Premium, salta l'accordo per la vendita: tra Mediaset e Vivendi è guerra

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Ormai si è ufficialmente consumata la rottura tra Mediaset e Vivendi. Il pomo della discordia è l’accordo raggiunto lo scorso 8 aprile per la cessione alla società francese di Vincent Bollorè (e una piccola parte al gruppo spagnolo Telefonica) di Mediaset Premium, la tv a pagamento di Mediaset in perdita dal momento della sua nascita. Secondo la versione di Vivendi i disastrosi conti di Mediaset Premium avrebbero spinto il cda della società a valutare una soluzione alternativa a quelle trovate lo scorso aprile, facendo di fatto un passo indietro. Dall’altra parte, Mediaset sostiene che i conti di Mediaset Premium erano già stati ampiamente discussi dalle parti prima della firma dell’accordo e imputa il dietrofront di Vivendi alla volontà della società francese di entrare in Mediaset. Insomma, l’interesse per la tv a pagamento sarebbe soltanto il cavallo di Troia usato da Bollorè per entrare con una posizione di peso nel gruppo Mediaset. Ma cerchiamo di partire dall’inizio.

Mediaset Premium, il buco nero della tv a pagamento

Nata nel 2005 come pay per view per film e partite di calcio, nel 2008 Mediaset Premium è diventata una vera e propria pitattaforma televisiva a pagamento. E in questi 8 anni di attività non ha mai chiuso un bilancio in positivo. Nel 2015 la società del gruppo Mediaset ha segnato una rosso di 85 milioni di euro e da 63 milioni nel primo trimestre 2016, tanto da aver trascinato a fondo, con un rosso di 18 milioni, anche l’intero gruppo Mediaset, che senza Premium avrebbe riportare un utile netto di 38,6 milioni. A breve, inoltre, Mediaset si troverà a dover pagare per i diritti per la Champions 2018-2021 e quelli della Serie A.

Accordo Mediaset-Vivendi per la tv a pagamento

Nonostante l’amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, professi ottimismo, in realtà Mediaset non vedeva l’ora di trovare il modo di sbarazzarsi del macigno Premium. E l’occasione è arrivata grazie al gruppo francese Vivendi: dopo tanto trattare, ad ottobre è stato raggiunto un primo accordo, firmato ufficialmente l’8 aprile 2016. L’intesa prevede l’acquisto da parte di Vivendi dell’89% di Premium (l’11% va al gruppo spagnolo Telefonica) e uno scambio azionario: il 3,5% di azioni Vivendi in cambio del 3,5% di Mediaset. Il tutto corredato da una clausola che obbliga le sue società a tenere la partecipazione del 3,5% nell’altra per almeno 3 anni e la possibilità per Vivendi in questo triennio di passare dal 3,5% ad un massimo del 5% del capitale Mediaset.

Mediaset-Vivendi: lo strappo

L’accordo, però, è durato soltanto tre mesi. Pochi giorni fa, infatti, Mediaset ha ricevuto una lettera del consiglio di amministrazione di Vivendi che propone uno schema alternativo all’operazione. In pratica il gruppo francese, pur confermando lo scambio del 3,5% di azioni, propone di acquistare soltanto il 20% di Mediaset Premium, anziché l’89% e chiede la possibilità di arrivare nei prossimi tre anni a detenere il 20% di Mediaset, attraverso un prestito obbligazionario convertibile, e non il 15% come accordato l’8 aprile.

La società francese spiega che il cambio di rotta è legato all’analisi dei risultati di Mediaset Premium, dalla quale sarebbero emerse “differenze significative” e per questo motivo “il gruppo ha inviato ieri una proposta a Mediaset per trovare un nuovo accordo su termini diversi”.

Mediaset ha poi sottolineato, in un comunicato, che “l’amministratore delegato di Vivendi ha verbalmente comunicato che Vivendi non intende comunque onorare il contratto stipulato. La comunicazione di Vivendi costituisce per Mediaset una novità assoluta e non concordata. Rappresenta una palese contraddizione con gli impegni assunti da Vivendi mediante il contratto firmato l’8 aprile scorso, concluso dopo lunghe trattative con l’approvazione di tutti gli organi competenti di entrambe le parti”.

Mediaset: che Premium fossa un cavallo di Troia?

Con la proposta di Vivendi, Mediaset non riuscirebbe a liberarsi subito del buco nero della tv a pagamento e rischierebbe, inoltre, di trovarsi Vivendi come nuovo socio di peso all’interno del capitale della società della famiglia Berlusconi. Secondo gli osservatori la proposta su Premium sarebbe stato soltanto il cavallo di Troia utile ad entrate nel capitale del gruppo Mediaset.Questa teoria è confermata, secondo Mediaset, dal fatto che Vivendi dopo l’accordo non ha adempiuto agli obblighi indicati nel contratto, come quello di notificare subito l’acquisto di Mediaset Premium alla Commissione Antitrust dell’Unione europea.

Comunque sia, Mediaset ha risposto a tono a Vivendi, parlando di “proposta irricevibile” e minacciando di intraprendere vie legali. Il consiglio di amministrazione di Mediaset, riunitosi per discutere della lettera di Vivendi, ha fatto sapere di aver dato mandato agli amministratori di “adottare tutte le opportune azioni finalizzate a ottenere l'adempimento del contratto da parte di Vivendi e, in caso di inerzia di quest'ultima, di agire in sede civile ed eventualmente anche penale a tutela degli interessi della società”. Insomma, Mediaset respinge con forza il nuovo accordo proposto da Vivendi e minaccia una causa per danni fino a 1,5 miliardi. La partita è ancora aperta.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/premium-salta-laccordo-la-vendita-tra-mediaset-e-vivendi-e-guerra-1461067

 

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