Italia: due decenni persi nella crisi economica e prospettive al ribasso per il 2016

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Crescita fragile e modesta, taglio delle stime del PIL, fardello pesante di crediti deteriorati, debito troppo alto, disoccupazione persistente, vulnerabilità di bilancio: è questo il triste quadro dell’economia italiana disegnato dal Fondo Monetario Internazionale nel suo report sul Belpaese. Una storia completamente diversa rispetto a quella che il Governo Renzi sta raccontando da qualche mese a son di hashtag #lasvoltabuona e #italiariparte.

Al centro delle preoccupazioni del FMI ci sono, in particolare, due temi: le difficoltà del comparto bancario italiano appensantito da una quantità di crediti deteriorati che non ha eguali tra i colleghi europei e le turbolenze economiche e finanziarie legate al referendum inglese che ha decretato l’uscita del Regno Unito dall’Unione.

Secondo il FMI l’Italia non tornerà ai livelli pre-crisi prima della metà degli anni 2020: ciò significa che la crisi economica del 2007 ha comportato per il Belpaese quasi due decenni di crisi economica, “due decenni perduti, un crescente divario di reddito con i partner della zona euro, e un lungo periodo di vulnerabilità di bilancio”. Questa è l’eredità lasciato dallo scoppio della bolla immobiliare e dal crollo della Lehman Brothers negli Stati Uniti.

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FMI taglia le stime del PIL

La crescita italiana resterà sotto l’1% ancora per un paio d’anni: altro che svolta buona, il Balpaese continua ad andare a rilento superato a destra dagli altri membri dell’UE.

Il Fondo americano ha tagliato le stime sulla crescita dell’Italia: ad aprile stimava una crescita pari all’1% per il 2016 e all’1,25% per il 2017; mentre adesso vede un PIL ancora sotto l’1% nell’anno in corso e intorno all’1% nel 2017. Ma il vero problema è che anche questo scenario presenta rischi al ribasso. Ciò significa che per centrare queste stime, ben più basse di quelle fatte qualche mese fa e di quelle ottimiste del Governo, tutto dovrà andare per il meglio.

Rischi per l’Italia

I fattori di rischio che il FMI vede all’orizzonte non sono cose di poco conto. Al primo soffio di vento contro l’economia italiana anche le stime al ribasso sul PIL del Belpaese potrebbero diventare irraggiungibili. L’andamento dell’economia globale resta zoppicante, l’eurozona è alle prese con sfide importanti come l’immigrazione e la condizione della Grecia, per non parlare dei problemi per la realizzazione dell’Unione bancaria con Germania e Olanda in testa contrari alla condivisione dei rischi. Ma i due fattori che maggiormente possono mettere il crisi l’Italia sono le conseguenze della Brexit in campo economico e finanziario europeo e la situazione delle banche italiane.

Il FMI vede la situazione così complessa da invitare l’Italia e l’UE a considerare l’intervento dello Stato nel salvataggio delle banche più in difficoltà. Sottolinea, infatti, che la direttiva europea sulle risoluzioni bancarie, la BRRD, prevede una certa flessibilità: in caso di rischio sistemico la direttiva prevede la possibilità di utilizzare una “ricapitalizzazione precauzionale” per mettere al riparo le banche in dissesto, una delle ipotesi sul tavolo per il salvataggio di MPS.

Insomma, dopo l’uscita dalla recessione nel 2015, il 2016 sarebbe dovuto essere l’anno delle svolta, dell’accelerazione verso la vera ripresa. Invece il 2016 sarà un anno di tristi conferme: la crescita sarà ancora debole, la disoccupazione alta e i rischi al ribasso resteranno dietro l’angolo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/italia-due-decenni-persi-nella-crisi-economica-e-prospettive-al-ribasso-il-2016-1459183

 

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