MPS, UE al bivio: per Economist e FT la scelta è fra flessibilità e grillini

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Una soluzione drastica, veloce e definitiva: è questa la ricetta contenuta nella risposta che il CDA di Banca Monte dei Paschi di Siena ha inserito nella lettera inviata alla BCE. Ieri, il CDA di MPS si è tenuto a mercati chiusti vista la pressione degli ultimi giorni a Piazza Affari sul titolo della banca senese.

Il menù indicato dal CDA di MPS è rivolto alla BCE che subito dopo il referendum sulla Brexit ha chiesto a MPS di cedere sofferenze per 9,6 miliardi di euro in tre anni, circa il doppio di quello che la banca aveva messo nero su bianco nel piano industriale. Un colpo basso per MPS che ha registrato una serie di sedute in Borsa da dimenticare: la capitalizzazione della banca è scesa per la prima volta sotto il miliardo, poco sopra i 700 milioni di euro. Per mettere in pratica il piano del CDA, però, il Governo italiano dovrà intervenire fornendo la garanzia (in pratica i soldi degli italiani) per l’aumento di capitale. Elemento questo che deve ottenere il via libera di Bruxelles dove le posizioni rigide di Germania e Olanda si scontrano con i Paesi che chiedono più flessibilità.

In questo scenario si inserisce anche la stampa internazionale: l’Economist e il Financial Times stanno premendo affinché Bruxelles dia il via libera all’operazione pubblica su MPS, altrimenti scatterebbe il bail-in, le perdite dei cittadini farebbero vincere il “No” al referendum d’autunno sul premier Renzi e si rischierebbe la presa del potere dal parte dei grillini contrari all’Unione. Il passo successivo è l’invasione delle cavallette, non c’è dubbio.

Il piano del CDA di MPS

Come già anticipato nei giorni scorsi il piano per salvare MPS dalla tempesta è composto da due fasi. La prima prevede, entro poche settimane la cessione di 9,6 miliardi di euro di sofferenze (tutto il malloppo che la BCE chiede di cedere in tre anni) tramite un mix di misure: la vendita della piattaforma per la gestione dei crediti deteriorati con dentro il portafoglio dei NPL, altre cessioni e soprattutto cartolarizzazioni con l’intervento del fondo Atlante (o Giasone) sulle tranche junior. Grazie alla presenza del fondo Atlante o del suo successore Giasone (ammesso che veda la luce) permetterà a MPS di vendere le sofferenze ad un prezzo leggermente superiore al prezzo di mercato, ma comunque inferiore a quello a cui le sofferenze sono state messe a bilancio.

Così facendo, secondo i calcoli del Sole 24 Ore, si creerà comunque un buco nel bilancio di MPS di 3-4 miliardi che dovrà essere colmato al più presto con un aumento di capitale. Ed ecco la fase due. Qui si apre un doppio scenario: MPS offre azioni per 3-4 miliardi di euro e riesce a portare a termine da sola l’aumento di capitale, scenario perfetto, ma praticamente irrealizzabile vista l’ondata di vendite sul titolo della banca. Lo scenario più plausibile è che l’aumento di capitale di MPS non vada in porto senza un sostegno esterno: qui entra in gioco il Governo che dovrebbe garantire con lo scudo accordato con Bruxelles l’operazione della banca. Senza l’intervento della mano pubblica, infatti, l’aumento di capitale sarebbe destinato a naufragare e scatterebbero il Bail-in e Burden sharing, ovvero la condivisione delle perdite. Insomma, il conto di MPS lo pagherebbero azionisti e obbligazionisti. Se invece Bruxelles desse il suo via libera per l’intervento dello Stato, a pagare per il salvataggio di MPS, in ultima istanza, sarebbero tutti i cittadini italiani, perché le risorse stanziate andrebbero a pesare sul debito pubblico del Belpaese. 

Il bivio a cui si trova la Commissione UE, quindi, non è da poco. Da una parte c’è la necessità di far rispettare le regole europee, oltretutto recentemente approvate, per non creare un precedente pericoloso; dall’altra, però, c’è il riconoscimento di un momento di particolare tensione internazionale e la volontà di aiutare l’Italia a salvare le proprie banche.

Dalla Germania e dall’Olanda il ”No” alla sospensione del Burden sharing per l’Italia e MPS è arrivato forte e chiaro: “Abbiamo regole europee chiare su come gestire una crisi bancaria e su chi deve pagare i conti”, ha detto il ministro Dijsselbloem. Il presidente del Consiglio italiano “vuole una sospensione temporanea delle regole e non credo che dovremmo farlo. Se una banca ha problemi, gli investitori devono pagare”. Dijsselbloem si è poi rifiutato di accettare il legame diretto, indicato ds Matteo Renzi, tra la situazione bancaria italiana e la Brexit: “Non vi è alcun legame diretto tra le banche italiane e Brexit. Vi è un legame indiretto, ma il problema delle banche italiane è precedente”.

Sullo sfondo di questa complicata vicenda si inserisce anche la posizione sempre più netta della stampa internazionale. L’Economist e Financial Times, consigliano a Bruxelles di dare il via libera agli aiuti di Stato per MPS profilando uno scenario drammatico: senza l’intervento dello Stato per aiutare MPS, la risoluzione della banca sarebbe a carico di azionisti e correntisti, esito che farebbe calare il sostegno al premier Renzi facendogli perdere il referendum di ottobre. Scenario che alla fine porterebbe alle vittoria del Movimento 5 Stelle che metterebbe a rischio – secondo i due giornali economici - la stessa esistenza dell’euro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-ue-al-bivio-economist-e-ft-la-scelta-e-fra-flessibilita-e-grillini-1458690

 

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