Tagliate le stime del PIL: anche l’Italia soffre la Brexit. Ma non è l’unica incognita che pesa sul Belpaese

E-mail Stampa PDF

Brexit, pressione sul comparto bancario e referendum italiano di ottobre: sono questi i tre fattori che secondo Prometeia, Citi e Ubs, pesano in modo particolare sull’economia italiana e pongono un pesante interrogativo sull’andamento economico del Paese. All’indomani del voto sulla Brexit, che ha decretato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, i centri studi si sono affrettati a tagliare le stime del PIL italiano per il 2016.

È vero che il Belpaese è esposto verso l’incertezza che regna intorno alla Brexit in misura ridotta rispetto ad altri Paesi come Germania e Francia che hanno nel Regno Unito il loro principale partner commerciale a livello europeo, ma la Brexit è un fattore di rischio e un’incognita che peserà sull’intera UE. Anche perché alla fine dei conti il voto del 23 giugno è stato un referendum consultivo con nessuna conseguenza immediata, ciò significa che la strada che condurrà il Regno Unito fuori dell’UE è ancora tutta da disegnare e le incognite sono numerose.

Indipendentemente dalla piega che prenderanno i negoziati tra Regno Unito e UE, una cosa è certa: la Brexit peserà sul PIL italiano nel 2016. Secondo il Rapporto di previsione del centro studi di Prometeia, il PIL italiano del 2016 crescerà dello 0,8% e non dell'1% come precedentemente indicato, mentre quello dell'anno prossimo si espanderà dello 0,9% invece dell'1,1%.

Previsione simile anche per UBS che stima un +0,9% nel 2016, ma anche nel 2017, a fronte delle stime governative ben più ottimistiche, ma anche delle precedenti proiezioni che vedevano una crescita dell’1,1% per il 2016 e dell’1,2% nel 2017. Secondo UBS nei quattro anni 2016-2019, l'impatto della Brexit sul PIL italiano potrebbe essere di 0,7 punti percentuali, ovvero di circa 10 miliardi in meno di prodotto interno lordo legato al divorzio tra Regno Unito e UE.

E in effetti, si raccolgono già i primi segnali di rallentamento, per esempio, sul fronte delle vendite. Nel mese di giugno l’Italia ha registrato la peggior prestazione del settore da dicembre 2012 L’Indice destagionalizzato markit PMI sulle vendite al dettaglio, che registra i cambiamenti su base mensile del settore, è crollato a giugno a 40.2, da 45.2 di maggio. Paragonate allo stesso mese di un anno fa, le vendite sono risultate nettamente in calo, con un tasso di contrazione su base annuale che è stato il più rapido negli ultimi 18 mesi. Per la maggioranza dei venditori, circa il 53%, le vendite al dettaglio di giugno sono state inferiori agli obiettivi pianificati.

Ma non solo la Brexit spaventa i centri di ricerca.Tutti i riflettori sono puntati anche sul comparto bancario italiano, ancora sotto pressione a Piazza Affari e, in particolare, la tempesta che si sta abbattendo su Monte dei Paschi di Siena. Anche le prossime mosse per salvaguardare il comparto bancario italiano saranno importanti per capire se nella seconda parte dell’anno tornerà il sereno sul quadro economico italiano.

Infine, secondo un recente report di Citi il referendum di ottobre in Italia sarà addirittura il “maggior rischio individuale nel panorama politico europeo, fuori dalle questioni del Regno Unito”. Meno drastica la posizione di Prometeia che pur considerando il referendum un nodo politico delicato per il 2016, registra, più in generale, i rischi della “maggior esposizione ai movimenti politici euroscettici”.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/tagliate-le-stime-del-pil-anche-litalia-soffre-la-brexit-ma-non-e-lunica-incognita-che-pesa-sul

 

Menu Principale

Risorse Utili