che diventa sempre più scottante, ma la loro fuga rischia di portare allo scoppio della bolla immobiliare nel Regno Unito. L’ultima, quella del 2007, negli Stati Uniti, benché di natura ben diversa, ha comunque prodotto il fallimento della Lehman Brothers e detonato la crisi finanziaria che ancora soffriamo.  

L’ha scritto chiaramente la banca centrale inglese: sta iniziando la “cristallizzazione dei rischi”, siamo cioè entrati nella fase in cui dalle previsioni e dalle conseguenze potenziali del voto sulla Brexit, si iniziano a vedere le prime ricadute sull’economia reale dell’addio del Regno Unito all’UE.

L’origine del problema, in realtà, va cercato nella storia recente dell’economia del Regno Unito, non certo nella Brexit, che però, rischia di rappresentare il detonatore in grado di far deflagrare lo scoppio della bolla immobiliare e una nuova crisi sistemica. 

Lo bolla sul mercato immobiliare inglese si è gonfiata negli ultimi anni, in particolare in quella della crisi economica dal 2008 in poi, a causa principalmente di due fattori: da una parte la politica iper-espansiva della Bank of England che ha tagliato drasticamente i tassi di interesse e stampato moneta per cercare di favorire la ripresa; e dall’altra l’alto interesse di fondi e investitori internazionali per il mercato immobiliare del Regno Unito. In questo scenario molte famiglie si sono indebitate (invogliate dai tassi bassi) per comprare casa e adesso si ritrovano sulla testa una spada di Damocle che secondo i dati di Bank of England, è pari a oltre il 130% del loro reddito disponibile.

Sempre la banca centrale inglese calcola che il 45% delle compravendite immobiliari nel Regno Unito dal 2009 ad oggi sia stato fatto da grandi investitori internazionali. Questa situazione – corsa al mattone inglese da parte degli investitori e delle famiglie – ha gonfiato i prezzi degli immobili commerciali e delle abitazioni.

Ora il vero problema è che con la fuga dei capitali innescata dalla paura per la Brexit, questa bolla rischia di scoppiare e il mercato immobiliare del Regno Unito rischia il vero tracollo. Da essere un eventuale conseguenza del voto sulla Brexit, la fuga degli investitori stranieri dal Regno Unito sta diventando velocemente realtà spinto dalla forte svalutazione della sterlina.

Dall’inizio di questa settimana i principali fondi immobiliari inglesi hanno bloccato i rimborsi agli investitori che vogliono uscire. Nel giro di 24 ore Aviva, Standard Life e M&G hanno chiuso i rubinetti e ora devono vendere – sotto prezzo – decine di immobili per rimborsare coloro che hanno chiesto di riavere il proprio investimento. L’effetto contagio scaturito dal congelamento di questi fondi immobiliari si è già diffuso e ieri altri tre fondi immobiliari hanno bloccato i rimborsi: uno di Henderson global investors, uno di Columbia Threadneedle Investments e l’ultimo di Canada Life.

Secondo i calcoli, da lunedì sono stati sospesi fondi immobiliari per un controvalore di 14,8 miliardi di sterline, oltre 17 miliardi di euro, sul totale di 24,5 miliardi di sterline allocati nei fondi inglesi (secondo i dati dell’associazione di settore).

Erano anni, dalla crisi del 2007, che non si registrava una fuga di investitori tale da dover ricorrere ad una misura così drastica come il blocco dei rimborsi per prendere tempo. Già una settimana dopo il voto sulla Brexit si parlava di un calo del 10% dei prezzi degli immobili inglesi legato al deprezzamento della sterlina. Essendo i fondi immobiliari basati su fondi reali – case o immobili commerciali – in caso di un forte aumento delle richieste di disinvestimento è necessaria la sospensione dei rimborsi per permettere ai gestori dei fondi immobiliari di vendere le proprietà in modo da avere la liquidità necessaria per far fronte alle richieste degli investitori uscenti. Ma il rischio di svendita degli immobili e scoppio della bolla è dietro l’angolo.Se si innescasse una spirale ribassista, coinvolgendo anche gli immobili residenziali andrebbe a peggiorare le situazione delle famiglie inglesi che si troverebbero con un debito meno sostenibile, con pesanti effetti sul comparto bancario e sull’intero quadro economico del Regno Unito.

L’altra faccia della medaglia, guardando la situazione dall’esterno del Regno Unito, è che se gli investitori internazionali lasciando la Gran Bretagna saranno diretti verso altri lidi. Quelli statunitensi torneranno a cercare riparo nel dollaro americano, ma gli europei e non solo stanno già virando su Francia, Germania e Italia. Il Balpaese, in particolare, è un ottima meta, soprattutto d’estate, per coloro che hanno tanti soldi da investire nel mattone. Dal voto sulla Brexit, infatti, sono state lanciate tre offerte pubbliche di acquisto sui grandi fondi immobiliari di Piazza Affari.

Questo è certamente un fattore positivo, ma che ha le sue radici in un fenomeno che rischia di far scoppiare la grande bolla dell’immobiliare inglese, la prima dopo quella dei mutui subprime americani da cui ancora fatichiamo ad uscire.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/regno-unito-i-fondi-immobiliari-bloccano-i-rimborsi-siamo-alla-vigilia-dello-scoppio-della-bolla

 

Menu Principale

Risorse Utili


Articoli correlati

Purtroppo non ci sono articoli correlati