MPS: via libera al salvataggio con Atlante 2, ma chi paga? CDP e Casse previdenziali in prima linea

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È stato un venerdì molto intenso per la Banca Monte dei Paschi di Siena. Come già raccontato, MPS ha prima ottenuto il via libera al piano di salvataggio da parte del consiglio di amministrazione della banca e dalla BCE e poi in serata è stata bocciata dalla pubblicazione dei risultati degli stress test. MPS, sulle 51 banche analizzate da EBA e BCE, è risultata la peggiore, quella che nello scenario avverso finirebbe con le gambe all’aria portandosi dietro l’intero comparto bancario. Per questo motivo (l’ennesimo) salvataggio di MPS, negli ultimi mesi, si è reso indispensabile per dormire sonni tranquilli.

Ora il piano c’è, quello messo a punto e coordinato dalla banca d’affari JP Morgan, bisogna solo metterlo in pratica. Ma nel passaggio tra le parole e i fatti il fiato resterà sospeso. E restano ancora da mettere a punto diversi dettagli dell’operazione ormai delineata e approvata, ma soltanto a grandi linee. Tra questi la domanda a cui rispondere è: chi paga? Il piano si basa sul pilastro di Atlante 2 che parteciperà attivamente per la cessione dei crediti deteriorati di MPS. A pagare saranno banche e assicurazioni interessate a partecipare al piano, ma anche Cassa Depositi e Prestiti su cui la Corte dei Conti ha già lanciato l’allarme “sulla compatibilità statuaria”di alcuni investimenti azzardati e le casse previdenziali dei professionisti che, con sempre più pensionati e meno iscritti, reggono l’anima con i denti.

IL PIANO DI SALVATAGIO DI MPS

Alla fine è arrivato l’ok e si è scongiurato il peggio. Venerdì sera l’approvazione da parte della BCE del piano di salvataggio per MPS ha evitato che si dovesse ricorrere alla risoluzione della banca e all’applicazione del bail-in con la divisione delle perdite tra azionisti, obbligazionisti e in ultima istanza, grandi correntisti della banca senese. La BCE ha dimostrato una certa apertura permettendo a MPS di escludere “gli impatti sui modelli LGD derivanti dal deconsolidamento del portafoglio delle sofferenze” che, in parole povere, avrebbe significato per MPS fare un aumento di capitale da 7 miliardi anziché da 5 miliardi.A patto, però, che il piano sia quello approvato dal consiglio di sorveglianza, senza deviazioni.

Il piano prevede due fasi: la cessione di 9,6 miliardi di crediti deteriorati di MPS tramite cartolarizzazione ad un prezzo fissato al 33% (a fronte dell’iscrizione a bilancio di MPS al 40%) e aumento di capitale da 5 miliardi garantito da un consorzio composto da 6-8 banche d’affari disponibili a comprare l’eventuale inoptato. La cartolarizzazione delle sofferenze prevede la partecipazione del fondo Atlante 2 che dovrà comprare per 1,6 miliardi le tranche mezzanine, cioè quelle di rischio intermedio. Il fondo sarà finanziato con soldi della Cassa Depositi e Prestiti e grazie alle casse previdenziali. Ma sul punto restano molte perplessità.

Fondo Atlante 2 e la CDP

La Cassa Depositi e Prestiti è stata chiamata a partecipare al salvataggio di MPS, ma l’idea non sembra entusiasmare la Corte dei Conti che, in generale, esprime “perplessità” sulla “compatibilità statutaria e sulla pertinenza degli impieghi delle risorse”, sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti nel sostegno a banche o imprese.

Nella relazione sul bilancio CDP 2014 e 2015, Corte scrive che negli anni della crisi economica lla CDP ha subito la “trasformazione da cassa semi-pubblica, custode del risparmio postale ed erogatrice dei mutui per gli enti locali, a vero e proprio strumento di politica industriale“. CDP, in effetti, ha già partecipato all’operazione su banca Etruria&C. finanziando il fondo nazionale di risoluzione e la prima versione di Atlante per l’aumento di capitale di Veneto banca e la Popolare di Vicenza. Per non parlare della partecipazione al rilancio dell’ILVA.

Queste operazioni, secondo i magistrati contabili, sarebbero al limite di ciò che lo statuto di CDP prevede per la gestione delle risorse. Il 2015 si è chiuso con un risultato negativo di circa 859 milioni rispetto all’utile di 2,7 miliardi del 2014, a causa in particolare della perdita netta di 8,8 miliardi registrata dal gruppo ENI in cui CDP ha una partecipazione del 25,76% del capitale.

Casse previdenziali in Atlante 2

Come anticipato, il Governo ha anche “chiesto” alle casse previdenziali dei professionisti italiani di partecipare al piano di salvataggio di MPS mettendo 500 milioni di euro nel fondo Atlante 2.

L’ADEPP (l’associazione che raccoglie le casse previdenziali) il 25 luglio ha deliberato di “sostenere l’iniziativa Atlante 2”, lasciando ai CDA delle singole casse la decisione finale sulla partecipazione o meno al piano di salvataggio. In cambio il Governo dovrebbe approvare la definitiva trasformazione della natura da pubblica a privata delle casse previdenziali che significa, per esempio, stop alla spending review, modifica alla tassazione sugli investimenti e determinazione in autonomia dei compensi per i vertici delle casse.

Nonostante questi contentini, però, ci sono alcune casse che sembrano poco entusiaste all’idea di partecipare al piano su MPS. Il MEF, per invogliare i professionisti, ha parlato di un rendimento del 6%, ma (ammesso che sia così) a fronte di un rischio altrettanto elevato. Facendo un’analisi dei dati sulle casse previdenziali, il Sole 24 Ore spiega che dal 2010 al 2015 i professionisti pensionati sono cresciuti a un ritmo maggiore rispetto ai nuovi ingressi: + 22% in sei anni, contro un aumento di iscritti del 15%. Il tesoretto delle casse previdenziali a cui il Governo vorrebbe attingere per salvare MPS, non sembra così solido. Insomma, il piano per il salvataggio di MPS, banca mandata (più volte) sull’orlo del fallimento da una gestione malata, politica e clientelare del credito, fa affidamento sui risparmi postali degli italiani e sui (pochi) contributi per le pensioni dei professionisti. Speriamo bene.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-libera-al-salvataggio-con-atlante-2-ma-chi-paga-cdp-e-casse-previdenziali-prima-linea-1461256

 

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