Banche e Governo: il piano di Renzi per far pagare ai cittadini il conto di un sistema marcio

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Dopo una settimana di tempesta sui mercati, scatenata dal referendum sulla Brexit, pare sia tornata la calma sulle Borse europee. Non perché le preoccupazioni per le conseguenze della Brexit si siano assopite, ma piuttosto perché i mercati sentono puzza di salvataggio pubblico delle banche italiane e festeggiano ballando sulla testa dei contribuenti.

In effetti il piano del Governo Renzi, ormai, è chiarissimo: utilizzare la scusa della Brexit per risolvere i problemi delle banche italiane, mandate in malora da una classe politica che per anni ha messo gli amici ai vertici delle principali banche del Paese che a loro volta hanno prestato a piena mani soldi agli amici degli amici e ai politici per le campagne elettorali creando voragini nei bilanci delle banche. E ora lasciar fallire una banca, per esempio come MPS, significa non solo rischiare una crisi sistemica in Italia, ma soprattutto dover attivare le nuove regole europee, come il bail-in che prevede la partecipazione alle perdite di azionisti e correntisti, e quindi mettersi contro migliaia di investitori che ad ottobre dovranno andare a votare al referendum sulla riforma costituzionale su cui Renzi ha giocato il suo futuro politico.

Meglio, quindi, usare risorse pubbliche a piene mani, soldi che andranno ad ingrassare ulteriormente il nostro debito pubblico. Così non ci saranno conseguenze immediatamente percepibili dai contribuenti-elettori, ma il peso dell’incapacità di decine di super manager pagati con miliardi a palate per riportare in utile le banche del territorio ricadranno, in maniera meno evidente, ma più pensate, sulle tasche dei cittadini. E se il prossimo anno il Governo non potrà tagliare l’IRES o rivedere le aliquote IRPEF, o dovrà alzare delle tasse, lo farà perché Bruxelles premerà per vedere il grafico del debito pubblico in discesa. E così il salvataggio di un sistema marcio ricadrà sull’intera collettività, mentre coloro che hanno portato sul baratro le banche italiane saranno ancora al loro posto ad incassare miliardi senza che nessuno chieda loro conto del disastro che hanno creato.

In Italia si racconta da anni la storia delle banche del “territorio”, dell’importanza del legame tra il piccolo istituto e le famiglie e le imprese del portone a fianco. Ma la solidità delle banche del territorio è ormai una leggenda metropolitana e coloro che ci credono ancora stanno guardando un altro film. Gli esempi di Veneto banca e la Popolare di Vicenza sono, in questo senso, emblematici.Due banche portate ad esempio per anni come gli istituti sani del nord est d’Italia quello produttivo e onesto. Le inchieste degli ultimi mesi, quelli in cui le due banche sono finite a gambe all’aria e si sono salvate dalla risoluzione soltanto grazie all’intervento del fondo Atlante, hanno rivelato la vera faccia delle banche del territorio. Un groviglio di conflitti di interesse, fidi auto-deliberati dai vertici, prestiti dati agli amici senza alcuna garanzia e mai restituiti, banche gestite come una cosa privata, una fonte inesauribile di soldi da spremere a piacimento.

Altro esempio interessante è quello di MPS. Aiutata, sostenuta, salvata innumerevoli volte negli ultimi anni, MPS resta sempre il tallone d’Achille del sistema bancario italiano. Banca rossa, in una Regione rossa, gestita da vertici scelti dal partito e che hanno usato MPS come bancomat personale e della politica anziché come servizio ai cittadini.

E così il Governo, prendendo la palla al balzo della Brexit che ha mescolato le carte in tavola, cerca di fare il colpo grosso facendosi approvare dalla Commissione europea il salvataggio con soldi pubblici di banca MPS e magari non solo quella. Parliamoci chiaro, la crisi economica che ha sconquassato il mondo nel 2008 ha pesato come un macigno sulle banche europee, ma il sistema italiano, indipendentemente dalla crisi, è un sistema marcio, perché marcia è la classe politica italiana.

Quello delle banche tricolore non è un problema che bussa oggi alla nostra porta, ma un cancro che ci portiamo dietro da anni e che nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare per non scontentare lobby e amici. Ma oggi, lasciar fallire una banca, con le regole europee sul bail-in, significa scontentare i clienti-elettori, rischio che il Governo non può permettersi di correre. Alla fine, quindi, a pagare saranno tutti i contribuenti italiani che dovranno accollarsi un debito pubblico ancora più pesante che terrà il Governo con le mani legate di fronte ad eventuali richieste di austerità da parte di Bruxelles. Ma non è colpa dei contribuenti italiani se alcune banche sono sull’orlo del fallimento e non è nemmeno colpa dei clienti delle banche stesse se i loro vertici le hanno condotte al dissesto. Salvare le banche con i soldi di tutti significa far passare per l’ennesima volta il messaggio che in Italia coloro che sbagliano, politici e manager con stipendi d’oro, non pagano mai perché a pagare saranno sempre e solo i cittadini.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-e-governo-il-piano-di-renzi-far-pagare-ai-cittadini-il-conto-di-un-sistema-marcio-1459150

 

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