MPS: si negozia sul piano in due fasi. Ma la sentenza UE sul bail-in non aiuta la banca senese

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Sono molti e complessi i dossier sul tavolo di MPS, la banca italiana in difficoltà che deve ancora trovare la strada per rimettersi in carreggiata. E il tempo inizia a stringere. Mentre Governo, vertici della banca, Atlante, banche d’affari stanno cercando di trovare la quadra su un piano che prevede la cessione dei crediti in sofferenza di MPS e l’aumento di capitale, un’altra batosta è dietro l’angolo. Il 29 luglio, infatti, sono attesi i risultati degli stress test dell’EBA che probabilmente accenderanno un altro faro sulla fragilità della banca senese e spingeranno la BCE a chiedere di intervenire, al più presto. Per quella data, infatti, è in programma un consiglio di amministrazione di MPS che dovrà essere pronta al contraccolpo degli stress test e aver deciso come procedere con il piano di messa in sicurezza della banca.

A complicare ulteriormente la faccenda è arrivata la sentenza della Corte UE che ha approvato il comportamento della Commissione europea quando impone perdite ad azionisti e obbligazionisti in occasione di un salvataggio bancario, come accaduto in Slovenia nel 2013. La sentenza, quindi, ribadisce l’applicabilità del bail-in, prima di un intervento pubblico per salvare le banche e complica ulteriormente il panorama italiano in cui il Governo stava cercando una via di fuga dal burden sharing.

MPS: cessione crediti in sofferenza e aumento di capitale

Il primo obiettivo di MPS è la cessione dei crediti in sofferenza, così come richiesto da una recente lettera della BCE. La vendita dei crediti in sofferenza a prezzo di mercato, però, comporterà il bisogno di un aumento di capitale tra uno e quattro miliardi di euro.Il Governo Renzi, su questo fronte sta trattando con la Commissione europea per poter intervenire con soldi pubblici nell’aumento di capitale che, visto l’andamento a Piazza Affari, difficilmente potrebbe incontrare il favore degli investitori.

Ma la trattativa sugli aiuti pubblici alle banche in difficoltà è molto complessa. La direttiva europea, infatti, prevede che prima dell’intervento statale si attivi il bail-in, ovvero la compartecipazione delle perdite con azionisti e obbligazionisti. Il burden sharing può essere sospeso soltanto in caso di impatto sproporzionato o rischi finanziari gravi, condizioni che la Commissione non vede all’orizzonte, nonostante il Governo italiano abbia tentato di giocarsi la carta dello shock sistemico a causa della Brexit.

È quindi necessario cercare un’altra strada. Secondo il Sole 24 Ore, sarebbe allo studio anche un piano che non coinvolge le casse dello Stato, ma soltanto capitali privati per non incorrere nello stop di Bruxelles. La prima tappa è sempre la cessione dei crediti in sofferenza, 26 miliardi lordi chiesti dalla BCE. In questa prima fase scende in campo il fondo Atlante (o Giasone) disposto a comprare i crediti deteriorati di MPS ad un prezzo medio del 28-30% vicino al valore di mercato, così come chiesto da Bruxelles.

La vendita dei NPL comporterà inevitabilmente la necessità di un aumento di capitale che, secondo le stime, potrebbe andare da un minimo di un miliardo ad un massimo di 4. L’entità dell’aumento di capitale sarà stabilita soltanto in seguito alla cessione dei crediti deteriorati, perché dipenderà proprio dal prezzo che Atlante pagherà per comprare le sofferenze di MPS.

Per l’aumento di capitale potrebbe scendere in campo un consorzio di garanzia fatto da banche, assicurazioni o altri enti privati che favoriscano la conclusione positiva dell’operazione di MPS. Altra ipotesi suggestiva, ma poco realizzabile sarebbe la garanzia statale non soltanto sulle tranche senior della cartolarizzazione tramite i GACS, ma anche su quelle junior. Ipotesi questa che potrebbe incorrere nello stop di Bruxelles.

La sentenza UE sul bail-in

Proprio mentre si discute su aiuti di Stato sì o no, è arrivata una sentenza della Corte europea che gela le speranze del Governo italiano. La Corte ha risposto che il bail-in applicato dalla Commissione europea per il salvataggio delle banche slovene nel 2013 era legittimo ribadendo di fatto il meccanismo del burden sharing. La sentenza ribadisce che “le misure di ripartizione degli oneri mirano a garantire che, prima della concessione di qualsivoglia aiuto di Stato, le banche in carenza di capitale operino, con i propri investitori, una riduzione del deficit, in particolare attraverso la raccolta di capitale nonché attraverso contributi dei creditori subordinati, essendo tali misure idonee a limitare l'entità dell'aiuto di Stato concesso”.

Dopo la sentenza, il titolo di MPS ha subito virato in negativo a Piazza Affari andando in asta di volatilità. La Corte in pratica conferma che prima di un intervento statale è necessario coinvolgere azionisti ed obbligazionisti facendoli partecipare alle perdite. Brutta notizia sia per MPS che per il resto delle banche italiane che seguono con attenzione il negoziato nato intorno alla banca senese nella speranza che si apra uno spiraglio per l’intero comparto bancario.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

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