MPS: bocciatura agli stress test, ma ok al piano di salvataggio. Facciamo il punto sull’istituto senese

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Quella di ieri 29 luglio è stata una giornata densa di eventi cruciali per Banca Monte dei Paschi di Siena. Il consiglio di amministrazione ha dato il suo via libera al piano in due fasi che prevede la cessione di 9,6 miliardi di sofferenze nette e un aumento di capitale fino a 5 miliardi; l’ok è arrivato anche dal consiglio di sorveglianza della BCE a cui, in settimana, la banca aveva presentato il piano di salvataggio. Infine dopo le 22 sono arrivati i risultati degli stress test che di fatto bocciano la banca senese, che rischierebbe il fallimento in caso di nuova contrazione dell’economia. Così il cerchio si chiude e adesso MPS, accertata la fragilità del capitale, deve affrontare un lungo percorso di risanamento che coinvolge banche d’affari, assicurazioni, Cassa Depositi e Prestiti e le casse previdenziali.

MPS e gli stress test

Partiamo dalla fine. Dopo le 22 di ieri sera, l’EBA e la BCE hanno annunciato i risultati degli stress test. Iniziati nel febbraio 2016, gli esami europei sulla solidità bancaria hanno messo sotto torchio 51 banche europee ritenue sistemiche tra le qualli MPS è risultata la peggiore d’Europa. Gli stress test prendono in considerazione due diversi scenari, quello di base e quello negativo, in cui la banca è messa sotto stress dalle condizioni avverse dell’economia. Lo scenario negativo serve proprio per verificare se, in caso di crisi economica, la banca sarebbe in grado di tenersi in piedi sulle proprie gambe oppure se sarebbe un fattore di rischio per le altre colleghe europee. Gli stress test del 2016 hanno simulato due diversi scenari: uno di base e uno di rischio, che prevede un PIL negativo dell’UE del 3,1% quest’anno e cumulato del 7,1% al 2018, corrispondente a una recessione dell’1,2% quest’anno e dell’1,3% nel 2017. Per l’Italia, le condizione simulate sono particolarmente avverse: un PIL che cede il 5,9% in un triennio e il crollo della Borsa di quasi il 29% quest’anno e di oltre il 25% nel 2017.

Ecco: i risultati pubblicati ieri dall’EBA, mostrano che MPS, in una situazione economica avversa annullerebbe il proprio capitale rischiando di trascinare a fondo l’intero sistema. Se si realizzasse lo scenario economico avverso definito dall'EBA, il CET1 (il parametro europeo che misura la solidità bancaria) di MPS passerebbe dal 12,01% del 2015 a -2,23% nel 2018. E tenendo conto delle nuove misure europee che entreranno definitivamente in vigore entro il 2019 arriverebbe a -2,44%. Insomma, tra i 51 istituti sottoposti dall'EBA allo stress test, MPS è la banca che evidenzia la situazione peggiore e sarebbe la prima ad andare a gambe all’aria.

MPS e i precedenti

Non è la prima volta che EBA e BCE bocciano l’istituto senese. Il primo stress test a cui sono state sottoposte le banche europee si è svolto nel 2014: EBA e BCE hanno messo sotto stress 130 banche ritenute sistemiche. I risultati, arrivati ad ottobre 2014, hanno evidenziato delle criticità per 23 banche europee di cui 4 banche italiane: Monte dei Paschi di Siena e Carige Banca Popolare di Milano e Banca Popolare di Vicenza. Le due popolari, però, erano già intervenute recuperando 400 milioni di euro necessari per mettere il capitale al sicuro. Per le altre due banche, MPS e Carige, invece, è stato necessario un rafforzamento di capitale che per MPS ammontava ad oltre 2 miliardi di euro.

Ok al piano di salvataggio

La bocciatura di MPS agli stress test 2016 non è affatto arrivata come una sorpresa. Tant’è che da settimane il consiglio di amministrazione di MPS e le banche che ne coordinano le operazioni stanno lavorando per mettere a punto un pinao di salvataggio che tamponi subito le debolezze emerse con i test europei. In settimana la banca ha presentato alla BCE il suo piano in due fasi: cessione di 27 miliardi di sofferenze lorde, cioè 9,6 miliardi di sofferenze nette e aumento di capitale fino a 5 miliardi. Il consiglio di amministrazione della banca e il consiglio di sorveglianza delle BCE hanno dato il via libera al piano messo a punto da Jp Morgan e Mediobanca. Alla vigilia del CDA era spuntata fuori anche un’altra proposta di piano di salvataggio a firma dell’ex ministro del Governo Monti, Corrado Passera, ma alla fine la sua presentazione del piano è saltata.

Il piano è un triplo salto mortale di ingegneria finanziaria. La prima fase sarà la cessione della sofferenze: 27 miliardi lorde, una bella fetta dei 47 miliardi complessivi. Il prezzo di vendita sarà intorno al 33% del valore nominale dei crediti. Un buon prezzo considerando che nel bilancio di MPS si trovano a circa il 39% del valore e che, per esempio, le sofferenze delle quattro banche salvate a novembre sono state valutate il 17,9% del valore nominale. Quindi Atlante 2 comprerà le sofferenze di MPS ad un prezzo che sta sopra il prezzo di mercato, stimato intorno al 20% e sotto il valore indicato nei bilanci di MPS. La cessione avverrà tramite una maxi-cartolarizzazione: Atlante sottoscriverà la tranche mezzanine per 1,6 miliardi e i soci di MPS si prenderanno le tranche junior, quelle più rischiose, mentre le tranche senior godranno in gran parte della garanzia statale prevista dai GACS.

Il trasferimento delle sofferenze di MPS sarà affiancato da un prestito ponte di JP Morgan che tamponerà le perdite fino all’aumento di capitale da 5 miliardi di euro atteso entro fine anno. Entro lunedì è previsto l’accordo per la creazione di un consorzio di pre-garanzia per l’aumento di capitale costituito da sei banche d’affari: Santander, Goldman Sachs, Citi, Credit Suisse, Deutsche Bank, Bank of America oltre ai coordinatori JP Morgan e Mediobanca. Al finanziamento del fondo Atlante, invece, dovrebbero partecipare CDP con 500 milioni di euro, altre banche italiane come Intesa e Unicredit e le casse previdenziali con altri 500 milioni di euro.

Insomma, come ampiamente previsto, MPS è la peggior banca in Europa e senza un piano di salvataggio risolutivo andrebbe incontro al fallimento. La strada è stata tracciata ed ha ottenuto l’atteso via libera di Bruxelles, restano da mettere a punto non pochi dettagli e raccogliere le risorse necessarie alla realizzazione del piano.

Authors: InvestireOggi.it

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