Exor fa le valigie e va in Olanda: la famiglia Agnelli dice (quasi) addio all’Italia

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Si aggiunge un altro pezzetto del puzzle che raffigura la famiglia Agnelli sempre meno italiana e sempre più internazionale. Anche la Exor, la holding che controlla FCA, Ferrari, Cnh e Partner Re, insieme ad altre attività di minor importanza, e la Giovanni Agnelli e C. Sapa, che detiene il 52,99% della finanziaria, fanno le valigie e vanno in Olanda.

Il presidente John Elkann ha spiegato che l’obiettivo dell’operazione è creare “una struttura societaria più semplice” che risponda meglio al profilo sempre più internazionale del gruppo. E in effetti, ormai di “italiano” l’impero della dinastia Agnelli ha davvero poco.

Sono passati circa quattro anni da quando Fiat Industrial, la storica casa automobilistica torinese iniziò l’operazione di fusione con la CNH, Case New Holland, spostando la sua sede in Olanda. La decisione di Fiat Industrial, da poco scorporata da Fiat spa, di fare le valigie e volare verso Amsterdam ha aperto la strada dell’internazionalizzazione, o della fuga (dipende dai punti di vista), delle imprese italiane controllate dalla famiglia Agnelli. Nel 2014 è toccato a FCA, la società italo-americana nata dalla fusione di Fiat spa con la Chrysler group, un colosso, il settimo gruppo automobilistico al mondo che controlla marchi come l’Alfa Romeo, la Maserati, la Lancia, l’Abarth, la Jeep, la Dodge. Dopo la fusione FCA ha spostato la sua sede legale in Olanda e quella fiscale nel Regno Unito; il titolo è quotato sia a New York che a Piazza Affari anche se la Borsa italiana ha un’importanza secondaria.

Un anno dopo è stata la volta di Ferrari. La Ferrari Spa, che controlla la storica casa automobilistica fondata da Enzo Ferrari nel 1947 è stata scorporata da FCA passando sotto il controllo della Exor. Anche Ferrari ha la sua sede legale in Olanda ed è quotata sulle due sponde dell’Oceano anche se tutti i riflettori sono puntati sul NYSE. 

All’inizio del 2016, poi l’impero Agnelli ha acquistato la società americana Partner Re, sempre attraverso la holding Exor. Il gruppo ha consolidato la sua posizione in Europa e negli Stati Uniti e di pari passo si è chiamato fuori da altri investimenti rimasti sotto la bandiera italiana.

Pensiamo per esempio al settore editoriale. Nel 2015 gli Agnelli sono entrati a gamba tesa nell’azionariato dell’Economist:Exor è passata da una partecipazione del 4,7% al 43,4% diventando così il primo azionista singolo dello storico settimanale britannico. L’anno dopo, invece, il gruppo Agnelli ha deciso di uscire dallo scacchiere italiano dell’editoria di cui è stato uno dei grandi protagonisti degli ultimi 40 anni. Nel 2016 il gruppo Exor ha annunciato la sua uscita da RCS Mediagroup e il disimpegno da Itedi, gruppo che controlla La Stampa e Il Secolo XIX. In realtà gli Agnelli sono rimasti con una piccola quota del Gruppo Espresso che a sua volta aveva rilevato i due quotidiani della galassia Agnelli. Insomma, la morale della favola è che la dinastia Agnelli negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza nell’editoria internazionale, riducendo al minimo la sua partecipazione nello scacchiere italiano. Qui resta, come asset pregiato, ma di valore economico poco rilevante rispetto agli investimenti del settore automobilistico, la proprietà della Juventus, la storica squadra di calcio torinese da sempre della famiglia Agnelli.

L’ultimo tassello dell’internazionalizzazione (o della fuga) del gruppo Agnelli è il trasferimento di Exor in Olanda. Ieri, il consiglio di amministrazione di Exor ha approvato il progetto di fusione per incorporazione della società in Exor Holding, la società olandese controllata da Exor. L’assemblea che dovrà approvare la fusione e il trasloco è fissata per il 3 settembre, quindi, l’operazione dovrebbe concludersi entro il 2016.

Exor porterà in Olanda, al contrario di quanto hanno fatto FCA e Ferrari, sia la sede legale che quella fiscale. Il primo pensiero va alla Brexit e all’incertezza legata all’uscita del Regno Unito dall’UE, ma il presidente Elkann ha smentito connessioni tra la Brexit e la decisione di non portare la sede fiscale a Londra come accaduto per le altre società. Altra differenza è che Exor, resterà, almeno per il momento, quotata soltanto a Piazza Affari. Infine, il meccanismo di attribuzione dei diritti di voto ai soci sarà diverso dai precedenti. Nessuna attribuzione automatica dei diritti, ma 5 diritti di voto per ogni azione posseduta ininterrottamente per 5 anni e altrettanti se il periodo copre l’arco di dieci anni.

Dal punto di vista pratico il trasloco in Olanda comporta due benefici: la legge olandese prevede il voto doppio che dà ai soci storici delle società la possibilità di aumentare del 100% il peso delle loro azioni in assemblea, garantendo quindi il controllo della società anche con una quota minore; in Olanda non è prevista alcuna tassazione sulle plusvalenze, che in Italia sono invece tassate sul 5%.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/exor-fa-le-valigie-e-va-olanda-la-famiglia-agnelli-dice-quasi-addio-allitalia-1460690

 

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