MPS: il piano in due fasi per salvare la banca con i soldi delle casse previdenziali

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Il capital plan di MPS è servito. Secondo quanto riporta l’Ansa, citando fonti vicine all’operazione, MPS avrebbe mandato alla BCE la sua proposta di piano in due fasi: aumento di capitale da 5 miliardi e un taglio delle sofferenze nette per 10 miliardi attraverso una maxi-cartolarizzazione col sostegno di Atlante o Atlante 2. Una soluzione “di mercato” quindi, per la terza banca italiana che rischia un nuovo affondo con la pubblicazione dei risultati degli stress test. Ma chi porterà a buon fine l’operazione? Diversi attori si sono detti disponibili a partecipare all’operazione, ma il vero protagonista sarà il fondo Atlante (o Atlante 2, ma poco cambia), che dovrebbe raccogliere risorse dalla Cassa depositi e prestiti, ma anche dalle casse previdenziali dei professionisti. Alla moral suasion del Governo ha risposto l'associazione degli enti previdenziali privati (ADEPP) che ha deliberato di finanziare il fondo Atlante all’unico scopo di acquistare i crediti deteriorati della banca senese. Per salvare MPS saranno quindi usati i soldi custoditi delle casse per le pensioni dei professionisti. Ma c’è già che storce il naso e si oppone.

Capital plan di MPS e gli stress test

I prossimi tre giorni saranno decisivi. In queste ore è prevista la riunione del consiglio di sorveglianza di Francoforte e per venerdì è attesa una risposta ufficiale della Bce, insieme ai risultati degli stress test dell'EBA. MPS è la banca italiana che rischia di uscire con le ossa rotte dai test europei sulla solidità bancaria. L’eventuale bocciatura degli stress test, sommata alla lettera della BCE che ha chiesto a MPS di liberarsi di 9,6 miliardi di sofferenze nette, sarebbe il colpo di grazia e la banca dovrebbe intervenire subito.Già sotto pressione a Piazza Affari, il titolo rischia di registrare nuovi minimi storici erodendo ancora di più il valore della storica banca senese.

Tutto quindi deve essere pronto entro venerdì, la banca deve essere pronta a reggere il colpo. Per questo il consiglio di sorveglianza di Francoforte si riunisce in queste ore per dare il via libera all’operazione. La proposta di intervento avanzata ieri da MPS è fatta di due fasi. Si parte con una maxi-cartolarizzazione di 10 miliardi di sofferenze nette tramite un veicolo apposito: la tranche junior, cioè quella più rischiosa sarà comprata da Atlante o Atlante 2, il veicolo che sta raccogliendo il capitale necessario. Circa 1,7 miliardi dovrebbero arrivare dai fondi già stanziati per la nascita di Atlante, altri 500 milioni da CDP e altrettanti delle casse previdenziali, infine parteciperanno anche altre banche come Intesa e Unicredit e assicurazioni. Mentre la tranche senior, quella più sicura, sarà coperta tramite un prestito ponte annuale di 6 miliardi emesso da Jp Morgan e forse altri sottoscrittori. La cessione dei crediti deteriorati comporterà la necessità di un aumento di capitale da 5 miliardi, ma restano molti dubbi su chi, in questa situazione, sarà interessato a partecipare all'operazione.

In questo modo MPS verrebbe salvata tramite una soluzione di mercato, ovvero senza l’intervento pubblico. Il Governo continua il dialogo con la Commissione europea per cercare di sfruttare i margini di flessibilità previsti della direttiva europea in caso di salvataggi statali in “casi eccezionali”. Ma la posizione di Bruxelles è chiara: prima dell’intervento pubblico deve scattare il bail-in e la partecipazione di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti (sopra i 100mila euro) alla condivisione delle perdite. Conseguenza che il Governo Renzi a pochi mesi dal referendum costituzionale non può correre.

Salvataggio MPS: la partecipazione delle casse previdenziali

Il Governo ha avuto un colpo di genio: chiedere alle casse previdenziali dei professionisti di mettere soldi per il salvataggio di MPS. Non potendo intervenire con i soldi pubblici il Governo ha invocato l’aiuto delle casse, chiedendo loro un contributo di 500 milioni prelevando di fatto soldi dai contributi versati per le pensioni. Subito è arrivato forte e chiaro il no della sigla sindacale dei dottori commercialisti e del Codacons che minaccia un ricorso collettivo al Tar del Lazio.

“Ancora una volta si ricorre ai soldi dei cittadini per salvare le banche”, afferma il presidente Marco Maria Donzelli. Il Governo – spiega un comunicato – “prende i soldi dalle casse pensionistiche private, un atto a nostro avviso illegittimo, che abbiamo deciso di denunciare alla Procura della Repubblica di Roma alla luce della possibile fattispecie di appropriazione indebita”.

E in effetti non si capisce perché le già malconce casse previdenziali italiane, che fanno fatica a tenersi in piedi ed erogare le pensioni dovute, debbano buttare 500 milioni nel salvataggio di MPS. “Per un rendimento da parte di Atlante intorno al 6%” risponderebbe qualcuno.  Peccato che questo rendimento, oltre a non essere ufficiale, ma soltanto ipotizzato, sarebbe legato ad un altissimo rischio di perdere tutto. I dottori commercialisti fanno notare che lo scopo delle casse previdenziali è quello di limitare i rischi e pensare soprattutto alla difesa del patrimonio che rappresenta le pensioni degli associati. È chiaro quindi che un investimento così rischioso (indipendentemente dal rendimento), non rientri tra le prerogative di un ente che non ha scopi speculativi, bensì previdenziali.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-il-piano-due-fasi-salvare-la-banca-con-i-soldi-delle-casse-previdenziali-1460798

 

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